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Olga Gambari
Leggi i suoi articoliYoko Ono. Brucia questo libro dopo averlo letto, firmato da Francesca Alfano Miglietti (FAM) e da Daniele Miglietti, per Shake Edizioni (397 pp., Milano 2025, 25 euro) esplora attraverso una ricchissima e documentata narrazione la potente eredità germinale della figura di Yoko Ono (1933), dalle arti, la poesia come il cinema e la musica, al pensiero sociale. Un viaggio che sorprende e restituisce finalmente il valore del pensiero e dell’azione di un’artista che ancora oggi subisce l’anatema collettivo di una grande mistificazione: la colpa di aver fatto sciogliere i Beatles, allontanando John Lennon che era diventato il suo compagno. Un’artista innovatrice e poliedrica, antesignana dell’arte relazionale, paladina della pace sempre e comunque, femminista e rivoluzionaria, ecologista, con l’arte come bene e strumento collettivo. Il suo lascito, soprattutto, è costituito da una lunga serie di istruzioni per l’uso, un manuale esistenziale e spirituale esplosivo che non contemplava opere concrete. Ne parliamo con FAM.
Leggendo il libro viene fuori una Yoko Ono quanto mai contemporanea.
In questo momento storico ci misuriamo con problemi che pensavamo di non dover più vedere nella vita, il riarmo, le guerre… Il suo messaggio di pace è straordinario. Yoko Ono, come Joseph Beuys e Wolfgang Laib, pensa che l’arte non sia quella di chi mette i fiori a tavola ma di chi ha coscienza di prendere una posizione nel proprio stare al mondo.
Yoko al centro del suo lavoro ha sempre messo la collettività, l’altro che ha di fronte, talmente importante da boicottare l’oggetto, che diventa evento condiviso, perché se si dà troppa importanza all’opera-oggetto diventa un feticcio, un idolo, come direbbe Gesù di Nazareth. Tra l’altro, in questo gesto fu anche sabotatrice del mercato dell’arte, che non gliel’ha mai perdonata.
La sua idea di arte era di far partecipare, di fare le cose insieme, di rendere consapevoli. L’arte è per tutti ed è dappertutto, da vera poetica Fluxus. Ed era rivoluzionario, quanto attuale, il suo invito a comprendere che la pace incomincia da te e quindi l’obbligarti a pensare alla potenza della tua immaginazione, perché secondo lei l’immaginazione è comunque quello che muove la vita, è una forza poetica e trascendente.
Questo il senso della mitica performance «Bed in»?
La più bella performance della storia dell’arte. Nel 1969 con John Lennon diede vita a un poetico bed-in nel letto della loro camera d’albergo ad Amsterdam, ripetendo poi l’azione in altre città, con un cartello che recava la scritta «War is over-if you want».
Esce centrale il principio del “do it yourself”, che è stato fatto proprio anche dal punk, una rivoluzione che coinvolge gli altri ma deve partire dal singolo.
Tu devi trovare il senso e la forza in te, prima di tutto. Lei è una continua proposta di suggestioni, di istruzioni folgoranti con cui ti sposta con leggerezza e ironia. Per esempio il suggerire di guardare le nuvole, fare un buco in giardino e poi sotterrare quelle nuvole perché da lì nascerà qualcosa.
Il sottotitolo del libro recita «Brucia questo libro dopo averlo letto».
Era una delle indicazioni che dava nel suo testo Grapefruit. Istruzioni per l’arte e per la vita, per realizzare in maniera sperimentale dipinti, eventi, oggetti, musica e film. Un monumento dell’arte concettuale anni Sessanta, dove invitava poi a distruggere il libro stesso.
Parliamo del grande inganno che racconta di lei come la causa della fine dei Beatles.
Una fake news globale ancora vitalissima, sul sito della casa editrice arrivano di continuo email e commenti di disprezzo nei suoi confronti. Bisogna dire che già dall’inizio Yoko non era ben vista perché era una giapponese in America e il Giappone era stato un nemico nell’ultimo conflitto. E poi non corrispondeva all’icona di bellezza mainstream. Accadeva spesso che dicessero a Lennon: sì, va bene anche giapponese, ma perché brutta?
E pensare che lui dopo aver lasciato i Beatles, una decisione dove lei non c’entrò per nulla, come testimoniano in tanti, da Lennon stesso a Paul McCartney, farà le sue cose migliori. Scriverà «Imagine» per esempio, forse la punta più alta della sua produzione musicale. E grazie a lei conoscerà figure come John Cage e Marcel Duchamp, Andy Warhol.
Ancora oggi rimane una figura d’avanguardia.
Basta pensare che quelli che hanno collaborato ai suoi film, sono gli stessi che poi hanno dato vita al cinema indipendente americano, alternativo al modello Hollywood. E negli ultimi anni tantissimi musicisti di varie parti del mondo hanno cominciato a vedere in lei una capostipite. Le si sta restituendo il giusto valore. Finalmente «Imagine» è stata riconosciuta ufficialmente come un testo che nasce da Yoko e viene poi completato da Lennon, e quando Patti Smith le ha consegnato il premio che consacra «Imagine» come il disco più importante del Novecento le ha detto: «La mia vita non sarebbe stata la stessa senza questo disco».
Yoko Ono, «Peace is Power», 2024
La copertina del volume
Francesca Alfano Miglietti (FAM)
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