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Veduta dell’ambiente immersivo di Patrick Tuttofuoco e Pininfarina Architecture nel salone principale del MAN di Nuoro

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Veduta dell’ambiente immersivo di Patrick Tuttofuoco e Pininfarina Architecture nel salone principale del MAN di Nuoro

Il sole doppio di Tuttofuoco

Al Man di Nuoro un progetto ad hoc di 126,5 mq

Mariella Rossi

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Il progetto «Il Resto dell’Alba» di Patrick Tuttofuoco (Milano, 1974) e Pininfarina Architecture al Man di Nuoro, diretto da Chiara Gatti, visibile fino al 3 marzo 2024, giunge a conclusione di un anno dedicato al rapporto tra arte e architettura, costellato dalla mostra omaggio alla Scalinata Potëmkin di Odessa e da molteplici workshop con le facoltà di architettura delle università di Cagliari, Alghero e Palermo. L’installazione concepita per gli spazi del museo è nata da un confronto teorico con la curatrice Maddalena d’Alfonso e l’architetto Giovanni de Niederhäusern, vicepresidente di Pininfarina Architecture.

L’opera mette in scena un’alba cristallizzata, uno stato di attesa, un tempo sospeso attraverso la creazione di un sole doppio, una sorta di forma-oggetto che, nelle parole della curatrice, «dà un corpo fisico all’ipertecnologia del digitale. Traguarda il tempo dell’arte: da una parte quello storico, passato, rappresentato idealmente da una scultura nuragica, con tutto il suo portato mitico e assoluto insieme, come segno eterno di una presenza iconica delle nostre origini, il nostro retaggio arcaico; dall’altra parte, quello del futuro, digitale, simbolizzato dall’immaginario incorporeo e aurorale della luce epifanica di un sole doppio, una prospettiva e, al contempo, una nuova genesi, ispirata alla classica iconografia del sole nascente, di matrice anarchica, speranza di un avvenire radioso, allegoria di una rigenerazione e di un nuovo senso dell’abitare dell’uomo sulla terra».

L’opera innesca poi ulteriori piani di riflessione, evocando l’idea del riscaldamento globale. Questo richiamo alle attuali questioni climatiche è ribadito da una specifica attenzione progettuale alla riduzione degli sprechi e alle materie prime. L’installazione prevede l’uso di un design parametrico di tipo generativo ed è interamente realizzata in alluminio, tagliato con una tecnica denominata mesh clustering, che ottimizza l’uso del materiale, la realizzazione a controllo numerico e l’assemblaggio a secco. Questo consentirà, a fine mostra, di disallestire l’opera e riutilizzare il materiale nella filiera del riciclo.

I numeri dell’opera sono elevati: 3.130 rivetti, 539 strip di alluminio naturale Prefa, 90 metri lineari di binari in mdf e 40 tubi neon dorati. Il risultato occupa una superficie di 126,5 metri quadrati. È stata realizzata dal Man con la partecipazione del Museo Archeologico Nazionale «Giorgio Asproni» di Nuoro e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Nello stesso momento al Man di Nuoro è in corso anche la mostra «Fancello Nivola Pintori. Tre maestri sardi all’Isia di Monza», omaggio alle figure dei tre artisti, Costantino Nivola (Orani, 1911-Long Island, 1988), Giovanni Pintori (Tresnuraghes, 1912-Milano, 1999), Salvatore Fancello (Dorgali, 1916- Bregu Rapit, 1941), che nel 1931 vinsero una borsa di studio della Camera di Commercio di Nuoro per la frequenza dei corsi presso l’Isia (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche), la scuola creata a Monza su iniziativa dell’Umanitaria di Milano che ha appena celebrato il centenario dalla fondazione. Di questi artisti il Man custodisce un nucleo rappresentativo di opere. La mostra si estende negli spazi del Museo Civico «Salvatore Fancello» di Dorgali, segnando un’importante occasione di collaborazione tra istituzioni del territorio.
 

Veduta dell’ambiente immersivo di Patrick Tuttofuoco e Pininfarina Architecture nel salone principale del MAN di Nuoro

Mariella Rossi, 01 dicembre 2023 | © Riproduzione riservata

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