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Promossa da Osart Gallery e Galleria Tiziana Di Caro, la mostra restituisce la complessità di due voci che, pur divergenti, convergono in una medesima intuizione
- Alessia De Michelis
- 23 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Betty Danon, «Memoria del Segno Sonoro», 1978
Foto: Amedeo Benestante
Il segno, liberato dall’utile, diventa esperienza: Mirella Bentivoglio e Betty Danon a Milano
Promossa da Osart Gallery e Galleria Tiziana Di Caro, la mostra restituisce la complessità di due voci che, pur divergenti, convergono in una medesima intuizione
- Alessia De Michelis
- 23 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliIl linguaggio può iniziare proprio nel punto in cui la parola si ritrae. È questa la tensione condivisa da Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922-Roma, 2017) e Betty Danon (Istanbul, 1927-Milano 2002), protagoniste di «Cancellare per vedere», doppia personale che mette in dialogo due traiettorie radicali e complementari.
Da un lato, Bentivoglio «solidifica» il pensiero: nei suoi celebri volumi di pietra il dispositivo-libro viene svuotato della funzione comunicativa per trasformarsi in oggetto visivo e contemplativo. La sua ricerca, che attraversa poesia concreta e visiva, indaga costantemente le relazioni tra parola, immagine e materia, articolandosi tra lavori minuziosi ed esiti monumentali. Dall’altro, Danon compie il gesto opposto: distilla il segno fino alla sua essenza. Partendo da simboli junghiani come cerchio e quadrato, approda a punto e linea, elementi primari e «cosmologici», che diventano un alfabeto silenzioso, spesso sviluppato anche attraverso il suono e la Mail Art, dopo l’uscita dai circuiti ufficiali negli anni Ottanta.
L’incontro tra le due, avvenuto nel 1976 e registrato da Danon nel testo Il caso dei casi, segna un momento chiave: un rapporto intellettuale intenso, talvolta teso, ma decisivo. Bentivoglio fu tra le prime a riconoscere la portata del lavoro di Danon, inaugurando un dialogo che oggi la mostra ricostruisce attraverso opere realizzate a partire da quell’anno.
Il titolo stesso, tratto da uno scritto di Bentivoglio dedicato a un’opera sonora di Danon presentata alla storica esposizione «Materializzazione del linguaggio», suggerisce un atto di sottrazione come pratica di visione.
Promossa da Osart Gallery e Galleria Tiziana Di Caro, la mostra inaugura il 25 marzo negli spazi milanesi di Osart e resta aperta fino al 27 giugno, restituendo la complessità di due voci che, pur divergenti, convergono in una medesima intuizione: il segno, liberato dall’utile, diventa esperienza.
Mirella Bentivoglio, «Senza titolo», 1985