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Una veduta della mostra «Nel corso del tempo» al Casino dei Principi di Villa Torlonia, Roma

Courtesy l’artista e Monitor Roma Lisbona. Foto Giorgio Benni

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Una veduta della mostra «Nel corso del tempo» al Casino dei Principi di Villa Torlonia, Roma

Courtesy l’artista e Monitor Roma Lisbona. Foto Giorgio Benni

Il femminismo di Elisa Montessori al Casino dei Principi di Villa Torlonia

La vita ciclica del parco capitolino dialoga con le opere poetiche dell’artista che frequentava la Scuola romana, senza esservi mai appartenuta

Letizia Riccio

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Elisa Montessori (Genova, 1931) era molto attesa ieri all’inaugurazione della mostra a lei dedicata a Roma, «Nel corso del tempo», al Casino dei Principi di Villa Torlonia dal 30 settembre al 28 febbraio 2027. Rimasta a casa per un malessere poi risolto, l’artista ha parlato al suo pubblico tramite un audio, accompagnato da immagini, raccolto poche ore prima: «Mi hanno regalato una mostra, ho vissuto e dipinto; è esposto ciò che rimane di questa mia vita “doppia”, ovvero quello che non potevo fare a meno di fare. Gli artisti sono un po’ narcisisti e hanno sempre un progetto; io non l’ho mai avuto». Nel saluto, Elisa Montessori, curatrice dell’esposizione con Alessandra Mammì e Federica Pirani, sottolinea la posizione femminista dalla quale ha osservato il mondo e ha creato arte: «Il mio femminismo è stato sempre un punto centrale: le donne devono essere stimate per ciò che fanno, mentre di solito la loro attività è “consentita” dagli uomini; io non sono mai stata un personaggio consentito».

Racconta la cocuratrice Federica Pirani: «Elisa Montessori non si è mai identificata in un gruppo artistico, nonostante gli esordi accanto ai grandi della scuola romana, come Basaldella, Afro, Cagli; fino a pochi anni fa non aveva nemmeno una galleria di riferimento. Durante l’esplosione del femminismo prese uno studio a Trastevere, che è lo stesso di oggi, dove finalmente ebbe uno spazio e scoprì l’uso del colore. Fino a pochi giorni fa, era qui a togliere o sistemare qualcosa».

Metamorfosi, Atelier, Biblioteca, Oriente, Natura, sono i temi delle sezioni nelle quali sono esposti oltre un centinaio fra dipinti, disegni e libri d’artista, con prestiti da istituzioni come il Macro («Rotoli», 1999), la Galleria d’Arte Moderna di Roma («Paesaggio Orientale», 1984), la Collezione Farnesina del Ministero degli Esteri («Conchiglia marina», 1998), oltre a opere custodite dalla galleria Monitor, che gestisce molta della produzione di Montessori ed è partner nell’allestimento. In mostra anche «Erbario» (1978-2026), coevo al gemello acquistato di recente dal Museo Reina Sofia di Madrid.

La cocuratrice Alessandra Mammì spiega la nascita della mostra: «Il percorso non è cronologico ma tematico, anche se sono presenti opere dagli anni Quaranta fino ad oggi. L’artista ha voluto mostrare il suo processo creativo, vita personale compresa, e l’esposizione nasce con lei e con il suo pensiero. Anche il parco circostante, che cambia continuamente, descrive la ciclicità del suo lavoro ed è il luogo giusto per esporlo». In una delle prime sale è presente «Autoritratto (Dafne)» (del 1977, proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze) con fotografie in bianco e nero di parti del corpo dell’artista accostate a elementi della natura; e, dalla parte opposta, c’è la «Dafne pas de deux» di oggi (2026) nella quale mostra occhi, mani, orecchie da ultranovantenne. «Montessori prova un’assenza di divisione tra sé e la natura e il mondo; sente, invece, vicina la filosofia dei presocratici come Eraclito o Anassimandro», sottolinea Alessandra Mammì. 

Anche il pensiero di Goethe è parte del bagaglio del percorso montessoriano. L’artista, che afferma si debba leggere almeno una poesia al giorno, inserisce il letterato tedesco nel suo pantheon personale, materializzato sotto forma di quaderni eterei e colorati, rielaborazioni artistiche di opere, ad esempio, di Emily Dickinson o di Eugenio Montale. La «Urpflanze», la pianta primigenia alla base delle intuizioni botaniche di Goethe, appare anche nello spazio dedicato a «La Natura come metamorfosi». Le “Visioni d’Oriente” sono, invece, collocate in un’ampia sala, che testimonia (in questo caso soprattutto attraverso grandi tele a olio) il suo legame con la Cina, patria d’origine del primo marito, l’ingegnere dell’Olivetti Mario Tchou, morto prematuramente in un incidente. Tutto il percorso espositivo (promosso da Roma Capitale e con i servizi museali di Zetema) è punteggiato da foglietti con citazioni scritte a mano da Elisa Montessori, l’ultima delle quali campeggia su un muro vuoto: «è con la mente che si vede. Plinio».

Elisa Montessori, «Le Pantofole di Paribanu (Dalle Mille e una Notte)». Foto Giulia Benni Courtesy l’Artista e Galleria Monitor Roma | Lisbona | Pereto (Aq)

Letizia Riccio, 30 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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