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Una veduta della mostra «Pinking Up» di Atelier dell’Errore all’Ar/Ge Kunst di Bolzano

Foto: Tiberio Sorvillo

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Una veduta della mostra «Pinking Up» di Atelier dell’Errore all’Ar/Ge Kunst di Bolzano

Foto: Tiberio Sorvillo

Il desiderio prende forma negli animali dell’Atelier dell’Errore

All’Ar/Ge Kunst di Bolzano il collettivo presenta la recente serie degli «Unknown Pleasures», il suo cosiddetto «periodo rosa» incentrato sul desiderio

Matteo Mottin

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L’Atelier dell’Errore mostra come sia possibile trasformare in valore, per l’intero contesto sociale, ciò che la società fatica a integrare. La sua è un’arte politica non per enunciazione, ma per il modo in cui esiste, viene prodotta e presentata. Il progetto nasce nel 2002 come laboratorio di arti visive condotto dall’artista Luca Santiago Mora per i bambini neurodivergenti delle Asl di Reggio Emilia e Bergamo. Nel 2015 alcuni ragazzi, diventati maggiorenni, chiesero di potersi dedicare professionalmente alla pratica artistica, e l’Atelier dell’Errore divenne un collettivo artistico, autonomo dal servizio sanitario pubblico, venendo da quel momento ospitato in maniera permanente negli spazi della Collezione Maramotti di Reggio Emilia. Pochi anni dopo si costituisce come studio d’arte cooperativo, un’impresa sociale che ad oggi si autofinanzia attraverso la vendita delle opere: ciascuno dei 12 membri del collettivo è socio lavoratore della cooperativa, e riceve uno stipendio mensile.

Nei suoi 24 anni di attività l’Atelier dell’Errore si è dato regole radicali, seguendole con rigore: il progetto si basa sul disegno collettivo; i soggetti sono esclusivamente animali; la gomma da cancellare è bandita, perché non esistono errori ma solo possibilità di progresso; il foglio è sacro e non si cambia, piuttosto, se la composizione richiede più spazio, se ne aggiungono altri. Questo processo, che concepisce l’errore non come arresto ma come punto di partenza, permette l’affioramento di forme e creature inimmaginabili: in «PINKING UP», fino al 9 maggio all’Ar/Ge Kunst di Bolzano, il collettivo presenta la recente serie degli «Unknown Pleasures», il suo cosiddetto «periodo rosa» incentrato sul desiderio.

Nelle serie precedenti gli animali disegnati dall’Atelier dell’Errore (il cui acronimo è AdE, come l’aldilà degli Elleni, parola che in greco antico significa «l’invisibile») incarnavano degli «animali custodi»: una delle principali preoccupazioni dei suoi membri, frequentando la scuola pubblica, erano i bulli, e per anni si sono impegnati collettivamente nella creazione di un esercito di animali mangiatori di uomini che potesse proteggerli da questa minaccia quotidiana. Con la maggiore età, man mano che le ragazze e i ragazzi diventavano uomini e donne, chiuso il capitolo scuola e di conseguenza il capitolo bulli, gli artisti si sono trovati, come tutti del resto, immersi nella società del desiderio, bombardati da un’enorme quantità di stimoli, dai più subliminali a quelli decisamente più pornografici. «Quando si parla di neurodivergenza si pensa a degli esseri angelici e asessuati, ma è esattamente il contrario, ha detto Santiago Mora durante l’inaugurazione. Sono proprio come noi e sanno tante se non più cose di noi, perché sono collegati a internet e sono super informati. A differenza di noi normaloidi, hanno molte più difficoltà a sperimentare. Hanno una bolla del desiderio enorme, che si ingigantisce giorno dopo giorno, ma che non riesce a trovare uno sfogo». Come scrive la curatrice Francesca Verga nel testo di sala, «gli animali che abitano la mostra non sono progettati né rappresentati: accadono. Sono organismi ibridi e cangianti, nati dalla confluenza di molte mani e sensibilità. Non rispondono a tassonomie né a identità stabili, ma si presentano come figure di passaggio, esiti provvisori di un desiderio collettivo».

Una veduta della mostra «Pinking Up» di Atelier dell’Errore all’Ar/Ge Kunst di Bolzano. Foto: Tiberio Sorvillo

Le figure emergono dal lavoro collettivo, e il nome di ogni creatura viene deciso da un «comitato di nominatori»: a seguito di un periodo in cui venivano assegnati titoli come «Marmot Pussy Punk» (2026), «Arakne’s Sex Toy» (2026) e «Hyper Sexy Afrodite» (2025), insieme ad altre narrazioni di organi sessuali con declinazioni zoomorfiche, il collettivo ha dovuto affrontare apertamente la questione. «È un salto mortale di cui avevo molta paura, dice Santiago Mora, perché allo stigma della neurodivergenza viene applicato lo stigma della sessualità. Però abbiamo deciso di aprire questo vaso di Pandora e la cosa si è rivelata molto liberatoria, perché sebbene non ancora esperienziali, queste conoscenze hanno dato vita a rappresentazioni del desiderio negato. In una delle assemblee permanenti con cui iniziamo ogni nostro pomeriggio, uno dei membri del collettivo disse: “Bene, se questo è il tema, possiamo fare finalmente una serie di animali nudi”, intendendo nudi come senza peli, da cui deriva la presenza dominante del rosa».

Gli «Unknown Pleasures» di questa contemporanea bottega rinascimentale sono disegnati con smalto acrilico sulla superficie argentata di coperte isotermiche d’emergenza applicate su seta, e non sono allestiti a parete, ma appesi dorso a dorso su una direttrice che corre lungo il soffitto della prima sala dell’Ar/Ge Kunst, a creare due quinte simmetriche e specchianti: in questo spazio, durante l’opening, si è svolta una performance dei due membri di AdE Niki Baxter (Nicole Domenichini) e The Gamer (Matteo Morescalchi), che attraverso un dialogo vivace, ironico e coprolalico hanno descritto caratteristiche e abitudini degli animali rappresentati nelle opere. Ciascun performer occupava una delle due quinte, così da rimanere fuori dal campo visivo di una porzione del pubblico che, appoggiato lungo le pareti, si trovava ad ascoltare una voce disincarnata osservando il proprio riflesso sfocato emergere tra le membra rosa delle figure. Mentre veniamo edotti sulle particolari abitudini del «Priapo Orchitico Capezzoluto» (2025) («ex pornodivo di fama internazionale, di origine pompeiana», nelle parole di Niki Baxter) ci rendiamo sempre più conto che queste opere non sono astrazioni: rappresentando l’incarnazione di un sentimento comune, sono astratte tanto quanto lo sono il denaro, la segnaletica stradale e la religione, che in fondo non sono altro che narrazioni condivise. E questo aspetto conferisce ai lavori collettivi dell’AdE una qualità formale unica, fatta di proporzioni e composizioni che possono sembrare inconsuete, ma sono totalmente sincere. Basta solo andare oltre il riflesso di queste creature che galleggiano su coperte d’emergenza, e ascoltare. Nelle parole di The Gamer, che ha scandito la performance con i rintocchi di uno speciale bastone apotropaico: «Amatemi e seguitemi, lasciatevi illuminare dagli Unknown Pleasures».

Il 26 marzo alle ore 15:00 e il 27 marzo alle ore 11:00, presso Ar/Ge Kunst, si terranno due tour guidati della mostra.

Una veduta della mostra «Pinking Up» di Atelier dell’Errore all’Ar/Ge Kunst di Bolzano. Foto: Tiberio Sorvillo

Matteo Mottin, 21 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Il desiderio prende forma negli animali dell’Atelier dell’Errore | Matteo Mottin

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