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Ruth Beraha, Is this a library?

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Ruth Beraha, Is this a library?

Il calcio, la ceramica e i paesaggi impossibili: tre artisti e tre modi di interrogare la realtà, ad Artissima

Alla 33ª edizione di Artissima, la galleria milanese e veneziana Ncontemporary presenta un progetto che riunisce le ricerche di Ruth Beraha, Davide Monaldi e Neil Raitt. Tra identità collettive, sculture in ceramica e paesaggi ripetuti fino all'astrazione, lo stand esplora le ambiguità del quotidiano e della percezione. A distinguere la partecipazione è anche il Premio Tosetti Value per la fotografia, assegnato a Beraha per il video Is this a library?, dedicato ai rituali e alle contraddizioni del tifo calcistico.

Ginevra Borromeo

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Un campo da calcio, un San Francesco popolato di animali e paesaggi montani che si ripetono fino a perdere ogni riferimento geografico. Sono alcuni degli elementi che compongono il progetto espositivo presentato da Ncontemporary ad Artissima 2026, dove la galleria, attiva tra Milano e Venezia, ha riunito le opere di Ruth Beraha, Davide Monaldi e Neil Raitt. Tre artisti che lavorano con linguaggi e materiali differenti, dalla ceramica alla pittura, dal disegno al video e al suono, accomunati dall'interesse per le immagini familiari e per la loro capacità di assumere significati inattesi.

Lo stand, il numero 11 del corridoio Brown, si distingue per un accostamento che mette al centro la dimensione psicologica della rappresentazione. Paesaggi, oggetti quotidiani, figure umane e rituali collettivi diventano strumenti attraverso i quali interrogare la memoria, l'identità e il rapporto tra individuo e società. A tenere insieme le differenti ricerche è anche l'idea di molteplicità: la ripetizione dei segni, la proliferazione delle forme e la sovrapposizione delle presenze.

La partecipazione della galleria è stata accompagnata da un riconoscimento importante: Ruth Beraha (Milano, 1986) ha vinto la settima edizione del Premio Tosetti Value per la fotografia, assegnato da una giuria composta da Roberta Tenconi, Walter Guadagnini e il collettivo Alterazioni Video. L'opera premiata, Is this a library? (2026), è un video che affronta il tema dell'appartenenza attraverso uno dei luoghi più riconoscibili della cultura popolare contemporanea: lo stadio. Beraha, che ha un rapporto personale con il calcio sia come giocatrice sia come tifosa, parte dall'osservazione delle dinamiche attraverso le quali il pubblico si trasforma in una comunità temporanea. Canti, cori, gesti ripetuti, sciarpe sollevate e manifestazioni di entusiasmo costruiscono una coreografia collettiva nella quale l'identità individuale sembra momentaneamente dissolversi.

L'artista mette però in discussione la corrispondenza tra ciò che vediamo e ciò che ascoltiamo. Le immagini provengono da incontri della Women's Super League, il massimo campionato femminile inglese, mentre la componente sonora utilizza cori registrati tra i tifosi del Millwall FC. La distanza tra queste due realtà introduce una riflessione sui codici di genere, sulla costruzione delle appartenenze e sulla possibilità che la stessa comunità produca solidarietà ed esclusione. Il calcio diventa così un campo di osservazione delle relazioni sociali, delle convenzioni e dei meccanismi attraverso cui gli individui riconoscono sé stessi negli altri. La scelta di affidare parte del significato dell'opera alla relazione tra immagine e suono amplia inoltre la riflessione sul linguaggio fotografico, portandolo verso la durata, la performance e la dimensione sonora. La ricerca di Beraha si concentra da tempo sulle categorie attraverso cui definiamo ciò che consideriamo estraneo, minaccioso o sconosciuto. Le sue installazioni, i lavori audio, le fotografie e i disegni mettono in discussione la sicurezza di queste distinzioni, mostrando quanto l'identità individuale dipenda spesso dal confronto con ciò che viene percepito come diverso. Ad Artissima è presente anche Hooligans (2026), un lavoro ad acquerello su carta che si inserisce nel medesimo campo di riflessione.

Con Davide Monaldi (San Benedetto del Tronto, 1983), il discorso si sposta verso la scultura e la reinvenzione degli oggetti quotidiani. La ceramica costituisce il materiale privilegiato di una ricerca che attraversa memoria personale, immaginario domestico, ironia e inquietudine. Monaldi utilizza la materia per dare una nuova presenza a figure, oggetti e situazioni apparentemente ordinarie. La lavorazione dell'argilla, la precisione delle superfici e il ricorso al colore producono immagini che conservano una familiarità immediata, ma introducono progressivamente elementi di ambiguità. Tra i lavori presentati dalla galleria figura San Francesco (2025), scultura in ceramica smaltata nella quale la figura del santo viene reinterpretata attraverso un immaginario popolato di animali. È un'opera che attinge a una tradizione iconografica profondamente radicata nella cultura italiana, sottoponendola a una trasformazione ironica e personale. L'artista aveva già approfondito questa direzione nella mostra Selvatico, presentata da Ncontemporary a Milano nei primi mesi del 2026, dove la presenza degli animali e la proliferazione delle figure introducevano una riflessione sulle paure, le fragilità e le contraddizioni dell'esistenza quotidiana. Accanto a San Francesco, ad Artissima compare anche Liane (2026). Nella ricerca di Monaldi il ricorso alla ceramica assume una particolare rilevanza anche per la relazione con la tradizione artigianale italiana: un materiale dalla lunga storia, che l'artista utilizza come strumento di indagine scultorea contemporanea, mettendone alla prova continuamente le possibilità tecniche ed espressive.

Il terzo protagonista dello stand è Neil Raitt (Leicester, 1986), artista britannico che ha costruito la propria ricerca sulla ripetizione e sulla trasformazione del paesaggio. Le sue pitture presentano montagne, alberi, cascate, foreste e altri elementi naturali, riprodotti secondo sequenze apparentemente regolari che progressivamente alterano la percezione dello spazio. L'opera Hazy Morning Mountain (2026), olio su tela di 120 per 90 centimetri, appartiene a questa indagine sul confine tra rappresentazione e astrazione. Raitt riprende un immaginario paesaggistico riconoscibile, vicino anche alla pittura televisiva divulgata da Bob Ross, e lo sottopone a un processo di reiterazione che trasforma l'immagine naturale in un sistema di segni.

La ripetizione produce una tensione particolare: ciò che inizialmente appare come un paesaggio si avvicina progressivamente a un motivo ornamentale, quasi a una superficie decorativa potenzialmente infinita. L'effetto potrebbe suggerire una riproduzione digitale, ma ogni elemento viene realizzato attraverso un processo pittorico manuale. In questa distanza tra serialità dell'immagine e unicità del gesto si inserisce una riflessione sulla produzione e sulla circolazione delle rappresentazioni nell'epoca digitale. Le immagini di Raitt sembrano provenire da un repertorio condiviso e facilmente riconoscibile, mentre il loro accostamento finisce per costruire luoghi irreali, privi di una geografia precisa. È proprio nel confronto tra queste tre ricerche che si riconosce il carattere del progetto di Ncontemporary. Beraha utilizza i rituali collettivi per interrogare l'identità e l'appartenenza; Monaldi trasforma la materia e le immagini quotidiane in una rappresentazione ironica delle inquietudini personali; Raitt interviene sulla ripetizione per mettere in discussione le convenzioni della pittura di paesaggio.

La loro presenza nello stesso spazio permette di leggere una questione comune attraverso modalità espressive molto differenti: la capacità dell'immagine di modificare la nostra percezione di ciò che consideriamo conosciuto. Per Ncontemporary, che sviluppa la propria programmazione tra le sedi di Milano e Venezia, Artissima rappresenta anche l'occasione per presentare a un pubblico internazionale una selezione coerente con la propria attenzione verso linguaggi e generazioni differenti. Il riconoscimento assegnato a Beraha aggiunge un risultato istituzionale alla partecipazione della galleria. Il Premio Tosetti Value prevede infatti l'acquisizione dell'opera per la collezione del family office, contribuendo alla circolazione e alla conservazione di una ricerca che affronta questioni centrali del presente.

Ginevra Borromeo, 31 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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