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FuoriCampo, l'arte delle trasformazioni silenziose ad Artissima

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FuoriCampo, l'arte delle trasformazioni silenziose ad Artissima

La materia non sta mai ferma: FuoriCampo, quindici anni di ricerca in un elegantissimo stand

Alla 33ª edizione di Artissima, la galleria senese FuoriCampo ha presentato «Signal Drift», un progetto collettivo che riunisce sette artisti internazionali attorno ai temi della trasformazione, della memoria dei materiali e dell'instabilità della percezione. Da João Freitas a Mirthe Klück, da Eugenia Vanni a Davide Sgambaro, pittura, scultura e installazione costruiscono un allestimento essenziale, scandito da superfici scure, oggetti quotidiani e interventi minimi. Un progetto che riprende la ricerca sviluppata dalla galleria nel suo quindicesimo anno di attività e riflette sulla capacità delle opere di modificarsi nel tempo.

 

Ginevra Borromeo

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Otto felpe nere appese alla parete, apparentemente immobili, che all'improvviso vengono attraversate da piccoli sussulti. Poco distante, superfici pittoriche scure, composizioni essenziali e una forma bianca accartocciata, abbandonata sul pavimento. È l'allestimento di «Signal Drift», il progetto presentato dalla galleria FuoriCampo di Siena alla 33ª edizione di Artissima, conclusasi il 1° novembre all'Oval Lingotto Fiere di Torino. Uno stand costruito attraverso una precisa economia dei mezzi, nel quale sette artisti di generazioni e provenienze differenti sono stati riuniti attorno a un'indagine condivisa sulla materia, sul tempo e sulla trasformazione delle forme.

La presentazione ha coinvolto João Freitas, Mirthe Klück, Marco Andrea Magni, Giovanni Oberti, Oscar Abraham Pabón, Davide Sgambaro ed Eugenia Vanni, con un progetto che riflette la linea di ricerca sviluppata dalla galleria nei suoi quindici anni di attività. La scelta di un allestimento rarefatto, dominato dal bianco delle pareti e da una gamma cromatica prevalentemente scura, ha permesso alle opere di costruire relazioni senza ricorrere alla sovrapposizione di linguaggi e immagini. Il percorso richiedeva uno sguardo attento, capace di riconoscere le differenze tra superfici apparentemente simili e di cogliere gli interventi minimi attraverso i quali gli artisti modificano la percezione degli oggetti. Il titolo «Signal Drift», traducibile come deriva del segnale, indica proprio questa condizione di instabilità. Le opere vengono considerate come elementi di un sistema in continua trasformazione, nel quale il processo produttivo rimane riconoscibile e la forma conserva le tracce delle azioni che l'hanno generata. Pieghe, pressioni, ripetizioni, contatti e alterazioni della materia diventano strumenti di costruzione del linguaggio artistico. La deriva, nella concezione proposta da FuoriCampo, costituisce una condizione operativa: ogni lavoro rimane esposto alla possibilità di nuove interpretazioni e mutamenti.

Uno degli interventi più riconoscibili dello stand era Goosebumps (black) (2025) di Davide Sgambaro. L'installazione è composta da otto felpe nere disposte una accanto all'altra, attraversate da movimenti improvvisi prodotti da un sistema di motori controllato attraverso Arduino. Gli indumenti, apparentemente identici e privati della presenza del corpo, sembrano reagire a impulsi nervosi, come organismi attraversati da una tensione invisibile. Il movimento introduce un elemento di inquietudine in una composizione altrimenti ordinata, trasformando un oggetto ordinario in una presenza instabile. L'opera può essere letta attraverso la condizione psicologica delle nuove generazioni, la relazione con le tecnologie digitali e i meccanismi di omologazione sociale. La felpa, uno degli indumenti più riconoscibili della cultura giovanile, diventa un dispositivo attraverso cui interrogare il rapporto tra identità individuale e appartenenza collettiva. Il piccolo movimento meccanico rompe la ripetizione e suggerisce una forma di vulnerabilità del corpo contemporaneo. La stessa ricerca di Sgambaro ha trovato un'ulteriore occasione di presentazione durante la settimana torinese, attraverso FENOMENO (Red Smiley), installazione laser realizzata nell'ambito della collaborazione tra Artissima, C2C Festival e FuoriCampo, con il supporto della Collezione Agovino. In quel progetto, l'immagine universalmente riconoscibile dello smiley viene trasformata in un segno ambiguo, capace di interrogare l'obbligo sociale della positività e i codici della comunicazione contemporanea.

Accanto alla dimensione installativa, «Signal Drift» ha dedicato particolare attenzione alla pittura come processo materiale, attraverso lavori nei quali l'immagine nasce dalla manipolazione della superficie e dalla relazione tra supporto, pigmento e gesto. La ricerca di Eugenia Vanni, artista senese che da anni indaga la natura e i procedimenti della pittura, interviene su questo confine attraverso opere nelle quali il supporto non è un elemento neutro, ma parte attiva della costruzione visiva. Tra i lavori presentati figura Alius et idem: piegata (2025), realizzato con olio e matita su tela di cotone bianco. La piega introduce una condizione fisica che modifica la percezione dell'immagine, mettendo in discussione la separazione tradizionale tra rappresentazione e materia. Un'altra modalità di indagine emerge nel lavoro di João Freitas, artista portoghese attivo a Bruxelles, che utilizza materiali preesistenti e procedimenti di trasformazione per interrogare la natura dell'immagine. In Stumme Diener (2026), l'artista impiega tele intercalate provenienti da un libro trovato, sottraendo materiali destinati a una funzione specifica e ricollocandoli nel campo dell'opera. Il titolo, che in tedesco rimanda ai servitori silenziosi, introduce un ulteriore livello di lettura del rapporto tra oggetto, funzione e presenza. È una ricerca che attribuisce importanza alla storia materiale dei supporti e alla possibilità che un elemento apparentemente secondario diventi il punto di partenza per una nuova costruzione artistica. La riflessione sulla superficie si estende alle opere di Mirthe Klück e Giovanni Oberti, che affrontano il linguaggio pittorico attraverso procedimenti differenti, accomunati dall'attenzione ai materiali e alla loro capacità di registrare il tempo. Oberti, in particolare, ha recentemente sviluppato una ricerca che utilizza fuliggine, intonaci, ruggini e residui raccolti nei margini urbani, trasformati attraverso combustioni, raschiature e ossidazioni. È una pittura nella quale la materia incorpora la memoria del luogo da cui proviene, conservandone le tracce senza ricorrere alla rappresentazione diretta. Il lavoro di Klück, invece, si inserisce in un'indagine sulla consistenza della superficie pittorica e sul rapporto tra gesto, ripetizione e forma, contribuendo alla dimensione essenziale e concentrata dell'allestimento.

L'attenzione alla memoria degli oggetti e dei materiali attraversa anche le ricerche scultoree di Marco Andrea Magni e Oscar Abraham Pabón. Nel lavoro di Magni, la scultura diventa uno strumento per interrogare le condizioni della relazione tra individuo, spazio e realtà materiale. Le sue opere intervengono spesso attraverso gesti e modificazioni minime, capaci di alterare il significato di oggetti e situazioni riconoscibili. Pabón, artista venezuelano attivo a Parigi, lavora invece sul rapporto tra architettura, memoria e trasformazione dei materiali. Tra le opere presentate ad Artissima figura Casa Rustici, Corso Sempione, Milano, 1933-1935 (2024), un'impressione su un frammento di mattone in terracotta che richiama uno degli edifici più significativi del razionalismo milanese. Il riferimento architettonico viene trasferito su un materiale elementare, introducendo una riflessione sulla distanza tra il progetto costruito e la memoria della sua forma. Le sette ricerche trovavano nello spazio espositivo un equilibrio costruito attraverso rapporti di scala, distanze e corrispondenze visive. La scelta di lasciare ampie porzioni di parete vuote costituiva una parte importante del progetto, permettendo alle singole opere di conservare la propria autonomia e, contemporaneamente, di partecipare a una sequenza comune. La presenza delle felpe nere al centro dello stand introduceva un elemento di ripetizione immediatamente riconoscibile, mentre le superfici pittoriche e i piccoli interventi scultorei richiedevano un'osservazione più ravvicinata.

Il progetto rappresenta anche un passaggio nella storia recente della galleria. Fondata quindici anni fa e oggi attiva a Siena, in via dei Termini 44, FuoriCampo ha costruito nel tempo un programma attento alla sperimentazione dei linguaggi e alla relazione tra artisti italiani e internazionali. La direzione di Esther Biancotti e Jacopo Figura ha sviluppato una rete di collaborazioni con autori che, pur operando attraverso pratiche differenti, condividono un interesse per il processo, la materia e la ridefinizione dei codici visivi. Il titolo Signal Drift era già stato utilizzato per una mostra collettiva organizzata negli spazi senesi della galleria tra luglio e settembre 2026, con una selezione più ampia di artisti. La presentazione ad Artissima ne ha ripreso il nucleo concettuale, condensandolo in un progetto fieristico che assume il valore di una dichiarazione di metodo. A quindici anni dalla fondazione, la galleria sceglie di raccontare la propria identità attraverso le relazioni tra le ricerche sostenute, anziché attraverso una ricostruzione cronologica del proprio percorso.

FuoriCampo, «Signal Drift», Artissima 2026, Main Section, stand Pink A5, Oval Lingotto Fiere, Torino, 29 ottobre-1° novembre 2026.

Ginevra Borromeo, 31 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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