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Bianca Celeste
Leggi i suoi articoliOriginale greco o copia romana? Il dibattito su uno dei capolavori del Museo Archeologico Nazionale di Firenze al momento è ancora aperto anche se la giornata di studi del 17 settembre contribuirà a far luce e a presentare i risultati dell’intervento di restauro da poco concluso sul Torso di Livorno, uno dei grandi bronzi delle collezioni medicee, tornato in museo dopo approfondite e accurate analisi che ne hanno rivelato la composizione metallica e le tecniche di realizzazione nonché la sua lunga permanenza in ambiente marino.
L’intervento conservativo, iniziato nel 2024 sotto l’allora direttore Mario Iozzo, è stato possibile grazie al contributo dei Friends of Florence e alla generosità di Lauri e Michael Corliss, unitamente alle competenze del restauratore Nicola Salvioli che insieme a un gruppo multidisciplinare ha restituito leggibilità e stabilità al manufatto, mettendo in evidenza la sua storia e la sua presenza nelle raccolte medicee fin dai tempi di Cosimo I (1537-74), pur restando ancora sconosciuta la sua provenienza.
«È stata un’indagine appassionante, ha commentato Daniele F. Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro. Un lavoro di squadra che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico; ma anche una nuova e preziosa collaborazione con i Friends of Florence, che rinsalda il rapporto tra la collezione e il suo pubblico più generoso e appassionato».
Sotto la direzione tecnica e scientifica di Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, il restauro ha anche offerto la progettazione di un nuovo supporto espositivo per la scultura. Dopo la rimozione di spesse e scure stesure presenti sulla superficie (le cosiddette patinature lorenesi), si è intervenuti sulla corrosione della lega metallica, riportando alla luce le variazioni di colore, mettendo ben in evidenza i tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all’interno della scultura e sottoponendo l’opera a una campagna diagnostica con l’impiego di tecniche non invasive per lo studio della lega metallica e dei suoi processi di alterazione.
Dopo il convegno del 17 settembre in programma presso il Museo fiorentino, il bronzo sarà esposto nella mostra «Broken. Il potere del frammento», una riflessione a cura di C.D. Dickerson e Andrew Sears sul frammento dall’archeologia all’arte contemporanea, organizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington a Palazzo Strozzi dal 25 settembre al 24 gennaio 2027.
Daniele F. Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, e Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, davanti al Torso di Livorno restaurato
Bianca Celeste
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