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Bianca Celeste
Leggi i suoi articoliUn calco del famoso Sarcofago di Giona, eccellente testimonianza della scultura funeraria cristiana datata intorno al 300 d.C. e conservata nei Musei Vaticani, andrà ad arricchire le collezioni dell’Accademia di Francia a Roma. A suggellare l’ingresso, o meglio il suo ideale ritorno a casa, l’incontro nel Grand Salon di Villa Medici, mercoledì 11 marzo (dalle ore 18 alle 20 con ingresso gratuito). Dopo il suo rinvenimento nel cantiere della nuova Basilica di San Pietro in Vaticano alla fine del Cinquecento, il sarcofago veniva acquisito nel 1584 dal cardinale Ferdinando de’ Medici, collezionista e futuro Granduca di Toscana, che lo collocò proprio nei giardini di Villa Medici, dove rimase fino al XVIII secolo, prima di entrare nelle raccolte vaticane.
Autorevoli studiosi ed esperti (Andrea Felice, Alessandro Gallicchio, Valentina Lini, Umberto Utro e Alessandro Vella) ripercorreranno le vicende collezionistiche del pregevole manufatto, di cui resta la sola fronte, ne analizzeranno l’iconografia e il linguaggio simbolico nonché la realizzazione della replica moderna che si inserisce nella tradizione delle copie in gesso di Villa Medici, la cui Gipsoteca inaugurata nel 2009 è parte integrante del percorso espositivo dell’Accademia di Francia. Il calco è stato reso possibile infatti, in seguito al prestito del Sarcofago in occasione della mostra «Luoghi Sacri condivisi. Viaggio tra le religioni» (9 ottobre 2025-19 gennaio 2026), rassegna che lo ha riportato temporaneamente a Villa Medici. A realizzare la replica seguendo le tecniche storiche i laboratori di restauro dei Musei Vaticani.
La storia di Giona inghiottito dal pesce è uno dei soggetti ricorrenti nell’arte cristiana per il forte parallelismo con la vita di Cristo, simbolo di resurrezione e di salvezza. Giona è chiamato a recarsi nell’assira Ninive per avvertire gli abitanti di pentirsi se non vogliono che la città venga distrutta entro quaranta giorni. Lungo il tragitto per mare la nave viene colpita da una tempesta e i marinai pensano che a scatenarla sia una divinità adirata con qualcuno a bordo dell’imbarcazione. Tra le scene scolpite sul sarcofago (che unisce modelli dell’arte classica con contenuti simbolici e teologici) si scorgono a sinistra i marinai che gettano il profeta dalla nave, dato in pasto al «grosso pesce», nel cui ventre Giona rimarrà per tre giorni e tre notti prima di essere catapultato sulla terraferma e salvare gli abitanti di Ninive.
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