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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliIn un annuncio che ha colto di sorpresa il mondo dell’arte, il Governo fiammingo ha deciso di chiudere il Museum van Hedendaagse Kunst Antwerpen (M HKA) di Anversa e di trasferirne la collezione al museo di arte contemporanea di Gand. La notizia ha provocato un’ondata di reazioni indignate, con artisti, curatori e cittadini che hanno avviato petizioni e manifestazioni per difendere l’istituzione.
Il provvedimento arriva dopo che il tribunale ha bloccato il progetto per la costruzione di una nuova sede del museo (da 130 milioni di euro), in preparazione da dieci anni. Solo pochi giorni prima, il ministro della Cultura fiammingo Caroline Gennez aveva garantito che il museo avrebbe mantenuto un ruolo attivo nel panorama artistico locale e che il personale non avrebbe subìto ripercussioni. Tuttavia, poco dopo è stato annunciato il taglio dei fondi e la fusione della collezione con quella dello Stedelijk Museum voor Actuele Kunst (Smak), per essere fruibile dal 2028.
Dieter Roelstraete, curatore del museo tra il 2003 e il 2011, ha definito la decisione «ridicola, miope e fin troppo ovviamente motivata da ragioni politiche che pensavamo di aver superato da tempo», perché «l’idea stessa di privare Anversa del suo museo e di trasferire la sua collezione unica a Gand, in un museo con un’identità molto forte e notevoli problemi infrastrutturali, sembra semplicemente... caotica».
Fondato nel 1985 in un ex silos per cereali con 1.500 metri quadrati di spazio espositivo, nel quartiere Zuid, come primo museo del Belgio dedicato all’arte contemporanea, il M HKA custodisce oltre 8mila opere e da decenni rappresenta un punto di riferimento per le ricerche artistiche più innovative. Nei piani del Governo, l’edificio sarà convertito in un centro culturale con atelier e residenze d’artista.
Per molti, questa scelta rappresenta la fine di un capitolo fondamentale della storia culturale belga. Sotto la direzione di Bart De Baere, il M HKA si era distinto a livello internazionale, anche grazie alla rete «L’Internationale». Come ha commentato Roelstraete, la perdita della collezione significa «la sconfitta di oltre trent’anni di curatela coraggiosa e visione globale».
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