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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliA metà dicembre la baronessa laburista Margaret Hodge, con la supervisione del Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport del Regno Unito, pubblicava i risultati di un’inchiesta indipendente sull’Arts Council England, l’ente che decide come distribuire i fondi pubblici per la cultura in Inghilterra. Tra le riforme proposte, compare anche un invito a considerare la possibilità di introdurre un biglietto a pagamento per l’ingresso dei turisti stranieri nei musei inglesi.
«Le difficoltà finanziarie che si trova ad affrontare il settore culturale, già provato dai tagli ai finanziamenti pubblici, sono state aggravate dalla pandemia di Covid-19 e dalla persistente crisi del costo della vita, intensificando ulteriormente le problematiche del settore», si legge nell’Allegato 2, pubblicato sul sito del Governo.
Come riportato dal quotidiano «The Guardian», secondo Alison Cole, direttrice del «think tank» Cultural Policy Unit, specializzato nell’analisi e nella formulazione di politiche pubbliche per il settore, si tratta di «un’idea pessima» (opinione condivisa dalla direttrice uscente della Tate, Maria Balshaw). L’analista sostiene che «esiste un modo di gran lunga migliore per salvare i nostri meravigliosi musei civici e le infrastrutture culturali in tutto il Paese, e noi crediamo che questo sia una tassa sugli hotel». L’ipotesi di istituire una tassa di soggiorno piace anche al 72% dell’opinione pubblica, ha rilevato una ricerca dell’ente benefico Art Fund.
L’ingresso gratuito nelle collezioni nazionali del Regno Unito fu introdotto nel 2001, sotto il governo laburista di Tony Blair, per applicare un principio di equità sociale e incentivare il turismo, che alimenta comunque l’economia della singola istituzione e del territorio perché il visitatore è così più propenso a comprare nel bookshop e nelle caffetterie, oltre che ad utilizzare mezzi di trasporto, hotel e ristoranti circostanti.
Già il Tesoro, nell’ambito dei tagli di bilancio presentati a novembre, aveva preso in considerazione la cosa, ma a seguito delle rimostranze dei membri del Ministero della Cultura la questione non ha trovato seguito.
Ora il Ministero ha dichiarato che sta valutando la proposta avanzata da Margaret Hodge, oltre alle altre raccomandazioni incluse nell’inchiesta. «Per troppo tempo i benefici della cultura non sono stati distribuiti equamente, ha affermato Lisa Nandy, ministra della Cultura. Mi rifiuto di restare a guardare mentre le comunità vengono dimenticate nella nostra storia nazionale. Il cambiamento deve iniziare oggi. Questo cambiamento inizia con un settore culturale che sia orgoglioso e non abbia paura di raccontare la storia completa della nostra nazione».
«Il mio rapporto fornisce un percorso chiaro, spiega Hodge, con una serie di nuove iniziative che spaziano dai nuovi modelli di finanziamento alla riforma fondamentale dei sistemi, che consentiranno all’Ace di rafforzare il suo ruolo chiave e positivo nel sostenere un settore creativo di livello mondiale per il futuro». Tra queste, anche il supporto per i professionisti emergenti e/o a metà carriera.
Cecilia Paccagnella
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