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Il Gerhard Richter Archiv si trova a Dresda all’interno delle Staatliche Kunstsammlungen Dresden ed è collegato al museo Albertinum (nella foto, la «cabinet exhibition» in corso fino al 26 maggio), dove sono conservate ed esposte anche opere dell’artista

Foto David Pinzer

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Il Gerhard Richter Archiv si trova a Dresda all’interno delle Staatliche Kunstsammlungen Dresden ed è collegato al museo Albertinum (nella foto, la «cabinet exhibition» in corso fino al 26 maggio), dove sono conservate ed esposte anche opere dell’artista

Foto David Pinzer

Il Gerhard Richter Archiv, modello particolarmente di archivio d’artista integrato in una grande istituzione museale

Tra i più significativi archivi consacrati allo studio dell’opera di un artista vivente, ha avviato una più ampia strategia culturale e di promozione, volta a rafforzare il legame tra Richter e la sua città natale

Ilaria Bernardi

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Gerhard Richter (Dresda, 1932) è considerato uno dei più influenti artisti europei del secondo Novecento. Dopo essersi formato alla Hochschule für Bildende Künste di Dresda, nell’allora Germania Est, nel 1961 si trasferì nella Germania occidentale dove proseguì gli studi all’Accademia di Düsseldorf con Karl Otto Götz, entrando in contatto con artisti come Sigmar Polke. Fin dagli anni Sessanta Richter ha sviluppato una pratica pittorica caratterizzata da un continuo attraversamento di linguaggi. Alle celebri pitture fotografiche (immagini tratte da fotografie familiari o mediatiche e trasposte sulla tela con una tecnica sfocata) ha affiancato cicli astratti realizzati mediante stratificazioni di colore e raschiature della superficie pittorica. Il suo lavoro oscilla tra figurazione e astrazione, mettendo in discussione l’idea stessa di verità dell’immagine e il rapporto tra memoria, storia e rappresentazione. Nell’arco della sua attività Richter ha utilizzato diversi media (pittura, fotografia, vetro, scultura e installazione) costruendo un’opera estremamente ampia e diversificata. Tra i progetti più noti si ricordano l’«Atlas», grande archivio visivo di fotografie e materiali preparatori, e cicli pittorici come «October 18» (1977), dedicato alla vicenda della RAF-Rote Armee Fraktion. La sua ricerca ha influenzato profondamente la pittura contemporanea, proprio per la capacità di interrogare criticamente il ruolo delle immagini nella cultura visiva recente e attuale.

Il Gerhard Richter Archiv si trova a Dresda, all’interno delle Staatliche Kunstsammlungen Dresden, una delle principali istituzioni museali tedesche, ed è collegato al museo Albertinum, dove sono conservate ed esposte anche opere dell’artista. L’Archivio rappresenta uno dei più significativi esempi contemporanei non solo di istituzione archivistica consacrata allo studio sistematico dell’opera di un artista vivente, ma anche di un’istituzione archivistica al contempo inclusa in un rilevante museo, peraltro della città di nascita e formazione dell’artista. L’Archivio ha infatti avviato da tempo una più ampia strategia culturale volta a rafforzare il legame tra Richter e la città di Dresda.

Il Gerhard Richter Archiv è stato istituito ufficialmente l’1 febbraio 2006 con l’obiettivo di creare un centro di ricerca dedicato alla documentazione, allo studio e alla diffusione dell’opera dell’artista. La direzione scientifica è stata affidata allo storico dell’arte Dietmar Elger, che ha lavorato a lungo a stretto contatto con Richter e che è autore di alcune delle principali pubblicazioni dedicate al suo lavoro. «I primi mesi dopo l’istituzione dell’Archivio lavoravo da solo, poi ho assunto due studenti di storia dell’arte dell’Università di Dresda per aiutarmi», racconta il direttore. L’Archivio conserva tutti i cataloghi relativi alle mostre personali, le monografie e le tesi di dottorato, così come brochure e opuscoli espositivi, libri e riviste contenenti articoli sull’attività di Richter. Conserva inoltre circa 500 lettere, manoscritti e altri scritti, la maggior parte dei quali proviene dallo studio dell’artista e documenta soprattutto i suoi rapporti con le gallerie e gli amici di Dresda negli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70. Conserva altresì circa 60mila recensioni di mostre e riferimenti stampa dal 1962 ad oggi. Comprende anche 15mila fotografie, tra scatti delle sue opere realizzate o ancora in corso o distrutte, foto ritratti, vedute del suo studio e vedute di sue mostre, foto preparatorie per opere. Sono circa 7.200 i manifesti, biglietti d’invito e volantini relativi alle mostre, mentre sono 250 i supporti multimediali che contengono resoconti di esposizioni, interviste video e pellicole dedicati a Richter. «Circa 12 anni fa abbiamo iniziato a digitalizzare alcuni materiali d’archivio, come i ritagli di giornale e le fotografie, tanto che la maggior parte dei nostri documenti fotografici oggi risulta già digitalizzata», spiega Elger.

Dal punto di vista dell’accesso alla ricerca, il Gerhard Richter Archiv opera come una piattaforma di studio aperta alla comunità scientifica internazionale. I materiali possono essere consultati da studiosi e ricercatori previa richiesta e appuntamento, secondo le procedure stabilite dalle Staatliche Kunstsammlungen Dresden che lo ospita. L’Archivio rilascia altresì le autentiche delle opere: «Nella maggior parte dei casi l’Archivio, in autonomia dall’artista, si esprime in merito alla loro autenticità; solo in caso di dubbi viene coinvolto Richter», specifica Elger. Fornisce inoltre consulenze scientifiche a musei, curatori e istituzioni che intendano organizzare mostre o progetti editoriali, svolgendo così una funzione di mediazione tra archivio, studio dell’artista e sistema museale internazionale. L’Archivio lavora sia in modo indipendente sia in collaborazione con altre istituzioni per organizzare mostre e simposi, e sta anche producendo una propria serie di pubblicazioni. In particolare, presenta regolarmente opere selezionate dell’artista presso l’Albertinum di Dresda. Tra l’altro, durerà fino al 26 maggio la «cabinet exhibition» organizzata all’Albertinum dall’Archivio Richter: vi sono inclusi 73 oggetti (disegni, edizioni, fotografie, libri, progetti di mostre, un tappeto) e 53 documenti vari, quali biglietti d’invito, listini prezzi, lettere, un francobollo e una scheda telefonica, vignette, dischi, Cd, libri scolastici, un modello architettonico e porcellane in sei vetrine, oltre a un documentario storico e l’unico film d’artista di Richter intitolato «Volker Bradke». Si tratta di un’anteprima delle mostre future che l’Archivio intende organizzare, poiché ogni gruppo di oggetti esposti può essere ampliato in una propria mostra tematica. 

I più rilevanti progetti di ricerca in corso sono certamente la compilazione, da un lato, del catalogo ragionato degli acquerelli di Richter e, dall’altro, di quello dei dipinti e delle sculture. L’artista ha compilato e pubblicato già nel 1969 il primo catalogo ragionato dei suoi dipinti, che è stato successivamente rivisto e integrato più volte (rispettivamente nel 1986, 1993 e 2002). Attualmente l’Archivio sta lavorando a un’edizione ampliata e aggiornata del catalogo ragionato dei dipinti e delle sculture pubblicato nel 1986. Ha già dato alle stampe sei volumi dell’edizione aggiornata, tutti pubblicati da Hatje Cantz Verlag, rispettivamente: Works from 1962 to 1968 (2011), Works from 1969 to 1975 (2017), Works from 1976 to 1987 (2013), Works from 1988 to 1994 (2015), Works from 1994 to 2006 (2019), e Works from 2007 to 2020 (2021). Riccamente illustrato, con riproduzioni a piena pagina di tutte le opere, il catalogo include dettagli tecnici completi, informazioni sulle note manoscritte dell’artista, provenienza, bibliografia e mostre per ogni singolo lavoro. Le descrizioni complete di questi ultimi sono integrate da dichiarazioni dell’autore, commenti e immagini comparative. «Per i dipinti e le sculture seguiamo l’elenco e la numerazione dati da Richter nel catalogo pubblicato nel 1969 e successivamente rivisto e integrato nelle edizioni successive», spiega Elger.

Il catalogo ragionato è un progetto scientifico permanente e in continua evoluzione, ma la consultazione integrale dell’Archivio e del catalogo è oggi possibile soltanto attraverso l’archivio di Dresda o le pubblicazioni ufficiali cartacee. La pagina web www.gerhard-richter-archiv.com funge solo da pagina informativa per i ricercatori che desiderano contattare l’Archivio, in quanto, per motivi di tutela di terzi e di copyright, non è possibile pubblicare online il materiale archivistico.

Infine, la vicinanza fisica tra l’Archivio e lo studio dell’artista costituisce un elemento fondamentale, grazie al quale l’Archivio ha potuto e può ancora aver accesso diretto a materiali provenienti dallo studio, contribuendo a costruire una base documentaria di grande rilevanza per la ricerca storico artistica. «L’Archivio si occupa anche di diversi progetti per lo studio, racconta Elger. Ho incontri regolari con Richter per discutere qualsiasi tipo di questione. Quest’anno completeremo il catalogo dei dipinti e delle sculture e lo scorso anno abbiamo iniziato il catalogo ragionato degli acquerelli. Stiamo lavorando inoltre a progetti espositivi, che molto probabilmente saranno legati al materiale e al lavoro dell’Archivio».

Nel suo complesso, il Gerhard Richter Archiv rappresenta dunque un modello particolarmente significativo di archivio d’artista integrato in una grande istituzione museale. La sua attività combina conservazione documentaria, ricerca storico artistica, produzione editoriale e collaborazione con il sistema espositivo internazionale. In tal modo l’Archivio non si limita a preservare la memoria dell’opera di Richter, ma contribuisce attivamente alla costruzione e all’aggiornamento della sua interpretazione critica all’interno della storia dell’arte contemporanea.

Ilaria Bernardi, 19 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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