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Veduta dell’archivio di Daniel Buren a Parigi, gennaio 2026

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Veduta dell’archivio di Daniel Buren a Parigi, gennaio 2026

Daniel Buren, pioniere del catalogo ragionato online delle sue opere e delle sue mostre

Ma oltre alla sua «vetrina» virtuale, com’è organizzato l’archivio fisico parigino? Al di là della biblioteca, che possiede tutti i libri e le riviste che trattano del lavoro dell’artista francese, include un milione di fotografie delle sue opere, conservate in raccoglitori bianchi, ordinati per anno e numerati

Daniel Buren è nato nel 1938 a Boulogne-Billancourt (Parigi), dove vive e lavora. Vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1986, nel 2007 ha ricevuto in Giappone il Praemium Imperiale, considerato il «Premio Nobel» per le arti visive. Artista cardine dell’arte contemporanea sin dagli anni Sessanta, ha costantemente ampliato i confini della sua pratica per porre l’opera in situ, in rapporto con il contesto per il quale è concepita. La sua cifra distintiva è un «outil visuel»: uno strumento visuale basato sull’uso metodico di strisce verticali bianche e colorate, larghe 8,7 cm. L’estremo rigore della sua pratica artistica si riflette in un altrettanto rigoroso approccio archivistico. L’importanza conferita da Buren all’archivio è evidente anche solo sfogliando il volume Mot à Mot (Éditions de La Martinière, 2002). Strutturato come una rubrica, con le 21 lettere dell’alfabeto che sporgono dal margine sinistro delle pagine, si sviluppa in 21 sezioni (una per lettera) per un totale di 496 pagine dove sono pubblicati documenti d’archivio, tra cui fotografie, lettere, appunti, inviti alle sue mostre personali, interviste, articoli, testi critici, schizzi relativi a progetti espositivi. 

L’archivio di Buren si trova a Parigi ed è l’artista stesso, da me intervistato, a ripercorrerne la storia e a sottolinearne le peculiarità. Oggi vi lavorano tre collaboratori, ma all’inizio degli anni Novanta, quando il processo di archiviazione fu avviato, una sola persona era coinvolta. Era Annick Boisnard, che nel 1997 iniziò a lavorare al catalogo ragionato delle opere. In quegli anni, infatti, il sistema dell’arte iniziava a suggerire agli artisti ormai affermati di intraprendere un progetto editoriale omnicomprensivo dedicato alla propria produzione. «Abbiamo iniziato a lavorare alla pubblicazione del catalogo ragionato, ricorda Buren, impostando una sorta di calendario che prevedeva di dedicare un volume a ogni triennio della mia produzione, in ordine cronologico. La scelta di procedere per libri/trienni mi permetteva di non concepire un unico enorme volume, genere editoriale che non mi è mai piaciuto». I primi due volumi cronologici sono stati dedicati rispettivamente agli anni 1964-66 (edizione Musée d’art moderne Lille Métropole, Villeneuve d’Ascq-Editions 11/28/48, Le Bourget, 2000) e agli anni 1997-99 (Éditions Centre Pompidou, Parigi-Éditions 11/28/48, Le Bourget, 2002), mentre un terzo volume, di carattere tematico, si è focalizzato sulle «Cabanes éclatées», opere realizzate tra il 1975 e il 2000 (Éditions 11/28/48, Le Bourget, 2000). «Attorno al 2003, prosegue l’artista, ho deciso di non portare avanti questo progetto in formato cartaceo, ma di provare a utilizzare Internet, in quanto più flessibile e del tutto gratuito. Abbiamo così aperto un sito web, pubblicandovi in seguito il catalogo relativo ai primi sei anni della mia produzione». Il sito web è online dal 2005, mentre il catalogo ragionato è accessibile dal 2010 ed è collegato a una piattaforma specifica creata dall’Archivio nel 2009, sulla quale è stato riversato il lavoro precedentemente svolto su FileMaker. Da allora, tuttavia, non sono stati pubblicati online ulteriori trienni della produzione, poiché Buren ha preferito che i suoi collaboratori si dedicassero alla raccolta, all’ordinamento del materiale d’archivio e all’aggiornamento delle altre sezioni del sito web. 

Il sito danielburen.com si configura infatti non come una semplice vetrina istituzionale, ma come un vero e proprio dispositivo di studio. È quadrilingue (francese, inglese, tedesco e spagnolo) e presenta una struttura sobria e rigorosa, priva di elementi decorativi superflui. «Questo lavoro online, appositamente ideato e realizzato da Annick Boisnard, scrive Buren nel 2010 nel preambolo al sito, è uno dei primi lavori di questo genere, che cerca di esistere solo sul web e quindi di adattarsi al meglio a questo mezzo», offrendo «perfetta maneggevolezza, possibilità di aggiornamento e correzione degli errori man mano che vengono individuati, eliminazione totale delle preoccupazioni inerenti all’archiviazione e alla diffusione, utilizzo di immagini in movimento quando disponibili, incorporazione di video, audio ecc.». Il menu del sito web, oltre ai contatti, include le seguenti sezioni: «Actualité» (esposizioni in corso e conferenze in programma); «Exposition» (esposizioni personali dal 1961 ad oggi ed esposizioni collettive dal 1964 ad oggi); «Œuvres» (opere permanenti in luoghi pubblici o semipubblici); «Catalogue raisonné» (sia delle opere sia delle mostre personali e collettive, dal 1967 al 1972, con una sezione bibliografica a parte che copre gli anni dal 1966 ad oggi); «Écrits-Conférences» (scritti dell’artista dal 1965 ad oggi e conferenze tenute dal 1970 ad oggi).

Mentre le sezioni dedicate a esposizioni, opere, scritti e conferenze sono consultabili per anno, il catalogo ragionato offre modalità di ricerca più articolate: le opere possono essere consultate per anno, per triennio o per titolo; le mostre sono rintracciabili per anno, triennio, tipologia, luogo o titolo; i riferimenti bibliografici sono suddivisi per titolo, autore, anno, opere pubblicate ed esposizioni di riferimento. La scheda di ciascuna opera include alcune sue immagini, il codice d’archivio, il titolo, la data, la tecnica, le dimensioni, le esposizioni, la bibliografia, la provenienza, la collezione attuale e un breve testo descrittivo e storico. Non vi è mai una sovrainterpretazione: l’apparato critico è ridotto all’essenziale e la scheda non interpreta l’opera, ma la ancora a coordinate verificabili, lasciando l’interpretazione al pubblico.

L’aspetto più innovativo del sito web di Buren è certamente il catalogo ragionato delle mostre: include informazioni storiche, la lista delle opere esposte, la bibliografia e la rassegna stampa, le vedute di allestimento e le scansioni di documenti d’archivio. La scelta di realizzare un catalogo ragionato delle mostre e di renderlo accessibile online rende Buren un modello di riferimento per altri artisti che successivamente hanno adottato o adotteranno la stessa soluzione.

Ma oltre alla sua «vetrina» online, com’è organizzato l’archivio fisico parigino? Oltre alla biblioteca, che possiede tutti i cataloghi, i libri e le riviste che trattano del lavoro di Buren, l’archivio include un milione di fotografie delle sue opere, conservate in raccoglitori bianchi, ordinati per anno e numerati. Tutte le foto dal 1961 agli anni 2000 sono state digitalizzate e le foto digitali sono visualizzate come miniature. L’archivio inoltre ha due uffici preposti alla conservazione dei documenti cartacei che vengono classificati in duplice modo: per anno per quanto riguarda le opere e i testi scritti dall’artista; per città e luogo (museo, galleria ecc.) per le mostre, le commissioni pubbliche e le conferenze. Le opere non sono suddivise per tipologia poiché ciascuna è concepita come un unicum e come parte di un’unica storia, la sua. Per questa ragione, per ogni opera acquistata l’artista rilascia un certificato di autentica che definisce «avertissement».Concepito attorno al 1968-72 e utilizzato ininterrottamente da allora, il sistema prevede che «a firmare il documento sia il collezionista, non io», sottolinea Buren: «Se non sono rispettate le regole da me ivi indicate, decido che l’opera non esiste più e non può essere rivenduta». Nell’«avertissement» è dichiarato infatti che il documento non prova in alcun modo la provenienza dell’opera dall’artista, ma che l’opera può essere a questi attribuita a tre condizioni: 1) il proprietario dovrà staccare il tagliando (coupon) in fondo alla pagina dell’avertissement e restituirlo all’artista; 2) il proprietario dovrà quindi conservare l’avertissement timbrato, sapendo che una parte del timbro comparirà sul tagliando in mano all’artista; 3) dovranno essere osservate tutte le previsioni indicate, tra cui il divieto di riproduzione, pubblicazione o esposizione senza autorizzazione scritta, l’obbligo di comunicare i passaggi di proprietà e, dopo la morte dell’artista, la corresponsione del 5% del prezzo di ogni cessione agli eredi, incaricati di far rispettare tali clausole. Soprattutto, è specificato che «nessun mercante, intermediario o terzo è mai stato, né mai sarà, autorizzato ad autenticare un’opera come proveniente da Daniel Buren». Sul retro del certificato si trova la descrizione formale dell’opera e, se necessarie, le informazioni su come è opportuno allestirla. Sebbene possa apparire complesso, si tratta di un sistema di certificazione estremamente efficace. Specifica infatti Buren: «Così facendo, in sessant’anni ho sempre saputo dove si trovano le mie opere, in quanto, concependone ciascun esemplare come un’opera diversa dall’altra, rilascio per ognuna il suo avertissement e posso seguirne di conseguenza le mostre, le pubblicazioni e i passaggi di proprietà». Grazie a questa scelta e alle altre fin qui menzionate, l’Archivio Buren si pone dunque come un dispositivo di presenza: non memoria passiva, ma responsabilità continua dello sguardo

Ilaria Bernardi, 25 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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