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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliUn camino sopravvissuto a un incendio e il percorso che conduceva a una casa distrutta diventano un’opera d’arte nel cuore di New York. È da questa immagine concreta che prende forma la Hyundai Terrace Commission: Kelly Akashi, il progetto che accompagna la Whitney Biennial 2026 e che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione la natura del rapporto tra Hyundai Motor e il Whitney Museum of American Art. Nel 2024 il gruppo coreano e il museo newyorkese hanno siglato una partnership della durata di dieci anni, una delle collaborazioni aziendali più estese nella storia del Whitney. L’accordo non si limita al sostegno economico della Biennale, la più longeva ricognizione sull’arte americana contemporanea, ma comprende anche la Hyundai Terrace Commission, un programma annuale di commissioni site specific sul terrazzo del quinto piano del museo. La scelta è significativa: finanziare una piattaforma di produzione che consente agli artisti di sperimentare opere di grande scala, spesso difficili da realizzare in altri contesti. Il terrazzo progettato da Renzo Piano, originariamente concepito come «Test Platform», è diventato così un laboratorio permanente dove arte, architettura e città entrano in relazione. Per l’edizione 2026 la commissione è stata affidata a Kelly Akashi, artista di Los Angeles che lavora con vetro, bronzo e materiali di fusione, indagando il tempo, la memoria e le tracce lasciate dagli oggetti e dalle persone. L’opera centrale, Monument (Altadena), nasce da un’esperienza personale: dopo l’Eaton Fire del gennaio 2025, che ha distrutto la sua casa e il suo studio, l’unica struttura rimasta in piedi era il camino. Per il Whitney l’artista lo ha ricostruito mattone dopo mattone, affiancandolo alla ricostruzione del sentiero che conduceva alla sua abitazione, realizzato in mattoni di vetro. La commissione comprende anche un rilievo in acciaio, una serie di opere su carta e un’animazione per lo schermo esterno del museo. Insieme formano una riflessione sulla memoria, sulla perdita e sulla possibilità di ricostruire ciò che sopravvive a una frattura. Il progetto si inserisce all’interno della Whitney Biennial 2026, ottantaduesima edizione della storica rassegna fondata nel 1932 da Gertrude Vanderbilt Whitney. Quest’anno la mostra riunisce 56 artisti, collettivi e duo artistici chiamati a confrontarsi con un mondo in trasformazione, interrogando i rapporti tra individuo, comunità, ambiente, tecnologia e infrastrutture del vivere contemporaneo. Per Hyundai, però, la Biennale rappresenta qualcosa di più di una presenza istituzionale. Negli ultimi anni il gruppo coreano ha costruito una delle più articolate strategie di sostegno all’arte contemporanea tra le grandi imprese industriali, scegliendo di investire non solo in eventi e mostre, ma in programmi di ricerca e di produzione artistica di lungo periodo. Il Whitney costituisce uno dei tasselli più ambiziosi di questa politica culturale: un accordo decennale che mette a disposizione degli artisti risorse, tempo e uno spazio di sperimentazione permanente.
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