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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliI modelli anatomici in cera del Settecento e i reperti provenienti da Pompei ed Ercolano conservati dal MUSA tornano a essere strumenti di osservazione attivi. Dal 2 luglio al 30 settembre il Museo Universitario delle Scienze e delle Arti dell’Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli» ospita «Admiranda e Arcana Naturae», la mostra con cui la Fondazione Morra Greco apre le celebrazioni per i suoi vent’anni di attività. Curata da Giulia Pollicita, l’esposizione nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Morra Greco, il MUSA e Magazzini Fotografici ed è promossa e cofinanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026-2027. Il progetto rientra inoltre tra i cinquantacinque interventi selezionati per la Linea d’azione 2 del bando «Cultura Napoli 2026», il programma diffuso che fino al marzo 2027 coinvolgerà tutte le municipalità cittadine attraverso iniziative culturali multidisciplinari. Il percorso prende il titolo da due espressioni ricorrenti nella letteratura di viaggio e nelle osservazioni scientifiche tra Sette e Ottocento. Gli admiranda erano le meraviglie della natura che viaggiatori e studiosi cercavano di descrivere e catalogare; gli arcana naturae indicavano invece ciò che restava opaco, ambiguo, ancora sottratto alla conoscenza. L’esposizione costruisce dunque un percorso transtemporale tra ciò che è classificabile e ciò che continua a sfuggire alla nostra conoscenza, mettendo in relazione patrimonio scientifico e pratiche artistiche contemporanee e attraversando secoli di saperi. Dai reperti archeologici ai modelli anatomici settecenteschi, il corpo emerge è il territorio in cui si incontrano scienza, rappresentazione e costruzione culturale.
Il nucleo della mostra è il corpo umano sia come oggetto di studio sia come campo di forze sul quale si depositano norme, forme di potere e processi di identificazione. Frammentato, osservato, disciplinato o spettacolarizzato, il corpo attraversa le opere in mostra in molteplici configurazioni: dalla dimensione sonora e speculativa all’autoritratto fotografico, dalle astrazioni cosmiche alle riflessioni sulle trasformazioni biotecnologiche e post-naturali. Da questa prospettiva il progetto affronta temi che attraversano il dibattito contemporaneo: la biopolitica e il controllo del corpo, l’eredità coloniale dei sistemi di classificazione, la museografia critica, le questioni legate a disabilità, genere e normatività, il rapporto tra umano e non umano e le pratiche di rappresentazione e oggettificazione. Le opere, chiamate a confrontarsi direttamente con le collezioni del MUSA, interrogano il museo, luogo di conservazione e produzione del sapere.
Francesca Woodman e Miroslav Tichý portano nel percorso espositivo il corpo come umano immagine fragile e sfuggente; Anri Sala, Markus Schinwald e Namsal Siedlecki lavorano invece sul rapporto tra materia, percezione e trasformazione. Le pratiche di Diego Perrone e Giulia Piscitelli si misurano con la dimensione politica e simbolica del corpo, mentre Isadora Neves Marques, Emiliano Maggi e Valerio Nicolai introducono riflessioni che toccano la tecnologia, l’identità e le possibilità di una condizione post-naturale. A fare da contrappunto sono infine le ricerche di Jimmie Durham e Alan Michelson, Lizzi Bougatsos, Carmela De Falco, Yvonne De Rosa, Beatrice Favaretto, Delia Gonzalez e Renato Grieco, un totale di diciassette artisti internazionali per ampliare il confronto tra patrimonio anatomico e pratiche contemporanee attraverso linguaggi e prospettive differenti. Le opere interrogano infatti le collezioni anatomiche mettendo in discussione le modalità con cui il corpo è stato osservato, classificato e rappresentato nel corso dei secoli.
La mostra segna anche l’avvio del programma celebrativo per i vent’anni della Fondazione Morra Greco, nata nel 2006 e da tempo impegnata nella produzione e nella promozione dell’arte contemporanea a Napoli. In questa occasione l’istituzione sceglie la strada della collaborazione istituzionale per rafforzare il rapporto con le realtà culturali che operano lungo l’asse di via dell’Anticaglia, costruendo un ecosistema che unisca ricerca, formazione e produzione artistica. Accanto al percorso espositivo prende inoltre forma un programma pubblico da giugno e ottobre 2026: laboratori didattici e interdisciplinari, percorsi educativi per le scuole e per pubblici eterogenei, workshop con gli artisti, momenti di restituzione pubblica e attività di ricerca partecipata. I risultati di questo lavoro confluiranno nei prossimi mesi in una restituzione espositiva presso la sede della Fondazione Morra Greco.
Rosalba Cignetti
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