Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Hokusai Katsushika, «La [grande] onda al largo di Kanagawa» dalla serie «Le 36 vedute del Monte Fuji», seconda metà XIX sec.

Collezione privata.

Image

Hokusai Katsushika, «La [grande] onda al largo di Kanagawa» dalla serie «Le 36 vedute del Monte Fuji», seconda metà XIX sec.

Collezione privata.

Hokusai e il segreto di un'immagine diventata universale

Dalla tradizione dell'ukiyo-e al Giapponismo, l'esposizione di Lecco ricostruisce il percorso che trasformò una xilografia nata nel Giappone del periodo Edo in uno dei simboli più influenti della storia dell'arte occidentale

Nicoletta Biglietti

Leggi i suoi articoli

Per oltre due secoli il Giappone rimase quasi completamente chiuso al mondo. Mentre l'Europa attraversava rivoluzioni politiche, industriali e culturali, l'arcipelago viveva sotto la politica di isolamento dello shogunato Tokugawa, in un equilibrio destinato a durare fino alla metà dell'Ottocento. È in questo contesto che nasce una delle immagini più riconoscibili della storia dell'arte: «La grande onda al largo di Kanagawa» di Katsushika Hokusai.
Realizzata tra il 1830 e il 1831 come parte della celebre serie «Le trentasei vedute del Monte Fuji», la xilografia è il fulcro della mostra «HOKUSAI. Il segreto dell'Onda che attraversa l'Europa», allestita fino al 27 settembre 2026 a Palazzo delle Paure di Lecco. Curata da Paolo Linetti e accompagnata da un intervento di Simona Bartolena, l'esposizione riunisce 75 opere del maestro giapponese, seguendone l'evoluzione stilistica e soffermandosi sulla costruzione di un'immagine destinata a oltrepassare i confini geografici e culturali del proprio tempo. Attraverso xilografie, studi compositivi e una sezione dedicata al Giapponismo, il percorso racconta come una stampa nata nel periodo Edo abbia finito per influenzare profondamente lo sguardo dell'Occidente.

Le opere di Hokusai appartengono infatti alla tradizione degli ukiyo-e, le «immagini del mondo fluttuante», uno dei linguaggi artistici più rappresentativi del Giappone tra il XVII e il XIX secolo. L'espressione affonda le proprie radici nel pensiero buddhista, dove «ukiyo» indicava il carattere transitorio dell'esistenza; nel contesto urbano dell'Edo quel significato si trasforma, arrivando a descrivere la vita effervescente delle città, i quartieri di piacere, il teatro kabuki, le stagioni, i paesaggi e i piccoli gesti della quotidianità. La consapevolezza dell'impermanenza rimane, ma si intreccia con l'idea di vivere pienamente il presente, osservandone la bellezza proprio perché destinata a mutare. È all'interno di questa sensibilità che si sviluppa la ricerca di Hokusai. La mostra di Lecco restituisce un artista interessato a comprendere i fenomeni naturali prima ancora che a rappresentarli, seguendo per tutta la sua carriera il movimento dell'acqua nelle sue infinite manifestazioni: il mare, i fiumi, le cascate, la pioggia, la schiuma delle onde. Ogni variazione diventa occasione di studio.

La scelta dell'acqua accompagna Hokusai per gran parte della sua carriera perché gli permette di osservare la natura nel momento della sua massima trasformazione. Le onde cambiano forma in un istante, la schiuma si dissolve, le correnti modificano continuamente il paesaggio. È una ricerca che il maestro sviluppa per decenni, affinando progressivamente il proprio linguaggio fino ad arrivare a quella che diventerà la sua immagine più celebre, «La grande onda al largo di Kanagawa». Al centro del percorso espositivo, la xilografia rivela una costruzione di straordinaria complessità. L'enorme cresta d'acqua sembra richiudersi sulle tre imbarcazioni che avanzano nel mare agitato, mentre il Monte Fuji appare sullo sfondo, piccolo ma perfettamente riconoscibile. Non è un dettaglio secondario: l'intera serie delle «Trentasei vedute del Monte Fuji» nasce infatti dall'intenzione di esplorare la montagna sacra del Giappone attraverso punti di vista sempre diversi. Hokusai sceglie di collocarla al centro di una scena dominata dal movimento, trasformandola in un riferimento costante attorno al quale si organizza la composizione. Le barche seguono il ritmo delle onde, i rematori affrontano la forza del mare, la schiuma si frammenta in riccioli sottili che sembrano sospesi nell'aria. Ogni elemento contribuisce a costruire un'immagine di tensione, nella quale la natura viene osservata con precisione e restituita attraverso una sintesi formale.

Studio con il metodo delle circonferenze costruite sul lato minore ribaltato sul maggiore di Paolo Linetti.

La mostra invita a soffermarsi anche su un aspetto meno noto del lavoro di Hokusai: il metodo con cui costruiva le proprie immagini. Gli studi realizzati da Paolo Linetti, presentati lungo il percorso espositivo, analizzano la struttura della «Grande Onda» attraverso due schemi geometrici individuati dal curatore nel 2021. Rapporti proporzionali, linee di forza e costruzioni basate su precise relazioni matematiche rivelano l'architettura compositiva della xilografia e, secondo la ricerca di Linetti, costituiscono un metodo ricorrente anche in gran parte delle opere più tarde e dei disegni più elaborati del maestro. Ne emerge una chiave di lettura che invita a guardare le opere di Hokusai oltre il loro impatto iconico, mettendo in evidenza la struttura invisibile che ne sostiene l'equilibrio e accompagna naturalmente lo sguardo dell'osservatore. Il percorso prosegue mostrando come quella stessa immagine abbia intrapreso, pochi decenni dopo, un viaggio inatteso. Fino alla metà dell'Ottocento il Giappone aveva limitato i rapporti con l'esterno attraverso la politica del «sakoku», il lungo periodo di isolamento imposto dallo shogunato Tokugawa. L'arrivo delle navi del commodoro statunitense Matthew Perry nella baia di Edo nel 1853 e la successiva Convenzione di Kanagawa del 1854 segnarono l'inizio di una progressiva apertura del Paese ai commerci internazionali. Insieme a porcellane, lacche, sete e oggetti d'artigianato iniziarono a circolare anche le stampe ukiyo-e, spesso utilizzate come semplici carte protettive per imballare le merci dirette in Europa. Proprio quelle immagini, nate per un pubblico popolare, finirono presto nelle collezioni di artisti, mercanti e intellettuali, inaugurando uno dei più fertili dialoghi culturali dell'età moderna.

La sezione dedicata al Giapponismo ricostruisce questo momento di incontro. Il termine, coniato nel 1872 dal critico francese Philippe Burty, identifica il profondo interesse che, dalla seconda metà dell'Ottocento, investì l'Europa nei confronti dell'arte e della cultura giapponese. L'influenza delle stampe di Hokusai, Hiroshige e degli altri maestri dell'ukiyo-e si estese ben oltre la pittura, coinvolgendo arti decorative, grafica, illustrazione, moda e design. Gli artisti occidentali scoprirono nuove possibilità compositive: punti di vista inattesi, tagli ravvicinati, superfici cromatiche compatte, una diversa organizzazione dello spazio e una maggiore libertà nel rapporto tra figura e paesaggio. Monet raccolse centinaia di stampe giapponesi nella sua casa di Giverny; Van Gogh ne copiò alcune per comprenderne il linguaggio; Degas, Whistler e Toulouse-Lautrec elaborarono quelle suggestioni secondo sensibilità differenti, contribuendo a ridefinire l'immagine della modernità europea. Il dialogo tra passato e presente trova un ulteriore sviluppo nell'opera contemporanea di Armando Fettolini, collocata nella sezione conclusiva della mostra. «Omaggio a Hokusai» testimonia come il linguaggio dell'ukiyo-e continui ancora oggi a generare nuove interpretazioni, confermando la vitalità di un patrimonio iconografico che attraversa epoche e culture senza esaurire la propria capacità di ispirare artisti contemporanei. È proprio in questo percorso che il titolo della mostra trova il suo significato più profondo. L'onda evocata da Hokusai attraversa il mare, supera i confini del Giappone e raggiunge l'Europa, modificando il modo di guardare e costruire le immagini. A quasi due secoli dalla sua realizzazione, «La grande onda al largo di Kanagawa» continua a esercitare un fascino che va oltre la sua immediata riconoscibilità. Palazzo delle Paure propone di leggerla come il punto d'incontro tra culture differenti, il risultato di una ricerca instancabile sulla natura e, insieme, l'origine di un dialogo artistico destinato a lasciare un segno profondo nella storia dell'arte occidentale.

Kunisada Utagawa, «Atelier di xilografia di artigiane», 1920. Collezione Mnemosyne.

Nicoletta Biglietti, 05 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Nicoletta Biglietti

Leggi i suoi articoli

Hokusai e il segreto di un'immagine diventata universale | Nicoletta Biglietti

Hokusai e il segreto di un'immagine diventata universale | Nicoletta Biglietti