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Il dipinto «San Giovanni Battista nel deserto» (1653-54) di Guercino in arrivo a Cento dalla Pinacoteca Civica «Melozzo degli Ambrogi» di Forlì

Foto: Andrea Bonavita

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Il dipinto «San Giovanni Battista nel deserto» (1653-54) di Guercino in arrivo a Cento dalla Pinacoteca Civica «Melozzo degli Ambrogi» di Forlì

Foto: Andrea Bonavita

Guercino sempre più protagonista a Cento

Da settembre, nell’ex chiesa di San Lorenzo, un allestimento di 15 opere mette a confronto il maestro con i suoi allievi e gli artisti a lui coevi, poco noti e studiati

Stefano Luppi

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Nell’ambito del «cartellone» di Regione Emilia-Romagna «Ovunque si respira il Guercino», dedicato a Giovanni Francesco Barbieri (1591-1666), in settembre si aggiungerà una sorta di importante appendice della Pinacoteca «Il Guercino», riaperta lo scorso novembre. Presso l’ex chiesa di San Lorenzo, dove in seguito al sisma del 2012, che causò la chiusura della Pinacoteca civica, venne allestita temporaneamente parte del patrimonio artistico cittadino, inaugurerà un allestimento temporaneo che resterà a disposizione del pubblico per oltre due anni, intitolato «Guercino, un nuovo sguardo. Opere provenienti da Forlì e da altri luoghi nascosti». Con la supervisione di Daniele Benati, tra i maggiori esperti dell’artista, e di Lorenzo Lorenzini, direttore della Pinacoteca centese, lo spazio ospiterà 15 lavori di Guercino, di suoi allievi e di artisti coevi.

Saranno protagonisti lungo il percorso quadri provenienti da Forlì, dal salone grande di Palazzo Del Merenda nel quale da tempo è in corso un progetto di riqualificazione: due grandi pale d’altare del Guercino, «San Giovanni Battista» (1654) e «Annunciazione» (1648), e tre legate alla celebre bottega, la «Madonna del Rosario» di Benedetto Gennari il Giovane (Cento, 1633-Bologna, 1715), lo «Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria» di Giuseppe Maria Galeppini (Forlì, 1625-Bologna, 1650), «I Santi Anna e Gioacchino e il Padre Eterno» di Cristoforo Serra (1600-89). Inoltre si rivedranno lavori provenienti dalle chiese del Rosario e di San Pietro di Cento. Dalla prima giunge l’«Assunta» (1620) con il suo illusionistico scorcio «dal sotto in su», oltre a «La Crocifissione» del 1645 e i tre dipinti della volta raffiguranti «Il Padre Eterno Benedicente», «San Francesco», «San Giovanni Battista». Da San Pietro invece giungono nell’ex chiesa di San Lorenzo opere invisibili dal 2012, a causa del sisma: lavori di Benedetto Zallone (Pieve di Cento, 1595-1644), Matteo Loves (doc. 1625 -62), dell’incisore centese Matteo Mingarini (1603-69), e del meno noto Giuseppe Maria Galleppini (Forlì, 1625 – Bologna, 1650). Presente anche una pala del ferrarese Carlo Bononi (1569-1632) appartenente alla parrocchiale di Casumaro (Fe).

«Con i cinque dipinti giunti da Palazzo del Merenda (in restauro dal 2019, Ndr), spiega Lorenzini, abbiamo intrapreso il progetto cogliendo l’occasione per affiancarvi altre opere del maestro e altri autori a lui collegati. In questo modo è possibile, anche attraverso un catalogo scientifico curato da Benati, non solo valorizzare opere e artisti di difficile visione, ma anche analizzare collegamenti e confronti, riflettendo ad esempio su lavori di artisti poco noti come Galleppini e Mingarini». L’operazione è frutto di un accordo tra i Comuni di Cento e Forlì e la Fondazione Cassa di risparmio di Cento e la Fondazione Patrimonio degli Studi di Cento, quest’ultima proprietaria dell’ex chiesa.

«Madonna di san Luca con i santi Antonio Abate, Paolo, Sebastiano e Gregorio Magno» (1630 ca) di Benedetto Zallone

Stefano Luppi, 31 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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Guercino sempre più protagonista a Cento | Stefano Luppi

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