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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliFrieze New York, appena conclusasi, ha registrato vendite milionarie trasmettendo subito l'impressione che il mercato sia tornato improvvisamente a muoversi con decisione. Nei corridoi del The Shed, dove per cinque giorni si sono incontrati oltre 25mila visitatori provenienti da 75 paesi, collezionisti, curatori e advisor hanno ritrovato una rapidità di esecuzione che mancava da tempo. Le acquisizioni museali si sono moltiplicate sin dalle preview, i trustees hanno acquistato con anticipo rispetto agli anni precedenti e le gallerie hanno registrato un livello di engagement che molti dealer hanno definito il più forte dalla ripartenza post-pandemica.
Il sentire generale è stato quello di un mercato meno speculativo ma molto più strutturato, meno dipendente dall’euforia e più sostenuto dalla validazione istituzionale, dalla qualità curatoriale e da una nuova geografia del collezionismo. In questo contesto, il debutto dello Sherman Family Foundation Acquisition Fund ha assunto un peso simbolico notevole. Il fondo, pensato come impegno quinquennale a sostegno degli artisti presenti nella sezione Focus, ha permesso al Brooklyn Museum e al Baltimore Museum of Art di acquisire opere di Bettina, Reika Takebayashi, Seba Calfuqueo e Joanne Burke, con ulteriori grant da 5mila dollari destinati direttamente agli artisti. Il Baltimore Museum of Art ha acquisito «Both Banks I» di Reika Takebayashi dalla Public Gallery, «Destellos, PILLAN SIKILL 1» di Seba Calfuqueo da W-Galería e «Festival 7» di Joanne Burke da Soft Opening, mentre il Brooklyn Museum ha acquisito due lavori di Bettina dalla galleria Ulrik.
«L’edizione 2026 di Frieze New York ha segnato un nuovo importante capitolo nel rapporto della fiera con i musei e le collezioni pubbliche. Grazie al primo Sherman Family Foundation Frieze New York Acquisitions Fund, le opere di quattro artisti sono entrate a far parte delle principali collezioni museali statunitensi, mentre le collaborazioni programmatiche con Counterpublic, Dia Art Foundation e il Whitney Museum of American Art hanno rispecchiato la profondità dell’impegno curatoriale durante tutta la settimana. Le gallerie hanno registrato vendite significative sia per gli artisti emergenti che per quelli affermati, con una forte domanda da parte dei principali collezionisti privati, dei grandi musei e delle fondazioni», ha dichiarato Christine Messineo, direttrice per le Americhe della fiera.
La presenza dei musei è stata percepibile ovunque. Curatori e direttori del Metropolitan Museum of Art, del Museum of Modern Art, del Whitney Museum of American Art, del Los Angeles County Museum of Art e del Solomon R. Guggenheim Museum hanno attraversato costantemente la fiera insieme a patrons e acquisition committees, contribuendo a creare un clima di fiducia che si è immediatamente riflesso nelle vendite.
Joanne Burke, «Festival 7», 2025. Courtesy of the artist and Soft Opening, London
Sul fronte del mercato primario alto, White Cube è stata tra le protagoniste assolute della settimana. Nelle prime ore della VIP preview la galleria ha venduto due grandi lavori di El Anatsui, «LuwVor I» per 2,2 milioni di dollari e «MivEvi III» per 1,9 milioni, confermando la tenuta eccezionale del mercato dell’artista ghanese. Alla stessa velocità sono stati collocati «SET VII» di Antony Gormley per 450mila sterline, «Deep Space #4» di Howardena Pindell per 275mila dollari e «Salvador» di Marina Rheingantz per 250mila dollari, oltre a ulteriori lavori di Marguerite Humeau, Sara Flores, Emmi Whitehorse, Danica Lundy, Louise Giovanelli e Julie Curtiss.
Anche Thaddaeus Ropac ha registrato vendite immediate: «Stunde der Nachtigall» di Georg Baselitz è stato venduto per 1,4 milioni di euro, mentre «Bob Song (Salvage)» di Robert Rauschenberg ha raggiunto gli 825mila dollari. A questi si sono aggiunti «Black Roses 3» di Alex Katz a 600mila dollari e ulteriori opere di Martha Jungwirth e Joan Snyder. «I collezionisti sono molto determinati, quindi le decisioni e le vendite sono state rapide», ha commentato lo stesso Ropac, sintetizzando l’atmosfera della settimana.
Almine Rech ha collocato un importante light work di James Turrell tra i 900mila e il milione di dollari, mentre Hales ha venduto il centerpiece della personale di Virginia Jaramillo per 540mila dollari. Gagosian ha riportato vendite distribuite tra Derrick Adams, Helen Frankenthaler, Gerhard Richter, Adriana Varejão, Stanley Whitney e Francesca Woodman, mentre Pace Gallery ha registrato numerose vendite tra i 100mila e i 200mila dollari nella doppia presentazione dedicata a Maya Lin e Leo Villareal.
Seba Calfuqueo, «Destellos, PILLAN SIKILL 1», 2024. Courtesy of the artist and W-galería, Buenos Aires
Molto forte anche la presenza asiatica. Kukje Gallery ha venduto due lavori di Ha Chong-Hyun tra 390mila e 468mila dollari, insieme a opere di Kibong Rhee, Kyungah Ham, Ugo Rondinone e Julian Opie tra 45mila sterline e 108mila dollari, oltre a sculture di Gimhongsok e Jean-Michel Othoniel. Tina Kim Gallery ha collocato due dipinti di Ha Chong-Hyun rispettivamente a 390mila e 180mila dollari, un’opera di Kim Tschang-Yeul tra 120mila e 140mila dollari e lavori di Lee ShinJa, Maia Ruth Lee, Livien Yin, Suki Seokyeong Kang, Pio Abad e Jane Yang D’Haene in una fascia compresa tra 20mila e 100mila dollari. Johyun Gallery ha esaurito completamente la propria presentazione di Lee Bae con opere tra 100mila e 250mila dollari, aggiungendo vendite di Kishio Suga, Kim Taek Sang e Hwang Jihae.
La fascia intermedia del mercato è apparsa particolarmente «liquida». 303 Gallery ha venduto «Terra» di Doug Aitken per 225mila dollari, due lavori di Rob Pruitt a 150mila e 80mila dollari, sei opere di Sam Falls, inclusi un dittico ceramico a 150mila dollari e un tavolo ceramico a 90mila, oltre a una tela di Sue Williams per 115mila dollari e tre sculture di Jeppe Hein tra 85mila dollari e 90mila euro. James Cohan ha registrato il sold out completo della personale di Kelly Sinnapah Mary, con «The Sacred Garden» a guidare le vendite a 130mila dollari. Night Gallery ha collocato sette dipinti di Hayley Barker tra 30mila e 175mila dollari, mentre Southern Guild ha venduto numerosi lavori di Lebohang Kganye, Amine El Gotaibi, Mmangaliso Nzuza, Patrick Bongoy, Usha Seejarim e Chidy Wayne tra 20mila e 38mila dollari.
La vera sorpresa della fiera, però, è stata la forza dell’asse latinoamericano. Quattordici gallerie provenienti dall’America Latina hanno trasformato quella che negli anni passati appariva come una presenza curatoriale in una concreta forza di mercato. Mendes Wood DM ha parlato di «energia imbattibile», Mitre Galeria ha venduto nove opere di Wallace Pato, Pedro Neves e Manauara Clandestina tra 5mila e 36mila dollari già nelle prime ore di apertura, mentre Nara Roesler ha collocato «Seeds VII» di Marcelo Silveira per 45mila dollari e cinque lavori di Jonathas de Andrade tra 12mila e 22mila dollari.
La presentazione congiunta di Almeida & Dale e François Ghebaly è andata quasi completamente esaurita: un lavoro di Jaider Esbell è stato venduto per 180mila dollari, un dipinto di Amadeo Luciano Lorenzato per 115mila e un Tony Matelli per 90mila dollari, accanto a opere di Melike Kara, Patricia Iglesias Peco, Maia Ruth Lee e Maxwell Alexandre. L’interesse verso pratiche artistiche legate a identità indigene, questioni post-coloniali e nuove narrazioni del Sud globale è apparso trasversale sia tra i collezionisti privati sia tra le istituzioni.
Anche la sezione Focus ha registrato una densità di vendite superiore alle aspettative. Public Gallery ha esaurito la presentazione di Reika Takebayashi, Soft Opening ha registrato il sold out della personale di Joanne Burke e la premiata W-Galería ha ottenuto sia il Focus Stand Prize sia importanti acquisizioni istituzionali. Parallelamente, Ortuzar Projects e Marc Selwyn Fine Art hanno quasi esaurito la presentazione congiunta di Akinsanya Kambon con nove opere tra 25mila e 55mila dollari, mentre Daniel Faria Gallery ha collocato numerosi lavori di Stephanie Comilang e Shannon Bool tra 20mila e 30mila dollari, avviando trattative con importanti musei americani.
In una fascia di mercato ancora più accessibile, Union Pacific ha venduto 29 opere tra 4mila e 33mila dollari di artisti come Niklas Asker, Aya Higuchi e Soumya Netrabile; Jenkins Johnson ha collocato una fotografia di Gordon Parks per 80mila dollari; P420 ha venduto lavori di Francis Offman e Adelaide Cioni intorno ai 20mila dollari; mentre Yeo Workshop e G Gallery hanno registrato forti risultati con artisti del Sud-est asiatico come Citra Sasmita, Maryanto e Rachel Youn.
La sensazione, alla chiusura della fiera, era quella di un sistema tornato a trovare un proprio equilibrio dopo anni dominati da volatilità e rallentamenti macroeconomici. Frieze New York pare inoltre aver premiato la credibilità curatoriale, la forza istituzionale e la capacità delle gallerie di costruire relazioni culturali globali.
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