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Uno degli esemplari di conchiglia di Charonia Lampas ritrovati dagli archeologi dell’Università di Barcellona in Catalogna

Foto: Università di Barcellona

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Uno degli esemplari di conchiglia di Charonia Lampas ritrovati dagli archeologi dell’Università di Barcellona in Catalogna

Foto: Università di Barcellona

Grandi conchiglie, un potente strumento sonoro (e forse anche musicale) del Neolitico

Ricercatori dell’Università di Barcellona hanno «mappato» alcuni esemplari di Charonia Lampas dell’epoca, raccolte dopo la morte dell’animale e con le estremità accuratamente rimosse: hanno una frequenza tra i 400 e i 470 Hz

Vittorio Bertello

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Una squadra di ricercatori dell’Università di Barcellona che studia la Catalogna del Neolitico sta producendo nuove informazioni sull’utilizzo, da parte dell’uomo preistorico di quell’epoca, di grandi conchiglie come potenti strumenti sonori, utilizzati verosimilmente per trasmettere messaggi a lunga distanza e forse anche con una funzione musicale. Alcune conchiglie del mollusco gasteropode Charonia Lampas, rinvenute in diversi siti e risalenti alla fine del V o all’inizio del IV millennio a.C., sono ora ritenute tra gli strumenti acusticamente più potenti di quel tempo.

Più di una dozzina di conchiglie di questo tipo sono state rinvenute in una regione relativamente piccola della Catalogna. Le loro estremità sono state attentamente rimosse, il che suggerisce una modifica intenzionale, e le tracce presenti sulle conchiglie rivelano che queste sono state raccolte dopo la morte dell’animale, circostanza che suggerisce che le conchiglie non sono state raccolte a scopo alimentare, ma esclusivamente per le loro qualità acustiche.

I ricercatori hanno analizzato gli esemplari meglio conservati e, per la prima volta, li hanno suonati sistematicamente per valutarne il suono. Otto conchiglie erano abbastanza ben conservate da poter essere testate. Quando venivano soffiate, producevano toni estremamente forti, in grado di propagarsi a distanza e attraverso il terreno. I loro livelli di espressione sonora, come volume acustico, sono più alti di qualsiasi altro dispositivo conosciuto dell’era preistorica; quindi fungevano da efficaci strumenti di segnalazione per le comunità attraverso i terreni agricoli, le zone montuose e le aree minerarie.

Questi ritrovamenti aiutano a spiegare perché gli strumenti sembrano concentrarsi in regioni che si ritiene abbiano ospitato dense popolazioni neolitiche. Le trombe di conchiglia potrebbero essere state utilizzate per coordinare le attività tra lavoratori, agricoltori e insediamenti vicini. In ambienti dove la visibilità era limitata, il loro suono penetrante poteva trasmettere informazioni ben oltre la portata della voce umana.

Lo studio dimostra anche che questi gusci non erano puramente funzionali. Diversi strumenti sono in grado di produrre fino a tre note stabili e una manipolazione abile, attraverso varie tecniche come la flessione o il blocco con la mano, consente sottili variazioni di tonalità insieme a effetti melodici. Sebbene tali tecniche riducano il volume, dimostrano il potenziale espressivo delle conchiglie. Alcuni esperimenti hanno persino esplorato metodi alternativi, tra cui vibrazioni rilassate delle labbra che generano toni bassi e ruvidi, o tentativi di utilizzare le conchiglie come modificatori della voce.

Una questione che rimane aperta è se i popoli neolitici selezionassero intenzionalmente conchiglie di una determinata dimensione per ottenere un’intonazione preferita. La frequenza fondamentale delle conchiglie dipende dalla lunghezza dell’esemplare, e quelli catalani si collocano tra i 400 e i 470 Hz, un valore superiore a quello riscontrato in molte altre regioni. Ciò suggerisce che le conchiglie di medie dimensioni potessero essere le più adatte, in quanto garantivano un equilibrio tra potenza, trasportabilità e chiarezza tonale.

Vittorio Bertello, 04 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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