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Una veduta di «Last Jest» di Peter Friedl nella Loggia dei Vini a Villa Borghese, Roma

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Una veduta di «Last Jest» di Peter Friedl nella Loggia dei Vini a Villa Borghese, Roma

Gli enigmi di Peter Friedl nella restaurata Loggia dei Vini a Villa Borghese

L’opera «Last Jest» è protagonista del programma di arte contemporanea «Lavinia»: «È un lavoro sul costume, sull’arte come documento storico; rievoca ma non rappresenta, racconta ma non necessariamente rimanda»

Gianfranco Ferroni

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Una presenza enigmatica, una storia possibile: fino al 15 novembre a Roma, nella Loggia dei Vini a Villa Borghese, è da visitare il nuovo progetto di «Lavinia», il programma di arte contemporanea a cura di Salvatore Lacagnina e realizzato da Ghella, con protagonista Peter Friedl (Oberneukirchen, Austria, 1960) con l’opera «Last Jest». «Artista fallito», come si definisce Friedl, con l’opera presentata vuole evocare «l’abito di Hop-Frog, il protagonista della storia omonima di Edgar Allan Poe, il maestro del brivido. Hop-Frog, il giullare nano del re, oltre a una straordinaria forza fisica, ha un altro tipo più terribile di forza: l’immaginazione che concepisce una vendetta perfetta, un’inversione catastrofica delle relazioni di potere. L’ultima azione, l’ultimo scherzo, l’ultima buffonata». Il concetto di «Katastrophe» è insito nella cultura tedesca, più volte sottolineato dall’indimenticato Philippe Daverio, e anche Friedl ne resta attratto. Così quella presentata «è un’opera aperta che agisce su molteplici livelli. È un lavoro sul costume, sull’arte come documento storico; rievoca ma non rappresenta, racconta ma non necessariamente rimanda. È un’opera che riguarda la storia, le relazioni tra estetica e politica, tra potere e sottomissione. Di certo ha a che fare con il teatro», che poi è un tema ricorrente nel lavoro di Friedl, «un teatro fatto a brandelli, dove l’azione è congelata o impossibile».

Promosso da Roma Capitale, Assessorato della Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, «Lavinia» è un programma d’arte che prende il nome da Lavinia Fontana (1552-1614), tra le prime artiste donne ad aver ottenuto pieno riconoscimento nella storia dell’arte. Il progetto si sviluppa in parallelo al restauro della Loggia dei Vini, reso possibile da una donazione di Ghella e affidato a R.O.M.A. Consorzio sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La Loggia restaurata è ora visibile al pubblico nella sua interezza, a conclusione dei lavori di restauro durati tre anni: appartiene all’antico complesso architettonico seicentesco che comprende anche la Grotta ipogea, originariamente destinata alla conservazione dei vini e collegata al Casino Nobile di Villa Borghese da un passaggio sotterraneo.

Una veduta di «Last Jest» di Peter Friedl nella Loggia dei Vini a Villa Borghese, Roma

Gianfranco Ferroni, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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