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Manifestazione a sostegno delle proteste antigovernative a Cuba, davanti all’ambasciata cubana in Spagna, il 12 luglio 2021. Foto Oscar Gonzalez/NurPhoto via Getty Images

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Manifestazione a sostegno delle proteste antigovernative a Cuba, davanti all’ambasciata cubana in Spagna, il 12 luglio 2021. Foto Oscar Gonzalez/NurPhoto via Getty Images

Gli artisti cubani invitano al boicottaggio degli eventi culturali nazionali

In una lettera aperta si dice che il regime sta «usando l’arte per salvare la sua immagine pubblica» a fronte di «persistenti violazioni dei diritti umani» da parte del governo

Gareth Harris

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Artisti cubani e cubano-statunitensi, tra cui Tania Bruguera e Coco Fusco, hanno firmato una lettera aperta in cui esortano il mondo dell’arte internazionale a concentrarsi sulla «repressione del governo cubano nei confronti dei suoi artisti, sulle persistenti violazioni dei diritti umani e sulla crisi umanitaria del Paese». I 24 artisti, studiosi e personalità artistiche che compaiono nella lettera invitano il mondo dell’arte a boicottare gli eventi culturali organizzati e finanziati dal governo cubano. Nella lettera, pubblicata per la prima volta su «Hyperallergic», i firmatari, tra cui figurano anche gli artisti Hamlet Lavastida e Sandra Ceballos, evidenziano altre questioni etiche del mondo dell’arte, affermando ad esempio che «artisti, attivisti e giornalisti culturali investigativi hanno costretto le istituzioni a riflettere sull’etica di accettare il sostegno di aziende e individui che traggono profitto dai combustibili fossili, dalla produzione di armi e da prodotti farmaceutici che creano forte dipendenza».

I firmatari sottolineano anche la recente controversia in Turchia sul licenziamento di Defne Ayas come curatore della Biennale di Istanbul del 2024. La crisi a Cuba, tuttavia, «non ha ricevuto un’attenzione tale da suscitare un’analoga preoccupazione sull’etica della cooperazione con lo Stato cubano». I 24 firmatari invitano poi a boicottare gli eventi culturali sponsorizzati dallo Stato sull’isola, indicando l’imminente Havana Art Weekend che si terrà a novembre e che, secondo il sito ufficiale dell’evento, è una «vibrante stravaganza di quattro giorni che trasforma L’Avana in un centro internazionale per gli appassionati d’arte e per i professionisti». In un’e-mail gli organizzatori dell’evento hanno smentito l’ipotesi di legami con il governo, affermando che «Havana Art Weekend è un’iniziativa indipendente senza affiliazioni o sponsorizzazioni da parte del Ministero della Cultura o del governo cubano». Hanno aggiunto che per la prossima edizione «manterranno la natura indipendente dell’Havana Weekend ospitando il programma esclusivamente negli studi privati degli artisti e in altri spazi non governativi».

I firmatari della lettera aperta sono tuttavia chiari su ciò che considerano la portata del coinvolgimento governativo e istituzionale nella repressione. «È indispensabile che gli stranieri riconoscano che la repressione degli artisti è attuata dagli stessi burocrati culturali che li accolgono sull’isola, li presentano a un numero selezionato di artisti fidati e organizzano le loro visite alle gallerie d’arte statali», aggiunge la lettera. I firmatari affermano inoltre che «più di mille prigionieri politici stanno attualmente scontando pene oltraggiosamente lunghe per aver protestato pacificamente, e tra loro ci sono diversi nostri colleghi artisti», una mossa criticata da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. All’inizio di quest’anno, l’artista e attivista cubano Luis Manuel Otero Alcántara, detenuto in carcere a Cuba, ha lanciato un appello «alle persone di coscienza di tutto il mondo affinché sostengano la nostra lotta per liberare noi stessi e il nostro Paese» in un articolo pubblicato sul quotidiano «Miami Herald». Alcántara è detenuto a Guanajay, un penitenziario di massima sicurezza a sud-ovest dell’Avana.

La pubblicazione del suo commento segna due anni dal suo arresto, avvenuto durante le proteste antigovernative che hanno investito il Paese. Nel frattempo, secondo Hyperallergic, lo scorso dicembre a Cuba è stato applicato un nuovo codice penale, che include regole più severe per la censura dei social media. «Il nuovo codice penale stabilisce che i cittadini cubani possono essere incarcerati fino a due anni per aver pubblicato critiche al governo sui social media, per aver ricevuto finanziamenti esterni per attività culturali indipendenti o per essersi impegnati in attività che potrebbero essere interpretate come interferenze nelle operazioni del governo», si legge nella lettera.
 

Manifestazione a sostegno delle proteste antigovernative a Cuba, davanti all’ambasciata cubana in Spagna, il 12 luglio 2021. Foto Oscar Gonzalez/NurPhoto via Getty Images

Gareth Harris, 31 agosto 2023 | © Riproduzione riservata

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