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Tazza litron con piattino con putti alati imprigionati dietro finestre circolari chiuse da una grata dorata su fondo a muratura. Vienna, Manifattura Imperiale, 1802

Photo: Kajetan Kravos

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Tazza litron con piattino con putti alati imprigionati dietro finestre circolari chiuse da una grata dorata su fondo a muratura. Vienna, Manifattura Imperiale, 1802

Photo: Kajetan Kravos

Giovanni Lokar, il collezionista che ha donato oltre 550 porcellane al Museo Sartorio di Trieste

La raccolta, unica nel suo genere per valore enciclopedico, annovera un’ottantina delle più prestigiose manifatture italiane ed europee attive tra Sette e Novecento, messe insieme nell’arco di 60 anni

Sanzia Milesi

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Una collezione di oltre 550 pezzi capaci di testimoniare l’arte della porcellana dalla sua introduzione in Europa agli inizi del Settecento sino alla prima metà del Novecento. Una raccolta unica nel suo genere per il proprio valore enciclopedico, che unisce un’ottantina delle più prestigiose manifatture italiane ed europee, delle circa 200 documentate all’epoca. Un patrimonio dal valore stimato attorno ai 2 milioni di euro (sfugge come indiscrezione, senza che nessuno ufficialmente lo riveli) accumulato in 60 anni e donato con gran generosità alla città di Trieste dai coniugi Giovanni Lokar e Sonja Polojaz.

Il Museo Sartorio, villa altoborghese dell’Ottocento, che è parte della rete dei 13 Musei Civici triestini, ha così inaugurato la Donazione Lokar. Come ripetono tutti «una naturale destinazione» per questa casa-museo, nata nel 1954 grazie al lascito testamentario di Anna Segrè Sartorio, già collezionista di porcellane. Una risorsa di «oro bianco» che i curatori assicurano al livello di quelle visitabili al British Museum e al Victoria&Albert Museum di Londra, a Palazzo Madama a Torino, a Ca’ Rezzonico a Venezia o nel Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Un granello di futura memoria per chi ha collezionato la storia.

Origini slovene, «nato l’anno dell’invasione della Polonia», come ripete senza indicar la data, Giovanni Lokar (Aidussina, 1939) è un imprenditore (prima commerciante in legnami, poi lungamente in caffè grazie al suocero) che da sempre ha guardato lontano, uscendo dalle proprie mura. «Questa città a noi ha dato tantissimo. Ho voluto restituire a Trieste un segno di gratitudine», riferisce mentre sottolinea l’importanza di mantenere l’unitarietà di questo fondo e ricorda le precedenti mostre temporanee in cui la sua collezione ha abitato la città di Trieste (nel 2001 e nel 2013). Così, con fare curioso attraversa le sale e si corregge parlando di «mia, ora nostra collezione». Accenna al valore intrinseco dell’oggetto, in ragione di datazione e rarità, ma risplende come le «sue» porcellane quando parla di oggetti testimoni di un’epoca e uno stile, della cultura di un mondo scomparso. «Come dei personaggi che lo crearono e orgogliosamente lo esibirono. Tutto, quasi per incanto, sembra rivivere oggi al momento di osservarlo», spiega.

Un’osservazione resa viva anche grazie alla cura degli allestimenti, da lui ideati, diretti e in parte finanziati. Vetrine semicircolari, ispirate al Metropolitan Museum di New York e realizzate da Goppion; panche con tablet interattivo; a muro, una mappa luminosa con l’ubicazione delle tante manifatture collezionate sino ai confini russi; i piccoli dettagli, come i tendaggi che ne riportano tutti i marchi di fabbrica. È questo l’allestimento delle due sale permanenti, seguito con cura dal coordinatore del Museo Sartorio, Michela Messina, affiancata da Roberta Bassi e Francesca Avignone. Fu lei, nell’estate 2024, a ricevere la prima inaspettata telefonata con cui il signor Lokar annunciava le proprie intenzioni che ora si sono concretizzate. Una prima sala dedicata alla porcellana europea, una seconda focalizzata su quella italiana: pezzi unici o interi corpus, suddivisi per manifattura, area geografica, sequenza cronologica.

«Sono le nostre queste? , commenta con stupore la signora Sonja Polojaz solcando per la prima volta le sale intitolate a lei e al marito. Sono emozionata, prima erano più ammassate, quasi non le riconoscevo con queste belle luci».

Nel frattempo il marito condivide con la platea le sue erudite conoscenze e passioni. L’arrivo delle prime porcellane in Europa dalla Cina con Marco Polo. La rincorsa tra sovrani, per mezzo di chimici e alchimisti, a scoprire la formula dell’arcanum: il segreto della composizione della porcellana, con caolino, feldspato e quarzo. Le alte temperature necessarie, fino a 1.400 gradi centigradi, difficilissime da raggiungere allora. La differenza tra porcellana dura e tenera, quest’ultima già conosciuta a fine 1500 a Firenze da Francesco I de’ Medici. L’avvio della porcellana europea, in Germania nel 1709 grazie al re Augusto Il Forte, con la nascita della manifattura sassone di Meissen, e a seguire, Du Paquier a Vienna e la veneziana Vezzi. Le differenti caratteristiche tra bianchi lucenti e decori blu «a cipolla», rose, motivi orientali o araldici, scene e paesaggi. Le abilità degli Hausmaler (pittori di porcellane a domicilio) e il prestigio delle varie manifatture italiane come Rossetti a Torino, Ginori a Firenze, Hewelcke a Udine, Cozzi a Venezia. La diffusione della porcellana anche in virtù dei traffici economici di cioccolata, caffè e tè (tazze a due manici per la cioccolata, uno per il caffè, nessun manico per il tè) e ovviamente la centralità della sua Trieste, patria del (anche suo) caffè. Per finire, indica così il suo «numero uno», il primo acquisto avvenuto già nel 1963, una tazza di manifattura imperiale viennese con tralcio di foglia di vite, e l’ultimo, una teiera Vezzi aggiudicata a un’asta genovese, dove la custodia di sei mesi da parte da parte delle Belle Arti l’ha fatto poi desistere dal proseguir la collezione.

«È davvero l'ultimo, o pensa ne collezionerà ancora?», chiedo alla moglie Sonja, che in disparte lo segue sempre, sorriso mite e sguardo attento. Ha appena finito di raccontarmi del marito, per anni chiuso in studio a coltivare la sua passione, mentre lei andava a teatro con le figlie, allora bambine. «No no, con le porcellane ha finito». Una pausa, e riprende: «Ma inizierà di certo a collezionare altro».

Sanzia Milesi, 14 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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