Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Giovanna Bertazzoni

Image

Giovanna Bertazzoni

Giovanna Bertazzoni dopo trent’anni lascia Christie’s per dedicarsi a nuovi progetti

Una carriera segnata dalla trasformazione del mercato dell’arte, dalla crescita internazionale del collezionismo e da una costante attenzione alle istituzioni culturali. Ora si apre un nuovo capitolo tra ricerca e musei

Chiara Massimello

Leggi i suoi articoli

Dopo quasi trent’anni, alla fine di quest’anno, Giovanna Bertazzoni lascerà Christie’s. Dal 1998, quando fu assunta come researcher nel dipartimento Impressionist and Modern Art, ha sempre vissuto a Londra, con suo marito Andrea e poi, dal 2005, anche con Martino, suo figlio, lavorando per la prestigiosa casa d’aste fondata nel 1766, con sedi in 46 Paesi e un fatturato, nel primo semestre 2026, di 4,5 miliardi di dollari (il miglior risultato degli ultimi cinque anni). Quella di Giovanna Bertazzoni è una storia che parla di crescita e cambiamento, di grandi soddisfazioni e di sacrificio, di tenacia e volontà.

In questi trent’anni il mondo dell’arte e delle aste si è trasformato radicalmente e il collezionismo è mutato profondamente. Lei, che ha vissuto questi cambiamenti dall’interno, ce li può raccontare?
Il cambiamento più importante negli ultimi trent’anni è stata la globalizzazione: un mercato dell’arte principalmente europeo e nordamericano è esploso a coinvolgere prima il Medio Oriente (dai primi anni 2000) poi, dalla seconda decade del 2000, l’Asia e in ultimo, in tempi più recenti, anche il Sud America e l’Africa. Con la globalizzazione e l’avvento del digitale abbiamo anche visto una democratizzazione del mercato. Sempre più gente «consuma» arte a tutti i livelli, non è più un’esclusiva degli «happy few» e i collezionisti sono sempre più giovani, soprattutto in Asia, dove la maggior parte dei nostri compratori sono Millennials e Gen Z. Ovviamente, data la situazione drammatica del nostro presente, l’espansione geografica, demografica e trasversale a livello sociale, che sembrava inarrestabile, è diventata episodica e frammentata. In questo momento, per ovvi motivi geopolitici, il mercato del Medio Oriente è meno vivace; la Russia, che ha cambiato completamente le aste di Londra tra il 2004 e il 2014, è completamente sparita; l’Asia, che è stata protagonista assoluta dal 2012 al 2020, ha subito una battuta d’arresto dopo il covid e solo ora dà segnali di ripresa significativi. La direzione del mercato è comunque quella di un’espansione globale ormai assodata ma con fenomeni di contrazione episodici legati alle tensioni internazionali. È sempre stato il nostro compito di professionisti del mercato prevedere queste fasi di rallentamento ed essere elastici e creativi per spostarci su altri fronti.

Nel 2001, per la prima volta, è stata responsabile di un’asta; in seguito, dal 2008, ha guidato il dipartimento di Impressionist and Modern Art e nel 2011 è diventata Global Head of Department. Quando poi è stato creato il dipartimento 20/21, con Alex Rotter e Marcus Fox è stata nominata Vice-Chairman e infine Chairman Europe nel 2024. Una donna in un mondo che per lungo tempo è stato connotato come maschile, soprattutto ai vertici dell’azienda, in più, una donna italiana in una società storicamente inglese. Com’è cambiato il mondo per le donne a Londra e nell’arte?
In tre decenni il mercato dell’arte è cambiato tantissimo per le donne. C’è un aneddoto che racconto spesso che dà la misura di come fosse quando ho cominciato nel 1998: da Christie’s le donne non potevano indossare i pantaloni in ufficio. Solo con l’inizio del nuovo millennio, Edward Dolman, allora Ceo dell’azienda, è riuscito a scardinare una tradizione secolare. Questo è anche coinciso con l’inizio di una nuova fase per Christie’s quando l’azienda è stata acquistata da François Pinault nel 1998. La proprietà francese e i grandi cambiamenti che stavano avvenendo nel Regno Unito durante l’era del governo Blair (1997-2007) hanno portato una forte europeizzazione di una compagnia che era fondamentalmente ancora inglese, e con questa a una reale integrazione e valorizzazione delle donne a ogni livello dell’azienda. Oggi il Ceo di Christie’s è una donna, Bonnie Brennan, le due Presidenti di Europa e Francia sono due donne e alcune tra le esperte più senior dell’azienda sono donne. All’interno dell’azienda queste posizioni apicali sono raggiunte perché c’è una politica, a cui credo di aver contribuito molto, di attenzione all’equilibrio tra vita privata e vita professionale. Il lavoro in una casa d’aste come Christie’s impone ritmi brutali, continui viaggi e molto stress quotidiano, proprio come nel mondo delle banche d’investimento. Solo grazie a una strategia gestionale mirata ad aiutare le donne nei periodi critici della prima, e soprattutto della seconda, gravidanza, si possono mantenere e far crescere le giovani, da quando arrivano in azienda a quando si affermano come direttrici d’asta.

Per la maggior parte della sua carriera lei è stata il punto di riferimento del dipartimento Impressionist and Modern, ma non solo. Molti giovani researcher, proprio come lei all’inizio, sono arrivati e cresciuti all’interno di Christie’s. Il lavoro della casa d’aste è un lavoro di squadra che coinvolge tante figure professionali diverse (cataloguer, esperti, responsabili d’asta, capi dipartimento, battitori, addetti alla strategia e al marketing). Quanto è stato importante per lei lavorare in gruppo e qual è la filosofia che ha voluto trasmettere all’interno dell’azienda?
Sono certa che uno dei motivi del mio successo da Christie’s sia stata la mia capacità manageriale. Ho sempre guardato al gruppo concentrandomi sulla crescita di ogni suo individuo all’interno della squadra. Non tutti gli esperti sono bravi manager. Per carattere, ho sempre privilegiato la guida del dipartimento e la costruzione di una squadra affiatata e motivata piuttosto che l’affermazione attraverso vittorie personali eclatanti. La mia filosofia è quella di pensare sempre a «the tree behind the tree», ossia un modello che mette sempre l’attenzione sul giovane che viene formato dal suo senior, in modo tale che al momento di una promozione al vertice della squadra tutti possano crescere e giovarne.

Quando ha iniziato a lavorare da Christie’s, i risultati più importanti delle aste erano nei dipartimenti Old Masters e Impressionist. Oggi, è il Post War che totalizza il più alto numero di record (Jackson Pollock, «Number 7A», 1948, è stato venduto per 181,2 milioni di dollari, da Christie’s a New York, in maggio). Come e quando è avvenuto questo passaggio? Secondo lei, questa è un’evoluzione continua? Si aspetta che l’arte contemporanea prenda il posto delle opere Post War nei prossimi anni?
Per ovviare alla scarsità di opere impressioniste, ovviamente sempre più rare, e allo spostarsi del gusto globale verso il moderno e il contemporaneo, nel 2020 è stato realizzato un accorpamento tra i due dipartimenti storici di Impressionist and Modern e Post War and Contemporary in una sola grande realtà chiamata «20/21». Questo rimette in circolo i grandi capolavori del tempo di Claude Monet e Vincent van Gogh rendendoli appetibili a collezionisti che si sono invece formati sull’arte del dopoguerra e contemporanea. Il nuovo dipartimento che si è creato tiene vivo e alimenta l’interesse dei più grandi compratori internazionali per tutti i movimenti artistici, dalla fine dell’800 a ieri, rallentando quella corsa al contemporaneo in cui si identificano maggiormente le nuove generazioni. È poi interessante osservare come anche l’antico abbia dato recentemente segnali significativi di ripresa, legati senz’altro all’offerta in asta di capolavori di artisti come Canaletto, Michelangelo e Rembrandt che suscitano l’interesse dei grandi collezionisti (anche quelli che comprano Andy Warhol).

Nel 2013, all’asta inaugurale di Christie’s a Shanghai, lei è stata tra i fautori della vendita del primo lavoro di Picasso in Cina. Negli anni successivi, ha seguito clienti importanti e lavorato a lungo con Christie’s in Asia. Com’è stata questa esperienza?
I miei anni in Asia (2012-22) sono stati fantastici e assolutamente formativi nella mia carriera da Christie’s. Prima di tutto ho conosciuto donne eccezionali (come le allora presidenti di Christie’s Hong Kong e Asia) che mi hanno guidata e affiancata introducendomi a collezionisti di altissimo livello a Hong Kong e Taiwan, Singapore e Shanghai, Pechino e molte altre città della Cina Continentale. Per tutti questi anni (esclusi per ovvi motivi il 2020 e 2021) andavo in Cina sei volte l’anno in occasione dei tour dei grandi capolavori impressionisti e moderni che sarebbero andati in asta a Londra e New York. Da questi viaggi ho imparato tanto, ma soprattutto ho cercato di comunicare la passione per l’arte occidentale; ho appreso come raccontare le storie e le biografie dei nostri artisti cercando di appassionare all’arte dei grandi maestri compratori cresciuti in culture completamente diverse. Mi ha sempre colpita il desiderio di chiunque io abbia incontrato lungo la mia strada in Asia di conoscere, capire e apprendere.

Dopo gli studi in storia dell’arte, in Italia e a Parigi, ha iniziato a lavorare al Fine Arts Museums di San Francisco. In seguito, è stata nel board del Poldi Pezzoli di Milano e nel Development Committee della National Gallery a Londra. Nonostante il suo lavoro da Christie’s sia stato certamente molto impegnativo, ha sempre mantenuto un legame molto forte con il mondo dei musei e della cultura. Come si conciliano mercato dell’arte e istituzioni pubbliche? Forse il suo prossimo impegno sarà proprio in quella direzione?
Ha colto nel segno. Dedicarmi alla ricerca e ai musei sarà una delle mie priorità negli anni futuri. Come lei dice, il rapporto con le istituzioni è sempre stato nel mio DNA, e ha caratterizzato molti dei miei sforzi da Christie’s: mi sono sempre impegnata a trovare fondi per sponsorizzare mostre e assicurare prestiti da parte di collezionisti privati alle grandi esposizioni internazionali. Dal 2022 sono parte del Development Committee della National Gallery di Londra, un museo che sta vivendo un momento di grande crescita con la riapertura della Sainsbury Wing nel 2024 e il lancio di una grande campagna di raccolta fondi per una nuova ala dedicata alla pittura dal Novecento fino al Contemporaneo. È un progetto che mi attrae molto. Mi dà energia l’idea di poter contattare i grandi clienti con cui ho lavorato per anni non per vendere loro un quadro ma per sollecitarli a essere filantropici e aiutarli a farlo con generosità ed entusiasmo.

Chiara Massimello, 14 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Chiara Massimello

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Jean-Luc Monterosso, Settimio Benedusi, Francesca Lavazza e Valerio Tazzetti ricordano l’amico e grande maestro

Si è spento nella sua Modena Franco Fontana, il grande maestro della fotografia che ci ha mostrato la bellezza della vita con il colore. 

Nel Teatro Antico di Arles l’artista cileno inaugura i Rencontres 2026 con una lectio sulla fotografia come responsabilità civile. Dal golpe di Pinochet al Rwanda, dai migranti a Gaza, ripercorre quarant’anni di opere dedicate alla memoria, ai diritti umani e al potere delle immagini

Un appuntamento irrinunciabile nella calda estate del sud della Francia: dal 6 luglio al 4 ottobre «fotografi, curatori, editori, scrittori, docenti, storici, sostenitori e collezionisti giungono ad Arles da molti Paesi, soprattutto in occasione della frenetica settimana di inaugurazione. C’è un grande scambio di esperienze e idee», come afferma David Campany, curatore, scrittore e editore

Giovanna Bertazzoni dopo trent’anni lascia Christie’s per dedicarsi a nuovi progetti | Chiara Massimello

Giovanna Bertazzoni dopo trent’anni lascia Christie’s per dedicarsi a nuovi progetti | Chiara Massimello