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Chiara Massimello
Leggi i suoi articoli«Il colore è il luogo dove l’universo e la mente incontrano la nostra esistenza» Paul Klee
Conosciuto e amato in tutto il mondo, non passava mai inosservato per la sua disponibilità verso tutti (soprattutto i suoi allievi) e per la capacità di comunicare allegria e amore per la vita. Un grande fotografo, ma anche un grande uomo, che mandava postali colorati ai suoi amici, scattava polaroid per i collezionisti alle inaugurazioni in galleria, raccontava incredibili barzellette e storie di una vita vissuta con infinita curiosità e senza mai risparmiarsi. Il suo saluto dopo una serata era un proverbio modenese: «Mi raccomando, tenetevi stretti alla piopa» (Tgnivstrech a la piopa), dove la piopa è il grande albero della vita che va abbracciato senza volar via. Ora che le braccia hanno lasciato quella stretta, restano le sue fotografie a parlarci di lui e della sua grande passione.
Nato a Modena nel 1933, Fontana inizia a fotografare negli anni Sessanta, come spesso accadeva allora nel mondo dei fotografi dilettanti e degli appassionati. Erano gli anni in cui in Emilia, e nella sua città, si respirava un’aria vivace e un gruppo di artisti concettuali creava fermento: ai loro esordi, c’erano Franco Vaccari, Claudio Parmeggiani, Luigi Ghirri e Franco Guerzoni. Il suo debutto internazionale è statoalla Biennale Internazionale del Colore di Vienna del 1963; sono seguite poi le prime personali a Torino (1965) e a Modena (1968).
In anni in cui quasi tutti gli artisti fotografavano in bianco e nero, da subito il colore è il grande protagonista dei suoi scatti e il suo tratto più distintivo: una scelta ben precisa perché il colore è un sentimento che genera vita e porta con sé una forte valenza emozionale e psicologica. Con il colore Fontana trasforma il paesaggio.
Gli anni Settanta ci regalano foto indimenticabili che fanno conoscere il suo lavoroa livello internazionale. La Baia del Zagare (1970): una spiaggia deserta con la luce del mattino, l’ombra della scogliera incombente, il mare e il cielo in una profondità di blu infinita e Puglia (1978), in cui campi e il cielo sono come messi in posa, in uno scatto che realizzato e post prodotto in digitale sarebbe semplicissimo: un campo di fiori gialli, il profilo di una collina, il cielo magnificamente blu e due nuvole sovrapposte, lì solo per l’attimo dello scatto. Due immagini in cui si racchiude molto della sua opera e in cui si vede come Fontana lavori per sottrazione, eliminando tutto ciò che è superfluo. Restano solo geometria e colore.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato più di 100 libri distribuiti in tutto il mondo, ha esposto in oltre 400 mostre, personali e collettive, in musei e gallerieinternazionali e ha tenuto corsi di fotografia molto seguiti per 40 anni. Le sue opere sono presenti in moltissime collezioni pubbliche, tra cui il Musée d'art moderne di Parigi, il Moma di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museum Ludwig di Colonia, la Galleria d'arte moderna di Torino, l’Israel Museum di Gerusalemme.
Fontana ha spinto la fotografia e il paesaggio verso nuovi confini: il colore, brillante e acceso, crea un’atmosfera sospesa e irreale, la geometria è lineare ed essenziale,la figura umana è quasi superflua, si materializza solo a volte come ombra nella serie Presenza Assenza (1979-82). «La fotografia deve rendere visibile l’invisibile»era una tra le sue frasi preferite; non era interessato a raccontare la realtà, la fotografia era un pretesto, il contenuto emotivo era molto più importante di quello reale. Quello che si vede (e si fotografa) è in funzione di quello che non si vede,che è il vero motivo per cui si decide di scattare quella fotografia in quel momento. La fotografia non illustra e non imita, ma interpreta, diventando la ricerca di una verità ideale.
Instancabile sperimentatore, nel 1979, si reca per la prima volta va negli Stati Uniti e nasce il Paesaggio urbano: architettura che diventa astrazione, linee e forme che si alternano ai colori fortemente contrastati e una grande attenzione all’estetica e alla luce. Del 1984 è la serie Pools, porzioni di corpi sinuosi nel blu dell’acqua, e dal 2000 la ricerca sugli Asfalti, dettagli di frammenti e tracce colorate sul terreno, e sui Paesaggi Immaginari creati con l’ausilio della grafica computerizzata. A latere c’erano le Polaroid, che Fontana tanto amava per la possibilità di intervenire con un punteruolo lavorando sulla gelatina per creare immagini veramente uniche e irripetibili.
In un’intervista rilasciata nel 2016 (in occasione di Seravezza fotografia) aveva detto: «La fotografia non è né un mestiere né una professione, ma la realtà della mia vita dopo gli affetti della famiglia e dell’amicizia…Non è sufficiente guardare, occorre guardare con gli occhi che vogliono vedere e capire con il pensiero per credere in quel che si vede. Fotografare è un atto di conoscenza, è possedere. Quello che si fotografa non sono immagini, ma la riproduzione di noi stessi».
Chiara Massimello
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