Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliPrima che l’uomo imparasse a produrre sistematicamente il ferro attraverso la metallurgia, esisteva un’altra possibilità per procurarsi quel metallo: raccoglierlo dal cielo. I meteoriti ferrosi hanno rappresentato per diverse civiltà antiche una materia rarissima, difficile da reperire e proprio per questo caricata di un valore che poteva essere insieme materiale, sociale e simbolico. Una nuova ricerca suggerisce ora che anche le élite minoiche e micenee ne conoscessero il fascino. E che arrivassero a portarlo al dito.
Lo studio, pubblicato sul «Journal of Archaeological Science» da Matthieu Gounelle e Eleni Mantzourani, ha esaminato la composizione chimica di oltre cento manufatti provenienti da 33 siti archeologici dell’attuale Grecia, concentrandosi su 91 oggetti in ferro databili all’Età del Bronzo, circa 3.800-3.000 anni fa. Attraverso analisi non distruttive mediante fluorescenza a raggi X, i ricercatori hanno individuato tredici manufatti contenenti nichel, elemento che può indicare un’origine meteoritica del ferro.
Il dato più interessante riguarda la tipologia degli oggetti. Tutti e tredici sono anelli. Non strumenti d’uso comune o armi, dunque, bensì ornamenti spesso elaborati, nei quali il ferro compare insieme a materiali preziosi come oro e argento. Alcuni presentano castoni che avrebbero potuto accogliere sigilli, oggetti strettamente connessi all’identità e all’autorità nelle società palaziali dell’Età del Bronzo.
Anche i contesti di ritrovamento orientano l’interpretazione. Diversi esemplari provengono da sepolture prestigiose, comprese le tombe di Micene. Un anello è stato rinvenuto in una necropoli minoica ancora al dito di un individuo interpretato come possibile sommo sacerdote. È sulla convergenza tra materia rara, funzione dell’oggetto e rango delle sepolture che gli studiosi avanzano l’ipotesi più suggestiva: il ferro meteoritico potrebbe essere stato utilizzato come simbolo di potere dalle élite palaziali minoiche e micenee.
La questione apre un capitolo più ampio nella storia dei materiali. Prima della diffusione della siderurgia, il ferro era estremamente raro. Quello proveniente dai meteoriti possedeva inoltre una caratteristica difficilmente separabile dal suo valore materiale: aveva letteralmente origine extraterrestre. Non sappiamo naturalmente quale significato attribuissero Minoici e Micenei alla sua provenienza, né lo studio consente di ricostruire una precisa simbologia religiosa. È però significativo che una materia tanto eccezionale sia stata concentrata in oggetti personali legati alle fasce superiori della società. Il fenomeno non sarebbe isolato nel mondo antico. Ferro meteoritico è stato identificato in manufatti prodotti in aree e periodi molto diversi, dalla Groenlandia alla Cina fino all’America precolombiana. Il caso più celebre rimane il pugnale di ferro deposto nella tomba di Tutankhamon, realizzato con materiale di origine meteoritica. Proprio l’Egitto potrebbe avere avuto un ruolo anche nella vicenda egea.
Secondo gli autori, infatti, non è necessario immaginare che i meteoriti fossero stati raccolti direttamente in Grecia. Le caratteristiche geografiche e climatiche dell’area rendono più difficile la conservazione dei frammenti meteorici, soggetti all’ossidazione o destinati a finire in mare. Gli ambienti desertici egiziani sono invece particolarmente favorevoli alla loro preservazione. Una possibilità è dunque che il ferro meteoritico sia arrivato nell’Egeo attraverso quelle stesse reti di scambio che durante l’Età del Bronzo collegavano le società palaziali del Mediterraneo orientale.
La ricerca permette anche di osservare il passaggio da un ferro «caduto dal cielo» al ferro prodotto dall’uomo. Dei manufatti esaminati, 78 sarebbero infatti realizzati con ferro ottenuto attraverso processi metallurgici. Gli studiosi ipotizzano che questa tecnologia possa essere comparsa in Grecia già attorno al 1400 a.C., anche se soltanto due degli oggetti analizzati precedenti al 1200 a.C. (un pendente e un anello) sembrano appartenere a questa categoria. Rispetto all’Anatolia, la diffusione del ferro prodotto artificialmente nell’Egeo appare quindi relativamente tardiva; alcuni manufatti potrebbero inoltre essere stati importati, per esempio da Cipro.
È proprio la convivenza delle due tecnologie a rendere particolarmente interessante la scoperta. Per alcuni secoli il ferro sembra possedere due storie parallele: da una parte una materia rarissima, arrivata sulla Terra attraverso un fenomeno naturale e trasformata in oggetto di prestigio; dall’altra un materiale che l’uomo comincia progressivamente a imparare a produrre e controllare. Gli anelli meteoritici sembrano scomparire attorno al 1200 a.C., in coincidenza con le profonde trasformazioni che interessarono il Mediterraneo orientale alla fine dell’Età del Bronzo. Le ragioni possono essere molte: mutamento delle reti commerciali, difficoltà di approvvigionamento, diffusione del ferro metallurgico oppure una semplice trasformazione del gusto. Gli stessi ricercatori avanzano anche una spiegazione sorprendentemente ordinaria: potrebbe essere finita una moda. È forse il dettaglio più interessante dell’intera vicenda. Un materiale proveniente dallo spazio, sopravvissuto al viaggio attraverso il sistema solare e raccolto sulla Terra migliaia di anni fa, poteva finire dentro gli stessi meccanismi che ancora oggi regolano il lusso: rarità, provenienza, prestigio, riconoscibilità sociale. Molto prima che il ferro diventasse uno dei materiali fondamentali della civiltà, un suo frammento poteva valere proprio perché quasi nessuno poteva possederlo.
Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Ventitré reperti archeologici siriani, prestati nel 2011 per una mostra a Parigi e rimasti in Francia durante gli anni della guerra civile e dell'isolamento diplomatico del regime di Bashar al-Assad, sono stati restituiti al Museo Nazionale di Damasco. Il rimpatrio, avvenuto in occasione della visita del presidente Emmanuel Macron, rappresenta il primo grande accordo culturale tra la Siria post-Assad e un Paese occidentale e potrebbe aprire una nuova stagione di cooperazione internazionale per il recupero del patrimonio disperso.
A due anni dalla prima installazione, Jen Catron e Paul Outlaw riportano a Times Square la loro monumentale scultura Hot Dog in the City, arricchita di simboli patriottici per il 250° anniversario dell'indipendenza americana. Dietro l'apparente leggerezza dell'opera si sviluppa una riflessione sull'identità nazionale, sul consumo, sullo spettacolo e sulla costruzione dei miti collettivi.
Due nuove storie digitali dedicate alle marine siciliane dei primi anni Settanta ampliano il percorso dell'Archivio Piero Guccione su Google Arts & Culture, che oggi raccoglie 156 immagini tra opere, fotografie e materiali d'archivio
L’artista polacca porta una nuova installazione monumentale in Piazza del Popolo e una selezione di opere nella Sala delle Pietre: un percorso tra illusioni visive, materia e percezione che mette in discussione il nostro rapporto con lo spazio e il tempo



