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Stefano Caimi, «Fairy Ring»

Courtesy of the artist

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Stefano Caimi, «Fairy Ring»

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Geografie del contemporaneo in «Buona Fortuna Ribelli»

La rassegna ideata dalla galleria Lunetta11 trasforma Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo in un percorso espositivo in cui opere, memoria e percezione contemporanea dialogano con il paesaggio dell’Alta Langa

Angelica Kaufmann

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L'estate è ormai giunta nel suo pieno e, con essa, torna quel tempo dell'anno in cui il viaggio si trasforma in un'occasione di scoperta lenta, capace di sottrarsi ai percorsi più prevedibili. Sicuramente «Buona Fortuna Ribelli», la rassegna d'arte contemporanea diffusa che, dal 27 giugno sino al 20 settembre, abita l'Alta Langa cuneese trasformando il paesaggio in una trama di esperienze estetiche, favorisce questa fruizione (le aperture e gli orari nel sito: lunetta11.com).

Giunta alla sua nuova edizione, la manifestazione ideata e curata dalla galleria Lunetta11 sceglie come filo conduttore «Back to Mine», un titolo che suggerisce il ritorno a uno spazio intimo e originario, ma anche la possibilità di rileggere il territorio come luogo di appartenenza e di immaginazione. 

Tra Dogliani, Serralunga d'Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo, chiese, cappelle, giardini, borghi e architetture storiche accolgono installazioni, sculture, fotografie e interventi site-specific in un percorso che evita la spettacolarizzazione del paesaggio per privilegiare il dialogo tra arte contemporanea e territorio. L'opera modifica inevitabilmente la percezione dei luoghi in cui è inserita mentre i luoghi stessi restituiscono all'opera una dimensione concreta, fatta di storia, memoria e relazioni. Questa reciprocità distingue la rassegna nel panorama delle mostre diffuse italiane: invita a rallentare, a sostare, a lasciare che siano i tempi del paesaggio a dettare il ritmo della visita. Ne nasce un'esperienza in cui lo spostamento stesso diventa parte del lavoro creativo e il viaggio si trasforma in uno strumento di conoscenza.

Qua si inserisce la figura di Sergio Ragalzi, cui l’edizione 2026 dedica una presenza diffusa e stratificata. Alla Cappella del Ritiro della Sacra Famiglia di Dogliani, il ciclo «Ombre atomiche» riattiva una delle matrici più radicali della sua ricerca: l’idea di un’immagine segnata dall’assenza, in cui la figura umana sopravvive come impronta, residuo, traccia. Nato a partire dalla riflessione sulle catastrofi nucleari del Novecento, il ciclo non rappresenta la distruzione, ma ne trattiene la memoria come condizione permanente dello sguardo contemporaneo. A Mombarcaro, negli spazi di Borgata Lunetta, Ragalzi riattraversa invece il ciclo «Origini», dove la sua indagine si sposta verso una dimensione più arcaica e indeterminata. Qui le forme sembrano emergere da una soglia pre-linguistica: non ancora figure, ma possibilità di forma. È una genealogia immaginaria dell’umano, sospesa tra apparizione e dissoluzione, che restituisce al visitatore una percezione instabile del tempo. Sempre a Mombarcaro, la ricerca fotografica di Sara Scanderebech introduce una diversa grammatica dello sguardo. Le immagini del suo viaggio in Giappone del 2024 si costruiscono per frammenti, sovrapposizioni, accelerazioni: il reportage si trasforma in montaggio mentale, dove il dato documentario lascia spazio a una memoria in continua ricomposizione. Usi, volti, cibi e dettagli urbani non sono descritti, ma attraversati, come se l’esperienza del viaggio potesse esistere solo nella sua rielaborazione percettiva.

Nel giardino di Lunetta11, le sculture di Stefano Caimi riportano l’attenzione su una dimensione ecologica del paesaggio, inteso non come immagine stabile ma come sistema di relazioni in continua trasformazione. Accanto a queste, il progetto «thebackstudio», realizzato con la galleria MATTA di Milano, esplora le possibilità dello spazio e della luce come materiali plastici, costruendo ambienti in cui la percezione diventa instabile e mobile. All’interno dell’ufficio di Lunetta11, l’installazione video immersiva di Nicole Oike, a cura di Fondazione Recontemporary ETS, apre invece una riflessione sul rapporto tra linguaggi audiovisivi e costruzione dello spazio sensoriale. Immagine, suono e movimento non si sommano ma si dissolvono l’uno nell’altro, restituendo una condizione percettiva prossima alla perdita di orientamento.

Ismaele Nones, «Studio di un'architettura I», 2025

Maurizio Vetrugno, «Boomerang Lead Baloon», 2010

A Serralunga d’Alba, presso il Boscareto Resort, la collettiva curata da Lunetta11 in collaborazione con NP-ArtLab mette in relazione alcune figure centrali dell’arte italiana del secondo Novecento, da Carla Accardi ad Alberto Burri, da Alighiero Boetti a Mario Schifano, passando per Aldo Mondino, Salvo e Maurizio Vetrugno, con le ricerche più recenti di Ismaele Nones ed Edoardo Manzoni. Il confronto evidenzia certe continuità sotterranee: il ritorno della materia, la persistenza del segno, la trasformazione dell’immagine in campo operativo.

A Paroldo, nella Cappella di San Sebastiano, l’intervento di Matisse Mesnil, curato da PROGETTO LUDOVICO, attiva invece un dialogo discreto con la stratificazione storica del luogo, evitando ogni forma di sovrapposizione spettacolare. Qui l’opera si misura con la durata, con la permanenza di uno spazio sacro che porta ancora le tracce della sua funzione originaria. A San Benedetto Belbo, infine, la scultura gonfiabile «Genetica» di Ragalzi introduce nel paesaggio urbano un elemento di evidente discontinuità: una presenza monumentale e insieme instabile, che altera la percezione dello spazio pubblico e ne riapre le possibilità di uso e immaginazione.

Nel loro insieme, i diversi interventi compongono una geografia non lineare, dove il territorio è «materia attiva». «Buona Fortuna Ribelli» obbliga l'arte a confrontarsi con una forma di resistenza, quella del luogo, che non accoglie passivamente ma restituisce, modifica, talvolta contraddice. 

thebackstudio. Photo: Luisa Porta. Courtesy MATTA e Thebackstudio

Lunetta11

Angelica Kaufmann, 02 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Geografie del contemporaneo in «Buona Fortuna Ribelli» | Angelica Kaufmann

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