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Redazione
Leggi i suoi articoliDue uomini sono stati arrestati a Parigi in relazione al furto dei gioielli imperiali avvenuto il 17 ottobre al Louvre. I preziosi, otto in totale, non sono ancora stati ritrovati. I fermati hanno circa trent’anni e vivono nella banlieue di Seine-Saint-Denis. Entrambi sono noti alle forze dell’ordine per precedenti legati a furti di gioielli. Le analisi del Dna e i filmati di sorveglianza li hanno collegati alla rapina.
Secondo la procura di Parigi, uno dei due, di nazionalità franco-algerina, è stato bloccato sabato sera all’aeroporto Charles de Gaulle, mentre tentava di imbarcarsi su un volo per Algeri delle 20.40. Poco dopo, il complice è stato arrestato ad Aubervilliers. Gli inquirenti li tenevano sotto osservazione da giorni. La polizia è intervenuta all’ultimo momento per evitare la fuga. Le autorità ritengono che i due siano solo parte della banda. Altri complici restano ricercati, insieme al bottino stimato in 88 milioni di euro. A incastrarli, oltre alle immagini video, le tracce biologiche lasciate su decine di oggetti abbandonati durante la fuga: guanti, attrezzi da taglio, un casco, un gilet giallo, un walkie-talkie e una tanica di benzina. Gli esperti hanno isolato 150 campioni di Dna, poi confrontati con le banche dati dei soggetti schedati. I due sospettati potranno restare in custodia fino a 96 ore, come previsto dalla legge francese, prima della convalida o del rilascio. Gli investigatori li descrivono come esecutori esperti, probabilmente incaricati da una rete criminale specializzata in furti su commissione.
Il furto era avvenuto intorno alle 9.30 del 17 ottobre, nella Galleria Apollo del museo, aperta ai visitatori. Quattro uomini mascherati erano saliti con un montacarichi installato su un camion rubato e avevano sfondato una finestra. In sette minuti avevano portato via i gioielli della collezione imperiale, tra cui una tiara dell’imperatrice Eugenia e un collier di smeraldi appartenuto a Maria Luisa d’Austria.
Durante la fuga avevano tentato di incendiare il montacarichi e parte dell’attrezzatura, ma senza riuscirci. Questo ha permesso agli investigatori di rintracciare rapidamente la provenienza del mezzo, sottratto pochi giorni prima a un operaio di banlieue.
Solo una corona, caduta a terra, è stata recuperata vicino all’ingresso del museo. Tutti gli altri pezzi risultano ancora dispersi.
La direttrice del Louvre, Laurence des Cars, ha offerto le dimissioni dopo il furto, definendo l’accaduto «un grave segnale di debolezza dei sistemi di sicurezza». Le dimissioni non sono state accettate. Intanto, parte delle collezioni più preziose è stata trasferita alla Banca di Francia per maggiore protezione.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha elogiato il lavoro degli inquirenti: «Hanno agito senza sosta e con determinazione. Le indagini devono proseguire con lo stesso impegno».
Il Louvre ha riaperto al pubblico il 22 ottobre, dopo due giorni di chiusura.
La rapina, considerata una delle più audaci in Francia negli ultimi decenni, ha riportato l’attenzione sui problemi strutturali e di sicurezza del museo, che conserva oltre 33.000 opere.
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