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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliLo spazio prende forma, si piega, si espande. Diventa architettura, immagine, racconto. Ma soprattutto diventa esperienza. È da questa idea di trasformazione continua che prende avvio «No Time No Space», la mostra che riunisce per la prima volta in Sicilia l’universo creativo di Massimiliano e Doriana Fuksas, tra le figure più influenti dell’architettura contemporanea. Più che un’esposizione, un attraversamento. Di visioni, linguaggi e discipline. Architettura, arte e cinema dialogano in un unico percorso dove modelli, dipinti e immagini in movimento restituiscono la complessità di una ricerca che da oltre quarant’anni esplora il rapporto tra spazio, immaginazione e vita quotidiana.
In mostra una selezione di modelli architettonici che ripercorre alcune delle tappe più significative dello Studio Fuksas, dai primi anni Duemila ai progetti più recenti. Dallo SberCity Sports Center, pensato in relazione al paesaggio e alla dimensione collettiva, allo Zenith Music Hall di Strasburgo, premiato con la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana nel 2009. Completano il percorso il Gelendzhik Airport e The Ribbon per l’Armani Charter House di Hong Kong. Accanto ai modelli, quattro dipinti inediti di Massimiliano Fuksas, realizzati appositamente per gli spazi di Studio Casoli, e la proiezione di «Chinese Honeymoon» di Elisa Fuksas, racconto intimo della nascita del Terminal 3 dell’Aeroporto Internazionale di Shenzhen Bao’an.
Al centro della mostra emerge la poetica condivisa da Massimiliano e Doriana Fuksas: uno sguardo che rifiuta le separazioni rigide tra discipline e che trova nel progetto uno strumento per interpretare il presente. L’architettura, come il design, nasce dall’osservazione delle persone, dei loro gesti, dei loro desideri. «È molto utile fare un oggetto piccolo e un’architettura grande», raccontava Doriana Fuksas in un’intervista. Due scale diverse, ma una stessa attenzione. Perché ogni progetto, dall’edificio alla lampada, è prima di tutto una riflessione sul modo in cui abitiamo il mondo.
Non è un caso che il loro lavoro si muova costantemente tra architettura, design e arte. Per i Fuksas il progetto non è mai un esercizio formale. È un organismo vivo. Un luogo da attraversare e da usare. «Abbiamo immaginato la vita e le attività che oggi si svolgono» sugli oggetti che progettano, spiegava Doriana parlando della collezione Minah. Una frase che potrebbe descrivere anche i loro edifici: spazi pensati per accogliere relazioni, movimenti, esperienze. Con sedi a Roma, Parigi, Shenzhen e Shanghai, lo Studio Fuksas ha firmato alcune delle architetture più riconoscibili degli ultimi decenni. Opere diverse per scala, funzione e geografia, ma unite dalla stessa tensione verso la sperimentazione e dalla volontà di immaginare nuove forme di relazione tra persone e spazio. E proprio lo spazio, protagonista silenzioso dell’intera esposizione, torna alla fine del percorso come all’inizio. Non un contenitore immobile, ma una materia da reinventare. Un territorio aperto dove architettura, arte e cinema si incontrano. Senza tempo. Senza confini.
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