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Lo stand di White Cube a Frieze Seoul 2026

© WeCap-Studio. Courtesy of Frieze

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Lo stand di White Cube a Frieze Seoul 2026

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Frieze Seoul e Kiaf 2026 confermano la maturità del mercato coreano

Dopo gli anni del boom post-pandemico, le due fiere raccontano un mercato più selettivo, mentre la scena artistica coreana consolida il proprio peso internazionale

Elisa Carollo

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Si è appena conclusa la quinta edizione di Frieze Seoul e la storica Kiaf, al centro di una intensa settimana dell’arte in cittá fra il suo dinamico sistema di gallerie e la ricca offerta museale. Vendite ci sono state, ma l’atmosfera è ben diversa dalle prime edizioni tenutesi fra l’entusiasmo generale del boom post pandemia. Nel 2025 il mercato coreano nel suo complesso è sceso di quasi il 25 percento rispetto al picco del 2022, attestandosi a 615 miliardi di won (433 milioni di dollari). Negli ultimi due anni, il clima economico e politico della Corea del Sud è cambiato profondamente e soltanto negli ultimi mesi il Paese è riuscito a raggiungere un fragile equilibrio. La normalizzazione politica seguita alle elezioni presidenziali del giugno 2025, il sostegno fiscale, la ripresa dei consumi interni e le esportazioni eccezionalmente forti di semiconduttori hanno contribuito a stabilizzare un’economia fortemente dipendente dall’export.

«L’instabilità politica e il crollo del won coreano non hanno aiutato. Quest’anno Frieze Seoul e Kiaf saranno importanti barometri per misurare lo stato di salute attuale del mercato e la direzione in cui si sta muovendo», conferma Bianca Dolfin, art advisor ed ex specialista di Bonhams che vive in cittá da anni. Quest’anno Frieze riunisce più di 130 gallerie provenienti da 30 Paesi ma con un baricentro spostato dichiaratamente verso la regione Asia-Pacifico: oltre il 70 percento degli espositori proviene dall’area. Sono mancati alcuni nomi internazionali come Perrotin e MASSIMODECARLO che pur mantenendo una presenza in città attraverso sedi permanenti e pop-up non hanno rinnovato la propria partecipazione. Anche Paula Cooper salta la fiera quest’anno, ma prima dell’apertura ha inaugurato una mostra a Frieze House con alcuni dei principali artisti del proprio roster.

In generale l’andamento delle fiere e il livello di offerta in cittá ha mostrato, in definitiva, un mercato ormai maturato e uscito dalla propria bolla, diventato più consapevole e selettivo, più attento ai talenti cresciuti localmente accanto ai nomi internazionali e più concentrato sulla costruzione di una base istituzionale capace di generare un riconoscimento più ampio, invece di inseguire tendenze e status blue-chip. Allo stesso tempo, i dealer internazionali con una presenza più consolidata a Seul hanno affinato la propria comprensione di ciò che funziona con il pubblico locale, adattando di conseguenza i propri stand.

 

Art Space 3. © WeCap-Studio. Courtesy of Frieze

Coulisse. © WeCap-Studio. Courtesy of Frieze

Fra le vendite piú importanti, Thaddeus Ropac (che dal 2021 ha sviluppato la sua presenza a Seoul) ha venduto in VIP preview un dipinto di Adrian Ghenie da €1,1 milioni, insieme ad un carboncino su carta di Adrian Ghenie per 110mila euro, una scultura di Antony Gormley per 750mila sterline, un olio su carta applicata su tela di Martha Jungwirth per 170mila euro e uno studio di Alex Katz, «Study for Emma» (2015), per 150mila dollari. Sono stati inoltre collocati una tela di David Salle al prezzo di 220mila dollari e opere di Joan Snyder (25mila dollari) e ZADIE XA (80mila steline). All’inizio del secondo giorno la galleria leader coreana Kukje confermava la vendita di un’opera da 1.6 milioni di Yoo Yungkuk, la vendita più costosa in fiera, in aggiunta alle vendite della prima giornata di Ha Chong-Hyun (253mila-303.600 dollari) e una «Ecriture No. 220611» del 2022 di Park Seo-Bo da (250mila-300mila dollari), insieme a opere di artisti più contemporanei come Kibong Rhee (120mila-144mila), la sempre richiestissima Suki Seokyeong Kang (100mila-120mila), «Dance 2 figure 2 step 2» (2022) di Julian Opie per 45mila-54mila sterline (61mila-73mila dollari) e un monumentale lavoro a grafite su carta di Gala Porras-Kim (65mila-78mila dollari). Gran parte delle transazione, tuttavia, si sono concentrate più sulle 5-6 cifre. Diverse presentazioni si collegavano direttamente all’offerta instituzionale in cittá.

Gagosian ha presentato invece una personale di Damian Hirst con opere iconiche dei diversi periodi, mentre Lehmann Maupin per esempio ha dedicato l’intero stand a una personale di Do Ho Suh, in concomitanza con la sua ampia mostra all’MMCA vendendo subito nelle prime ore tre delle sue opere scultoree di carattere più domestico e alcuni disegni realizzati con fili su carta di cotone fatta a mano, con ulteriori confermate nei giorni successivi. «Finora abbiamo visto una risposta incoraggiante a Frieze Seoul», ha dichiarato Rachel Lehman. «Durante la giornata di preview abbiamo collocato un numero significativo di opere, per la maggior parte acquistate da clienti asiatici, a conferma della continua resilienza e profondità del mercato nella regione». Anche Lehman Maupin ha sviluppato da anni la propria presenza in Corea, aprendo nel 2022. Già nelle prime ore di fiera aveva venduto diverse sue opere, tra cui tre lavori di Kim Yun Shin nella fascia 30mila-80mila dollari, tutti a collezionisti di Seul, mentre un nuovo dipinto di Calida Rawles è entrato in una fondazione asiatica.

Durante la giornata VIP, Gallery Hyundai ha venduto diversi dei caratteristici dipinti a goccia di Kim Tschang-yeul nella fascia 180mila dollari-1,1 milioni di dollari, dopo l’ampia retrospettiva all’MMCA dello scorso anno, insieme opere Seung-taek Lee, con prezzi compresi tra 170mila e 700mila dollari. Fra le altre coreane BB&M ha invece trovato acquirenti per tutte e tre le opere di Lee Bul presentate nel proprio stand (rispettivamente a 290mila, 275mila e 195mila dollari), mentre l’artista si prepara ad aprire la sua prima personale da Hauser & Wirth a New York. Considerata la domanda costante per il lavoro di Lee Bae, anche la personale dell’artista presentata da Johyun Gallery ha enfatizzato diverse vendite: sei sculture in bronzo (prezzi tra i 40mila e i 140mila dollari), insieme a due opere a carboncino su tela (125mila- 75mila) e una tela di Kim Hong Joo per 77mila dollari. Promossa nella sezione principale, proprio accanto a Zwirner e di fronte a David Kordansky la giovane CYLINDER, a riconoscimento del suo ruolo nei soli cinque anni dalla sua fondazione nel plasmare un’intera generazione di artisti emergenti. Durante il primo giorno, la galleria ha collocato diverse opere di Rim Park, Sunwon Chang, Minseo Kang e Seo Hyun Kim, tutte prezzate tra mille e 10mila dollari, mentre altre trattative erano ancora in attesa di conferma. 

Nella stessa zona debuttava anche SECCI, con uno stand dedicato al contemporaneo internazionale e gemme del postwar, incluso un disegno di Tom Wesselman, insieme a opere di Diana Al-Hadia, Alteronce Gumby, Kwang-young Chung, Chico da Silva, Woody De Othello, Radu Oreian, Hyegyeong Choi, Yves Scherer, e Qi Zhuo. A Frieze Seoul fin dalla prima edizione, Mazzoleni conferma anche quest’anno la sua presenza avendo lavorato attivamente anche a sviluppare l’apprezzamento l’arte italiana attraverso la mostra annuale organizzata con l’ambasciata. La galleria ha confermato un interesse immediato e trattative in corso per diverse opere storiche esposte, in particolare di De Chirico e Salvo, mentre sul versante contemporaneo l’attenzione si è concentrata sui nuovi ricami di Marinella Senatore, prodotti con una scuola tessile femminile di Bombay; sui lavori di Rebecca Moccia, che ha rappresentato il Paese all’ultima Gwangju Biennale; e su Andrea Francolino, presente nella mostra annuale «Italy at Frieze: The Golden Trace» all’ambasciata con le sue fratture dorate in perfetto dialogo con l’artista coreana Yeesookyung portato da Massimodecarlo.«Frieze Seoul 2026 è stata una fiera molto positiva per Mazzoleni. Siamo stati particolarmente incoraggiati dal forte coinvolgimento dei collezionisti coreani, il cui interesse si è esteso sia ai maestri moderni che alle voci contemporanee», ha commentato Luigi Mazzoleni confermando la vendita di Salvo, Marinella Senatore e Andrea Francolino. 

Ritorna a Frieze quest’anno anche Apalazzo, con uno stand condiviso con WHATIFTHEWORLD dal Cairo dove hanno presentato lavori di Ann Iren Buan, Mia Chaplin, Nathalie Du Pasquier; Nathlie Provosty Olympia Scarry, Larry Stanton, Chris Soal, Maria Szakats, Athi-Patra Ruga e Francesco Vezzoli. In stand anche  «Transform», una nuova opera di Sonia Boyce che ha debuttato a giugno a Times Square, New York, da Times Square Arts e dal Queens Museum nell’ambito di Midnight Moment. «La fiera ci ha offerto l'opportunità di instaurare nuovi contatti e, al contempo, di consolidare le relazioni avviate durante l'edizione dello scorso anno. Siamo certi che torneremo anche il prossimo anno». ha commentato a fine fiera Francesca Migliorati.

 

Lo stand di Mazzoleni a Frieze Seoul. Courtesy of the gallery

Taro Nasu. © WeCap-Studio. Courtesy of Frieze

Come sempre le migliori scoperte si trovavano nelle sezioni curate mentre la sezione Focus rimaneva il luogo più interessante per l’emergente, con 16 gallerie fondate dal 2014 in poi, ampliando per la prima volta il proprio raggio oltre il precedente focus regionale. Tra le presentazioni più convincenti, Gabriel Massan con Yehudi Hollander-Pappi ha trasformato il booth in un ambiente immersivo costruito intorno a un videogioco interattivo sviluppato in Unreal Engine, accompagnato da sculture in bronzo offerte a 22mila dollari ciascuna in edizione di tre. Futuristico era lo stand di FOUNDRY SEOUL inabitato dagli organismi biomorfi in vetro e metallo di Omyo Cho, immaginati come forme di vita adattate a scenari post-climatici, con prezzi tra 8mila dollari e 40mila dollari. Nella sezione presentava anche Matèria da Roma, con un solo dedicato alle  sculpture di Bekhbaatar Enkhtur, attingendo a rituali e tradizioni mongole, con opere tra 6.500 dollari e 12mila dollari. Da Tokyo CON_ ha venduto diversi lavori della giovane coreana Minhee Kim, tutti sotto i 20mila dollari mentre Linseed presentava le xilografie quasi spettrali di Shumu, con prezzi tra 3.500 e 20mila dollari.

Parallelamente, Kiaf sembra avere trovato un’identità sempre più definita nel suo essere piattaforma della scena coreana: delle 175 gallerie presenti quest’anno, soltanto 48 provenivano dall’estero. Tra le presenze locali, LEE & BAE ha presentato i paesaggi di Bongsang Yoo costruiti con migliaia di minuscoli spilli, accanto alle video sculture di Minjeong Guem. Sul fronte internazionale, Galerie Marguo ha venduto diversi piccoli dipinti di Claudia Keep a 7.500 dollari ciascuno e presentato gli acquerelli di Ziping Wang tra 4mila e 9mila dollari, mentre da San Pietroburgo Anna Nova Gallery ha portato una personale di Ilya Fedotov-Fedorov, con opere tra 3mila e 16mila dollari. Il successo più immediato è arrivato da Jacob Arthur Gallery, che entro la sera aveva venduto 11 composizioni in paillettes di Dan Life, due delle quali acquistate dal Koo House Museum di Seoul. Tra le opere di fascia più alta spiccava invece un «Subway Drawing» del 1983 di Keith Haring, offerto da SH Gallery per 650mila dollari, mentre Art of the World Gallery presentava un monumentale «After Cranach» di Fernando Botero con una richiesta a sette cifre.

A completare una settimana dell’arte sempre più affollata è arrivata anche PAVILION, la fiera alternativa guidata dai dealer che, dopo Taipei e Hong Kong, ha scelto Seoul per la sua terza edizione. Ospitata negli spazi di Kumsung Cultural Space a Yongsan-gu, la manifestazione abbandona completamente la struttura tradizionale degli stand, distribuendo le opere attraverso tre edifici e puntando su un modello più fluido, comunitario e accessibile. I 17 partecipanti comprendono giovani gallerie di Seoul e della regione APAC. Sul piano dei prezzi, PAVILION si rivolge chiaramente a una generazione più giovane di collezionisti, con molte opere sotto la soglia dei 10mila dollari. È poi tornata anche Design Miami Seoul con una seconda edizione al Dongdaemun Design Plaza disegnata da Zaha Hadid. rganizzata con la Seoul Design Foundation e il Seoul Metropolitan Government, la fiera mantiene un formato più contenuto rispetto alle edizioni di Miami e Parigi e concentra gran parte dell’attenzione su «In-Situ», piattaforma dedicata al design coreano emergente e al dialogo tra tradizione artigianale e sperimentazione contemporanea. Quest’anno la fiera ha poi introdotto un Gallery Program con sei gallerie internazionali, da Side Gallery di Barcellona a Charles Burnand Gallery di Londra e STACK by studio MOTO di Ghent.

Questa era l’ultima edizione di Frieze Seoul al COEX: dal 2027 la fiera si trasferirà al DDP con Design Miami. Un trasferimento potrebbe trasformare Dongdaemun in un nuovo polo per arte e design e ampliare ulteriormente il pubblico delle due manifestazioni. «Siamo entusiasti di ciò che questo significa per il DDP e per Seoul nel suo complesso. È un luogo che sta diventando un vero centro globale per l’arte e il design e non vediamo l’ora di continuare a investire qui», ha dichiarato Jen Roberts, CEO di Design Miami. Nel complesso, questa settimana dell’arte ha restituito l’immagine di un mercato coreano meno speculativo ma più maturo, dove le vendite più significative sembrano sempre più sostenute da collezionisti asiatici, musei e fondazioni, e dalle dinastie di chaebol, che contribuiscono a mantenere il mercato dinamico quanto l’offerta in generale in cittá ad alto livello.

Elisa Carollo, 07 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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