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Valeria Tassinari
Leggi i suoi articoliConoscenza della materia e capacità di cogliere l’evoluzione dei bisogni e del gusto, libertà creativa e pragmatica sono gli aspetti che, fin dalla sua fondazione, hanno fatto della manifattura Ginori un’eccellenza europea nel campo delle arti applicate. Ed è proprio su questi punti di forza, ancorati per secoli su un equilibrio davvero peculiare tra estetica e funzionalità, memoria dell’antico e originalità progettuale, che si concentra la mostra «Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura», curata da Oliva Rucellai e Rita Balleri e promossa dal Mic-Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza e Fondazione Museo Ginori. Una collaborazione puntuale e opportuna, che nel 2024 aveva portato al Mic una raffinata selezione della produzione ceramica di Gio Ponti, e che dal 31 gennaio al 2 giugno prosegue con questa mostra.
Se la prima iniziativa era dedicata a un protagonista assoluto della cultura artistica del ’900, questa nuova tappa si propone come un racconto che parte dalle origini, per individuare i passaggi salienti della storia di questo centro di ricerca e produzione di porcellane di grande prestigio internazionale, nato nel 1737 dalla passione per la chimica e l’alchimia del suo fondatore, il marchese Carlo Ginori, e sviluppatosi nei due secoli successivi grazie a imprenditorialità, cultura e tecnica. Una capacità ben testimoniata da un’articolata selezione di opere e oggetti d’uso, dalle delicate sculture settecentesche in porcellana, come la deliziosa «Amore e Psiche» (1750 ca) di cui sono esposte due versioni a confronto, agli isolatori elettrotecnici, che nel secondo Ottocento furono prodotti in enorme scala per rispondere alle esigenze di elettrificazione del Paese; dai vasi decorati a mano di gusto neorinascimentale alle intramontabili produzioni in maiolica per l’uso quotidiano.
«Per questa attenzione estesa non solo al valore storico artistico, ma anche a quello del fare, questa è una mostra che forse avremmo potuto organizzare solo al Mic, un museo dove entrambi gli aspetti sono valorizzati», hanno affermato le curatrici, sottolineando l’importanza di poter riaccendere la luce su una raccolta di cui, a causa del prolungarsi della chiusura del Museo Ginori, non si potrebbe fruire. Lo storico museo d’impresa di Sesto Fiorentino, aperto fin dalla metà del Settecento accanto alle manifatture di porcellane fini di Doccia, è stato infatti repentinamente chiuso nel 2013 a seguito del fallimento dello stabilimento Richard-Ginori. La situazione sembra ancora in stallo per ragioni di burocrazia gestionale, nonostante l’acquisizione della collezione da parte dello Stato (2017), la costituzione della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia (2019) e l’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’edificio nel 2024. E, mentre è stata annunciata per la primavera prossima la consegna di uffici, biblioteca, archivio e laboratori per la didattica, ancora nulla di certo trapela sulla riapertura al pubblico del settore dedicato alle ricchissime collezioni.
Manifattura Ginori e Urbano Lucchesi (ideazione), Portafiori a forma di putto che cavalca un gallo, 1890 ca, Sesto Fiorentino, Museo Ginori
Manifattura Ginori, Rinfrescabicchieri costolato con decoro «galli rossi» e rivoli d’acqua in rilievo, seconda metà del XVIII secolo, Sesto Fiorentino, Museo Ginori