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Esportare opere, plasmare uno stile. La circolazione di beni culturali dall’Italia verso l’estero

Si è tenuto a Roma nella sala Spadolini un simposio per riflettere sull’esportazione di oggetti d’arte dall’Italia alla nostra contemporaneità

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Redazione GdA

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Si è svolto nelle giornate di lunedì 23 e martedì 24 ottobre, presso la sala Spadolini del Ministero della cultura al Collegio Romano, il convegno internazionale di studi «Esportare opere, plasmare uno stile. La circolazione di beni culturali dall’Italia verso l’estero (secoli XVIII-presente)». Il simposio è stato organizzato dal Ministero della cultura, Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali e dall’Archivio Centrale dello Stato, dal Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo, dall’Associazione Antiquari d’Italia e dalla Fondazione Luigi Spezzaferro. Partendo da casi e temi del diciottesimo secolo, i convegnisti hanno proposto una composita riflessione sul tema dell’esportazione di oggetti d’arte dall’Italia, arrivando fino alla nostra contemporaneità.

Il progetto di ricerca, da cui è nato il convegno, è frutto della collaborazione fra l’Archivio Centrale dello Stato e l’Università degli Studi di Teramo, sostenuta dalla Fondazione Luigi Spezzaferro. La convenzione triennale, siglata nel 2019, aveva per oggetto di ricerca un prezioso complesso documentario, conservato dall’Archivio centrale, nell’ambito del fondo Direzione Antichità e belle arti, ossia la serie prodotta dall’ufficio esportazione per Roma.

Nel 1861 il neonato Regno d’Italia dovette fare fronte a una serie di richieste, proveniente sia da artisti e sia dal mondo del collezionismo e del mercato, per esportare opere antiche e contemporanee fuori dal territorio nazionale. Tali richieste crebbero all’indomani della proclamazione di Roma capitale. Il Regno elaborò, nel tempo, una normativa appositiva e procedure che potessero essere valide per tutto il territorio nazionale. Nelle principali città si istituirono uffici per l’esportazione delle opere, per le quali era necessario il rilascio di apposita licenza. Queste licenze, ancora oggi, sono custodite negli Archivi di Stato di città come Venezia, Milano, Genova, Firenze, Napoli e naturalmente Roma.

Tali documenti rappresentano una fonte di straordinario interesse per la storia economica, della tutela e della legislazione italiana. Il progetto di ricerca ha dato come frutto la costituzione di un database composto da oltre 40mila licenze. Circa un quarto di esse è stato pubblicato, in occasione del Convegno al MiC, all’interno della teca digitale dell’Archivio Centrale.

Partendo dalla presentazione al pubblico di questa straordinaria banca dati, il convegno ha toccato soggetti e tematiche nel segno della multidisciplinarietà. Un’analisi storica e sociale del fenomeno dell’esportazione di opere d’arte dall’Italia, è stata offerta da Peter Burke, mentre Pier Ludovico Puddu ha illustrato il tema dell’esportazione di tele di Raffaello fra ’700 e ’800. Le fonderie artistiche industriali a Roma, tra fine ’800 e inizio ’900, sono state affrontate da Valerio Caporilli, mentre Andrea De Pasquale ha trattato della vicenda dell’esportazione delle carte di Marinetti in America. L’aspetto legislativo dell’esportazione è stato trattato, ad esempio, da Stefania Bisaglia, e da Giuseppe Calabi (Il dialogo tra la cultura italiana e il resto del mondo: il caso delle opere di autore e/o provenienza straniera), mentre di notifica, da strumento statico a «forma di vita» in continua evoluzione, ha parlato Francesco Emanuele Salamone.

Alla tavola rotonda conclusiva, moderata da Paolo Coen, dell’Università degli Studi di Teramo Università, hanno preso parte Bruno Botticelli, (Associazione Antiquari d’Italia), Paolo Carafa, (Sapienza Università di Roma), Pietro De Bernardi, (Pandolfini Casa d’Aste) e Raffaella Morselli, Università degli Studi di Teramo. Mentre Botticelli ha illustrato un caso antiquariale, ossia quello dei mobili esportati da Bardini e Volpi nel 1916-18, De Bernardi ha introdotto il tema delle opere notificate trattate in una casa d’aste. «Abbiamo cercato di creare un mercato, ha detto, per opere che per loro definizione sono molto difficili da commercializzare, per una serie di aspetti negativi legati al vincolo, ossia inesportabilità, e difficoltà di movimentazione. A tale scopo abbiamo creato, già dal 2015, cataloghi apposititamente dedicati a opere notificate».

Redazione GdA, 25 ottobre 2023 | © Riproduzione riservata

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