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Grappoli di Sangiovese

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Francesco Sgroi

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Grappoli di Sangiovese

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Francesco Sgroi

Enoturismo, è partita la stagione delle «Cantine Aperte in Vendemmia»

Ovvero l’appuntamento del Movimento Turismo del Vino che fino al 25 ottobre porta wine lover, famiglie, giovani e turisti italiani e internazionali nel cuore di uno dei momenti più affascinanti e decisivi dell’anno vitivinicolo

Gianfranco Ferroni

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La stagione estiva è caldissima, e le cantine del Movimento Turismo del Vino hanno aperto in anticipo le porte: un viaggio tra territori, tradizioni e modi diversi di vivere la vendemmia. Con un focus anche sui turisti internazionali: secondo il Ceseo gli stranieri rappresentano il 35-40% dei visitatori delle cantine italiane, ma sono ancora soltanto 7-8 milioni rispetto ai 104 milioni di turisti internazionali registrati ogni anno in Italia. 

E così già dal 24 agosto ecco in scena «Cantine Aperte in Vendemmia», l’appuntamento del Movimento Turismo del Vino che fino al 25 ottobre porta wine lover, famiglie, giovani e turisti italiani e internazionali nel cuore di uno dei momenti più affascinanti e decisivi dell’anno vitivinicolo. Due mesi nei quali attraversare idealmente l’Italia seguendo il ritmo dell’uva e della nascita del vino: dalle raccolte più precoci destinate a bianchi e spumanti fino alle vendemmie più tardive, passando dalla vigna alla cantina, dalla pigiatura alla fermentazione, dai profumi del mosto ai primi assaggi di un vino che sta prendendo forma. 

Un mosaico di esperienze: ogni territorio interpreta l’enoturismo a modo suo. Ed è proprio la diversità uno dei grandi valori della formula enoturistica del Movimento Turismo del Vino che trova forte espressione in «Cantine Aperte in Vendemmia». Le ricerche del Ceseo-Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici dell’Università Lumsa hanno restituito un vero e proprio mosaico di stili e approcci, nel quale ogni area geografica interpreta l’enoturismo secondo le proprie caratteristiche. Territori, dimensioni aziendali, paesaggi, produzioni, tradizioni, gastronomia, tipologia delle cantine, ma anche abitudini e mentalità differenti danno vita a modelli di accoglienza diversi. Una varietà che rappresenta contemporaneamente una ricchezza, una sfida organizzativa e una grande opportunità di competitività delle cantine italiane sul mercato internazionale, tenuta insieme da un comune fil rouge di qualità che costituisce la cifra stilistica del Movimento Turismo del Vino. E la ricerca evidenzia anche alcune tendenze territoriali significative. 

Nel Sud Italia l’enoturismo mostra una particolare vocazione verso eventi e intrattenimento, con degustazioni abbinate ai prodotti tipici e una forte attenzione anche alla presenza digitale, che coinvolge il 55% delle cantine. Al Centro Italia il vino incontra soprattutto il paesaggio: picnic in vigna, esperienze all’aria aperta e proposte premium caratterizzano un’offerta nella quale Toscana e Umbria concentrano l’85% delle esperienze di alta gamma rilevate dalla ricerca. Al Nord emerge invece una particolare flessibilità nell’accoglienza: nel Nord-Ovest il 56% delle cantine apre anche la domenica, garantendo una maggiore continuità nella possibilità di visita. Esperienze diverse che dimostrano come non esista un unico modello di enoturismo italiano: è proprio la capacità di interpretare in tanti modi differenti lo stesso momento a trasformare la frammentazione territoriale in valore. 

Settembre e ottobre diventano una straordinaria occasione per attirare i turisti internazionali. La scelta di sviluppare «Cantine Aperte in Vendemmia» su due mesi permette inoltre di incontrare un pubblico strategico per il futuro dell’enoturismo italiano: quello internazionale. Periodi particolarmente importanti per la presenza di visitatori stranieri nei territori italiani, proprio quando le cantine possono offrire qualcosa che difficilmente può essere riprodotto in un altro periodo dell’anno: assistere dal vivo alla nascita del vino. «“Cantine Aperte in Vendemmia” racconta forse meglio di ogni altro appuntamento quanto sia straordinariamente diversa l’Italia del vino, sottolinea Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente del Movimento Turismo del Vino, ed è proprio questa diversità uno dei nostri grandi valori. Il margine di crescita è quindi enorme, soprattutto nei mesi di settembre e ottobre e considerando che proprio questi visitatori sono tra i più interessati all’acquisto di vini di valore. La varietà dei nostri territori, tenuta insieme da un comune filo conduttore di qualità, può diventare uno degli strumenti più forti di competitività dell’enoturismo italiano sui mercati internazionali».

Gianfranco Ferroni, 28 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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