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Una veduta della mostra, nella sezione dedicata a San Petronio (Arca di San Domenico)

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Una veduta della mostra, nella sezione dedicata a San Petronio (Arca di San Domenico)

Due soggiorni a Bologna determinanti per Michelangelo

Una mostra diffusa racconta due momenti decisivi, tra formazione e maturità, del genio del Rinascimento, in dialogo con la tradizione figurativa locale

Jenny Dogliani

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Nel 550mo anniversario della nascita di Michelangelo Buonarroti, avvenuta a Caprese in provincia di Arezzo il 6 marzo 1475, Fondazione Carisbo e Opera Laboratori, nell’ambito del progetto Genus Bononiae e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, presentano la grande mostra inaugurata a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni lo scorso novembre, visibile fino al 15 febbraio, intitolata «Michelangelo e Bologna», omaggio al genio di uno dei più celebri artisti del Rinascimento, con un affondo inedito sul suo legame con la città felsinea. Curato da Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, il progetto si distingue per un taglio che supera i confini dello spazio espositivo, invitando a ripercorrere i luoghi cittadini segnati dall’eredità michelangiolesca. Il percorso, articolato in sei sezioni e con oltre cinquanta opere tra marmi, disegni, dipinti, libri antichi e documenti, ricostruisce i due soggiorni bolognesi dell’artista. 

Accanto a capolavori giovanili come la «Madonna della Scala» e a fogli preparatori per la tomba di Giulio II, la mostra mette la sua ricerca in dialogo con la tradizione figurativa locale: dalla «Madonna col Bambino» di Jacopo della Quercia alle opere di Francesco Francia e Lorenzo Costa. Il primo soggiorno bolognese, alla fine del Quattrocento, lo vede giovanissimo inserirsi in un ambiente colto e cosmopolita: nascono le celebri statue per l’Arca di San Domenico (San Petronio, San Procolo e l’Angelo reggicandelabro), esito di un confronto serrato con la scultura emiliana quattrocentesca. Il secondo soggiorno (1506-08) coincide invece con una fase di piena affermazione: la commissione della statua bronzea di papa Giulio II per San Petronio, oggi perduta, diventa emblema del complesso rapporto tra arte e potere, restituito anche attraverso monete, documenti e un fitto carteggio. Tra le opere esposte «La Madonna della Scala» (1490 ca) di Michelangelo introduce il visitatore nell’orizzonte formativo dell’artista: un rilievo giovanile in cui il riferimento allo stiacciato di Donatello è esplicito, ma già piegato a una ricerca di monumentalità e di tensione plastica che anticipa sviluppi successivi. Il «Sangue del Redentore» di Donatello (1430 ca), un rilievo di intensa concentrazione drammatica, esemplare per l’uso dello stiacciato come strumento narrativo e devozionale, chiarisce dunque uno dei riferimenti tecnici e iconografici fondamentali con cui il giovane Buonarroti si confrontò negli anni immediatamente precedenti al soggiorno bolognese. 

Accanto al percorso allestito a Palazzo Fava, la mostra si articola in una serie di sedi cittadine legate alla presenza e all’eredità di Michelangelo a Bologna. Alla Basilica di San Domenico sono visibili le statue realizzate dal giovane artista per l’Arca del santo, tra le prime affermazioni pubbliche della sua carriera; all’Archiginnasio di Bologna materiali librari e documentari permettono di ricostruire il clima intellettuale e istituzionale della Bologna frequentata da Michelangelo, mentre la Pinacoteca Nazionale cittadina offre un confronto diretto con la produzione figurativa locale tra Quattro e primo Cinquecento, da Francesco Francia a Lorenzo Costa. Completano il progetto un allestimento immersivo e il catalogo edito da Sillabe Michelangelo e Bologna, concepito come un’indagine critica su un dialogo che ha inciso nella formazione dell’artista e nell’identità della città, restituendo al pubblico un capitolo fondamentale della storia dell’arte italiana. 

Jenny Dogliani, 02 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Due soggiorni a Bologna determinanti per Michelangelo | Jenny Dogliani

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