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Paolo Scheggi, «OPLÀ, azione-lettura-teatro, Firenze, Galleria Flori, 1 novembre» 1969

Foto Paolo Scheggi, Fondo Archivio Paolo Scheggi, Milano

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Paolo Scheggi, «OPLÀ, azione-lettura-teatro, Firenze, Galleria Flori, 1 novembre» 1969

Foto Paolo Scheggi, Fondo Archivio Paolo Scheggi, Milano

Due mostre per celebrare l’ingresso delle opere di Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi al MA*GA

«Dopo le grandi manovre» del primo e «Struttura modulare» del secondo sono stata recentemente acquisite dal museo di Gallarate tramite due diversi bandi del Ministero della Cultura

Ada Masoero

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Il MA*GA di Gallarate (Varese) ha arricchito di recente le sue collezioni con l’acquisizione di nuove opere, che ha festeggiato con due mostre: grazie a Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC, è entrato nel museo un insieme di lavori di Vincenzo Agnetti intitolato «Dopo le grandi manovre», intorno al quale Alessandro Castiglioni, vicedirettore del museo, ha realizzato con l’Archivio Vincenzo Agnetti la mostra «Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche» (dal 23 maggio all’11 ottobre). L’occasione per comporre quel ciclo scaturì dal ritrovamento a Gibilterra, da parte di Agnetti (Milano 1926-81: ne ricorre quest’anno il centenario), di un fondo ottocentesco di fotografie giapponesi. Fotografie, dichiarò l’artista, che «mi interessano perché sono di un poeta che usava le fotografie. Da parte mia ho voluto inserirmi in questo spessore poetico». Da maestro del concettuale quale era (sodale di Piero Manzoni ed Enrico Castellani nell’avventura di «Azimuth», più volte presente alla Biennale veneziana e nel 1972 invitato da Harald Szeemann a documenta V di Kassel), Agnetti è intervenuto su quel corpus di immagini fotografandole a sua volta e accostando a esse testi o segni grafici, spesso segnati dall’ironia, con cui li ricontestualizzava poeticamente. Allo stesso modo, anche la mostra si muove con un andamento «poetico», senza cronologie, ponendo domande su temi diversi che concernono la narrazione, il medium fotografico, i linguaggi concettuali.

Con il ciclo «Dopo le grandi manovre», la mostra espone opere famose come «Elisabetta d’Inghilterra» (1976), il «Libro dimenticato a memoria» e «Il Trono», entrambi del 1970, quest’ultimo realizzato a quattro mani con Paolo Scheggi, che è il protagonista della grande mostra «Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971» (stesse date) curata da Emma Zanella, direttrice del MA*GA, con Ilaria Bignotti, curatrice scientifica dell’Archivio Scheggi, e realizzata con l’Associazione Paolo Scheggi.

Anche questa mostra, resa possibile dal PAC2024-Piano per l’Arte Contemporanea (Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC), è stata concepita per festeggiare l’entrata nelle collezioni del museo, grazie alla vincita del bando di PAC2025-Acquisizione di opere d’arte, dell’opera «Struttura modulare» (1967), un lavoro di uno squillante arancione, esemplare della sua ricerca intorno a uno spazio connesso a un’idea di tempo dilatato, in cui passato e futuro s’intrecciano. In quello stesso 1967, Scheggi (Settignano-Firenze, 1940-Roma, 1971) scriveva, a proposito dell’«Intercamera plastica di colore giallo squillante» (1966-67), di essersi dedicato a esplorare delle «modalità interspaziali [...] la cui fruizione tenda a reinventare in spettacolo plastico le attuali tipologie costruttive e determinare i comportamenti a livello psichico». Di quest’opera è presente al MA*GA la maquette gialla, insieme alle fotografie che Ugo Mulas scattò alla Galleria del Naviglio di Milano nel gennaio 1967, quando fu esposta per la prima volta. Con essa sfilano la grande maquette, mai esposta prima, del «Compositore cromo spaziale» realizzato per la Triennale di Milano del 1964, «Compositore spaziale» del 1967, e altre opere, tra cui i due ambienti accessibili (e claustrofobici: metafore del potere) del 1970, perduti e fedelmente ricostruiti, «Piramide DELLA METAFISICA» e «La Tomba della geometria», cui a giugno si aggiungerà «Il Tempio. La nascita dell’Eidos», opera ideata con Vincenzo Agnetti ma mai realizzata per la scomparsa prematura di Scheggi, ricostruita in VR (presentata in anteprima nel 2021-22 al Museo del Novecento di Milano).

Vincenzo Agnetti, «Dopo le grandi manovre», 1980, Gallarate, Collezione Museo MA*GA

Ada Masoero, 21 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Due mostre per celebrare l’ingresso delle opere di Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi al MA*GA | Ada Masoero

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