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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliLe antiche grottesche di Palazzo Balestra, popolate da draghi, centauri musicisti, fiori e ghirlande hanno ritrovano gli originali toni pastello. Dal 1719, e per oltre due generazioni, hanno orbitato sopra le teste di Giacomo Francesco Stuart, il re cattolico d’Inghilterra, e della sua corte in esilio a Roma, inquilini del palazzo per volontà di papa Clemente XI.
Al civico 49 di Piazza SS. Apostoli, nel cuore di Roma, un meticoloso intervento di restauro dà nuova luce alle stanze del piano nobile di un edificio che conta quasi sei secoli di storia. La vicenda di Palazzo Balestra inizia infatti già nel 1435, quando la famiglia Muti Papazzurri ne fa una dimora fortificata. Nel tempo l’edificio è diventato crocevia della storia europea, fino a quando, nel XIX secolo la sua proprietà passa alla famiglia Balestra il cui nome campeggia ancora sull’architrave del portale d’ingresso fiancheggiato da colonne ioniche.
In quella che nel 1435 era la dimora fortificata della famiglia Muti Papazzurri, trasformata nel XVII secolo dall’architetto Mattia De Rossi (tra gli allievi prediletti da Gian Lorenzo Bernini) in un moderno complesso residenziale per Giovanni Battista Muti Papazzurri, sorge dal 21 aprile la nuova sede istituzionale della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp). De Rossi, con una soluzione ingegnosa, aveva mantenuto l’indipendenza delle strutture originali unendole attraverso un caratteristico passaggio sopraelevato (l’Archetto), creando un armonico connubio tra funzionalità e distinzione architettonica.
Oggi, la presenza della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), oltre a restituire alla città un patrimonio ritrovato, trasforma un luogo di rappresentanza in uno spazio aperto al pubblico, che accoglierà iniziative culturali, incontri e momenti di condivisione. Nelle stanze che affacciano su via del Vaccaro lo sguardo incrocia creature mitologiche affiancate da motivi vegetali su fondo bianco. Nella sala adiacente, un soffitto a cassettoni dipinti incornicia scene mitologiche, mentre un grande medaglione circolare imbriglia lo sguardo con ghirlande di fiori e frutti. Un lungo corridoio decorato, la «Galleria», conduce dall’ingresso al cuore dell’appartamento sfociando in un’altra sala che affaccia su via dell’Archetto. Nell’ultima stanza dell’appartamento, la rimozione di un anonimo controsoffitto in cartongesso ha restituito un soffitto in legno con decorazioni originali rimaste a lungo nascoste.
«L’appartamento, spiega la restauratrice Susanna Sarmati, era completamente abbandonato da decenni. I soffitti erano ricoperti da spessi strati di polvere e ridipinture ossidate. Quando, nel Settecento, Giacomo Stuart venne ad abitarlo i soffitti furono ridipinti in maniera grossolana. Quando siamo entrati si presentavano molto scuri e in più c’erano percolazioni di acqua dai pavimenti superiori e macchie di umidità che avevano sollevato i dipinti. Progettare il restauro, durato quasi un anno, è stato un lavoro abbastanza impegnativo. Parliamo di affreschi molto ridipinti a secco. Abbiamo effettuato il consolidamento delle volte, mentre a impegnarci di più è stata la stanza con il soffitto ligneo. Abbiamo consolidato la pellicola pittorica alla superficie che la accoglie, con resine acriliche e nanocalci, per poi consolidare tutte le fratture e procedere con la pulitura. Nelle zone che presentavano macchie di umidità abbiamo effettuato impacchi con la sepiolite, un’argilla assorbente capace di riportare il colore alla sua intensità. Tutte le vecchie ridipinture sono state rimosse con solventi e poi è seguita tutta la ripresa pittorica utilizzando solo pigmenti stabili».
A fare da ponte tra la nuova sede istituzionale della Federazione e la città è anche la collaborazione con il mondo artistico romano, che vedrà gli spazi della Federazione ospitare eventi e mostre. L’associazione Cento Pittori di via Margutta, storica presenza nel tessuto artistico romano del 1953, con il suo presidente Antonio Servillo e la vice Paola Minissale, è stata infatti invitata a celebrare l’inaugurazione con una mostra. Oltre quaranta opere, diverse per sensibilità e stile, dialogano con le sale del palazzo. Il pubblico potrà visitarla in giorni e in orari stabiliti e, con l’occasione, apprezzare i risultati del restauro in un edificio che accoglie un pezzo di storia di Roma.
«Con l’acquisizione di questa sede, spiega Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini Tsrm e Pstrp, la nostra Federazione ha voluto compiere un’azione di valorizzazione del patrimonio artistico. Renderemo questa sede aperta alla città in modo che possa essere visitata durante tutto l’anno».
Uno dei soffitti decorati di Palazzo Balestra a Roma
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