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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliCon il loro tessuto eterogeneo, cucito da ville, palazzi, castelli, ma anche musei e gallerie, giardini e tenute agricole, le dimore storiche attraversano il Paese come custodi di identità e memoria, ma soprattutto come nuovi attori economici in grado di generare ricchezza.
Questo patrimonio culturale italiano potrebbe infatti rappresentare un potenziale volano economico, a patto che la collaborazione tra pubblico e privato venga supportata da strumenti efficaci e da un quadro normativo adeguato.
È questo uno dei temi chiave emersi nel corso della 49ma assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi) tenutasi ieri al Teatro Argentina di Roma e intitolata «Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese». A promuovere l’iniziativa, che si è avvalsa del sostegno di Intesa Sanpaolo, è stata l’Associazione Dimore Storiche italiane, ente del terzo settore senza fini di lucro che dal 1977 riunisce i titolari di immobili storici presenti in tutta Italia, promuovendo attività di sensibilizzazione volte a favorire la conservazione, la valorizzazione e la gestione di questi beni.
All’incontro romano hanno preso parte anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, quello della Giustizia Carlo Nordio, Maurizio Leo, vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati, Maurizio Lupi, membro della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Irene Manzi, membro della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Antonio Calabrò, presidente Museimpresa, don Alessio Geretti, curatore delle mostre di Illegio, e ancora la direttrice della Gnamc di Roma Renata Cristina Mazzantini, Francesco Spano, direttore di Federculture, Flavio Valeri, vicepresidente nazionale Fai e Sabrina Alfonsi, assessore all’Agricoltura e Ambiente del Comune di Roma.
«Le dimore storiche, ha detto Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, sono oggi parte integrante del nostro sistema Paese, non solo per il loro inestimabile valore culturale, ma anche per il contributo concreto che offrono ogni giorno ai territori. Creano occupazione, sostengono intere filiere produttive, dal restauro e dalla manutenzione, all’agricoltura e all’enogastronomia di qualità, e promuovono un turismo responsabile che riscopre le aree interne e i centri minori, custodi della nostra identità e memoria».
A confermare il ruolo economico e sociale delle dimore storiche in Italia sono i dati del VI Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato che individua circa 46mila beni culturali privati distribuiti su tutto il territorio nazionale, quasi il 30% dei quali si trova nei comuni sotto i 5mila abitanti, a costituire presidi culturali e identitari. Stando al Rapporto il 60% delle dimore storiche genera valore diretto attraverso attività nei settori del turismo, della cultura e dell’agricoltura, contribuendo anche all’occupazione giovanile.
Se sul fronte del turismo, nel 2024 le dimore storiche hanno registrato oltre 35 milioni di visitatori, grazie anche alle oltre 20mila realtà che promuovono eventi e aperture al pubblico, sul piano della manutenzione l’85% degli interventi risulta autofinanziato, con una spesa media superiore a 50mila euro annui per bene. Gli investimenti in restauri hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro per gli interventi straordinari nel 2024 e oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a oltre il 10% della crescita del Pil registrata nel 2023. Le cifre più interessanti riguardano le oltre 10mila dimore che, in presenza di un contesto normativo più favorevole, sarebbero pronte ad ampliare le proprie attività.
Nel corso del dibattito al Teatro Argentina è stata sottolineata la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private che perseguono lo stesso obiettivo di salvaguardia del patrimonio culturale italiano, pronto a diventare volano economico a fronte di investimenti supportati da strumenti stabili e continuativi. L’estensione dell’ArtBonus ai beni culturali privati, gestiti da fondazioni o realtà del terzo settore renderebbe, ad esempio, più sostenibili gli investimenti in manutenzione, restauro e valorizzazione, con ricadute positive sulle filiere collegate e sull’occupazione nei territori.
Al centro della riflessione è stata anche la proposta avanzata da Federculture di razionalizzare e armonizzare l’Iva per i restauri e le attività nel settore culturale, rendendo più equa e favorevole l’imposizione rispetto ad altri Paesi europei. Nel caso delle dimore storiche, questo riconoscerebbe la funzione pubblica di beni custoditi da privati che sono parte attiva delle comunità locali, attraverso iniziative di interesse collettivo, aperture al pubblico, attività turistiche, eventi culturali.
Il dibattito, moderato da Andrea Ducci, è proseguito quindi con i modelli di gestione e sviluppo delle dimore storiche, sempre più centrali nel coniugare tutela e valorizzazione, allargandosi al tema della fiscalità e dell’impatto economico, con l’obiettivo di individuare strumenti in grado di sostenere gli investimenti e rafforzare il contributo del patrimonio culturale privato al sistema Paese.
Nel corso dell’evento sono stati proclamati i vincitori della VII edizione del Premio Tesi di Laurea Adsi, promosso dall’Associazione a supporto dei giovani studiosi che scelgono di dedicarsi allo studio e alla valorizzazione dei beni culturali privati. Ad aggiudicarsi il primo premio sono stati gli architetti Elena Rizzico e Alessandro Piacentini, del Politecnico di Milano, con la tesi «Palazzo Franco a Vicenza. Prospettive metodologiche per il recupero e la valorizzazione». Con il contributo «Architettura rurale dell'Appennino reggiano: identità, conoscenza, missione», l’architetto Nicola Gigli ha ricevuto il secondo riconoscimento, mentre la dottoressa Concetta Sidoti Abate, dell’Università degli Studi di Palermo, ha ricevuto il terzo premio con la tesi «Case museo e genius loci, promozione e valorizzazione culturale di un territorio. Un caso studio: Villa Piccolo di Calanovella a Capo d’Orlando».
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