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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliMonumentali eucalipti a bordo strada, simili a propilei vegetali, lasciano il posto a tazze, teiere, oggetti di uso quotidiano, parte di un universo simbolico fatto di bagliori e penombre. A distanza di trent’anni dalla sua partecipazione alla XII Quadriennale d’Arte del 1996, Pierluigi Isola torna al Palazzo Esposizioni di Roma. L’occasione è una mostra che, oltre a celebrare la maturità di un artista che ha iniziato a frequentare la pittura nello studio del padre Giancarlo per approfondire le tecniche con i più importanti esponenti dell’arte figurativa italiana, come Piero Guccione e Alberto Ziveri, restituisce un dialogo intenso tra la tradizione della grande pittura italiana e una sensibilità contemporanea capace di scavare nella luce dei luoghi.
Romano, classe 1958, Isola cattura la campagna romana utilizzando il disegno e l’incisione e compiendo una raffinata analisi contemporanea della pittura. Quella «melanconica bellezza» che lo psicoanalista, saggista e filosofo statunitense James Hillman rintracciava nelle sue opere, in grado di trattenere la «lenta gravità del tempo», captando la luce interiore che brilla oltre i confini della condizione umana, attraversa i suoi lavori, mentre la precisione del dettaglio convive con una intensità emotiva che coinvolge.
Pierluigi Isola, «Cecilia Metella», 1990
Questo universo pittorico, popolato dai paesaggi della Maremma e da quelli desertici della Basilicata, connotato da nature morte e dall’ossessione per il particolare, si svela nella mostra «Pierluigi Isola. In umbra et luce» in corso fino al 3 maggio. A curarla è Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani. Filari di pini, che connotano il paesaggio di Ostia antica, cedono alle iconiche vedute di Roma, da via del Tritone e dal Mausoleo di Cecilia Metella al panorama dal Gianicolo, nelle quali Isola fa parlare una luce tagliente che scontorna edifici e cupole, restituendo alla città eterna una fisionomia inaspettata.
La luce spazzola oggetti ritrovati, una teiera con tanto di autoritratto, piega le tazze, fa maturare i cedri, mentre nella sezione dedicata alle opere su carta spicca l’ultima essenziale ricerca della serie a tecnica mista «Deserti». I disegni preparatori e le stampe concepite per le importanti commissioni della Biblioteca Apostolica Vaticana e per i Musei Vaticani cedono la parola al processo creativo dell’opera grafica, permettendo al pubblico di seguire ogni fase, dall’ideazione al «ripensamento», fino alla tiratura finale. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, la mostra, a ingresso gratuito, è accompagnata da un catalogo che documenta l’intero percorso di Isola, con testi critici e un apparato iconografico completo.
Pierluigi Isola, «Cedri e tazza», 2016