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Gino Severini, Danseuse, 1915-16. Landau Gallery

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Gino Severini, Danseuse, 1915-16. Landau Gallery

Dieci opere per un itinerario ad Art Basel 2025

Fino al 22 giugno è in scena a Basilea la regina delle fiere: qui alcuni dei capolavori che costellano i corridoi e gli stand

Riccardo Deni

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Un cielo azzurrissimo piomba su Basilea mentre collezionisti e giornalisti muovono verso Messeplatz per la giornata inaugurale di Art Basel 2025. La piazza antistante la fiera è come sempre teatro di un progetto site-specific che reinterpreta lo spazio urbano offrendo ai visitatori un assaggio di ciò che troveranno all'interno: il meglio che l'arte moderna e contemporanea ha da offrire. Quest'anno, l'operazione è stata affidata all'artista tedesca Katharina Grosse, che con l'opera «Choir» ha diffuso sul terreno e sulle pareti della piazza la sua pennellata rosa e instabile, vorticosa e coinvolgente, amplificando per mezzo della pistola a spruzzo che utilizza per dipingere. Vorticosa e coinvolgente anche la proposta che si dispiega fin dai primi metri percorsi all'interno della fiera, senza dubbio la piazza più importante a livello mondiale. Tanto che risulta difficile ridurla a sole dieci opere simbolo, ma si può tentare di costruire una sorta di itinerario all'interno del percorso espositivo attraverso delle coordinate-opere di riferimento.

Partiamo dalla fine, dal primo piano. Dove spicca il claustrofobico e tumultuoso «From the Pocket» (1990) di Ernie Barnes, portato in fiera da Karma Gallery. L’opera si distingue per la sua rappresentazione dinamica e carica di pathos della figura umana, attraverso una sintesi stilistica che coniuga figurazione ed espressionismo. Il rigore critico e la tensione espressionista sono al centro anche di «Two Women» (1929) di George Grosz, esposto da Richard Nagy. La composizione racconta una scena carica di ambiguità psicologica, attraverso linee nette e un taglio compositivo che riflette le inquietudini sociali e culturali del primo Novecento tedesco. Orgoglio italiano, si segnala «Coupe au rasoir no. 1» (1964) di Domenico Gnoli, presentato da Luxembourg + Co. Come in altre opere dell'artista, anche qui un dettaglio quotidiano come un capo maschile sembra sfumare nell'astrazione, esaltando la superficie e il dettaglio con una tecnica iperrealista che sfida lo spettatore a una nuova forma di contemplazione.

Tra le proposte contemporanee, la giovane artista Lucy Bull presenta «11:57» (2025) da Davide Kordansky Gallery, un’opera dalle cromie vibranti e dalle forme sfumate che suggeriscono un tempo sospeso, in bilico tra realtà e sogno. Non manca una nota di surrealismo con «Sueño de Sirenas» (1963) di Leonora Carrington, in mostra da Di Donna Galleries. L’opera incarna perfettamente il linguaggio onirico dell’artista, con figure fantastiche che si intrecciano in un’atmosfera misteriosa e simbolica. Un classico dell’espressionismo astratto, «No. 6/Sienna, Orange on Wine» (1962) di Mark Rothko, presentato da Hauser & Wirth, si candida come uno dei pezzi più importanti e costosi dell'edizione. Ampie campiture di colori, qui esaltate dal formato orizzontale del dipinto, creano la consueta esperienza immersiva ed emozionale che le opere del pittore non mancano mai di generare.

Dalla scena futurista italiana, fa il suo ingresso sul palco delle segnalazioni la «Danseuse» (1915-16) di Gino Severini, esposta da Landau: una fusione tra movimento e geometria, in cui la danza diventa energia vibrante e frammentata. Di nuovo l’espressionismo astratto al centro dell'attenzione con Helen Frankenthaler e il suo «Acres» (1959), da Yares Art. La sua tecnica a “color field painting” si caratterizza per un’esplorazione fluida e organica del colore, che sfida i confini tradizionali della tela. Sul versante concettuale, «No» (2021) di Maurizio Cattelan, nello stand Gagosian, aggiunge un ulteriore capitolo all'infinita saga sull'ironia e la provocazione che hanno reso celebre l'artista italiano. Copo umano e consumo colori saturi e forme semplificate compongono invece «Great American Nude #21» (1961) di Tom Wesselmann, che Acquavella Gallery mette al centro del suo stand.

Maurizio Cattelan, No, 2021. Gagosian

Helen Frankenthaler, Acres, 1959. Yares Art

Tom Wesselmann, Great American Nude #21, 1961. Acquavella Gallery

Domenico Gnoli, Coupe au rasoir no. 1, 1964. Luxembourg + Co

Ernie Barnes, From the Pocket, 1990. Karma gallery

Lucy Bull, 11:57, 2025. Davide Kordansky Gallery

Leonora Carrington, Sueno de Sirenas, 1963. Di Donna Galleries

Mark Rothko, No. 6/Sienna, Orange on Wine, 1962. Hauser & Wirth Gallery

Goerg Grosz, Two Women, 1929. Richard Nagy

Riccardo Deni, 17 giugno 2025 | © Riproduzione riservata

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