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Diademi e bocchini provenienti da Hala Sultan Tekke, scavati tra il 2016 e il 2024

Foto © Rainer Feldbacher e Peter M. Fischer, «Oxford Journal of Archaeology» (2026)

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Diademi e bocchini provenienti da Hala Sultan Tekke, scavati tra il 2016 e il 2024

Foto © Rainer Feldbacher e Peter M. Fischer, «Oxford Journal of Archaeology» (2026)

Diademi d’oro rinvenuti a Cipro raccontano i traffici nel Mediterraneo durante la tarda Età del Bronzo

Un nuovo studio pubblicato sull’«Oxford Journal of Archaeology» dimostra che i reperti funerari trovati nelle tombe di Hala Sultan Tekke non erano semplici importazioni di lusso, ma creazioni di orafi ciprioti capaci di reinterpretare influenze provenienti dall’Egitto, dall’Egeo e dal Vicino Oriente

Giorgio Valentini

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A Hala Sultan Tekke, sulla costa meridionale di Cipro, una delle più importanti città portuali del Mediterraneo orientale nella tarda Età del Bronzo, l’oro racconta una storia di scambi culturali oltre che di ricchezza. Un nuovo studio pubblicato sull’«Oxford Journal of Archaeology» dimostra infatti che i raffinati diademi e i bocchini funerari rinvenuti nelle tombe della città non erano semplici importazioni di lusso, ma creazioni di orafi ciprioti capaci di reinterpretare influenze provenienti dall’Egitto, dall’Egeo e dal Vicino Oriente.

Tra il 1630 e il 1150 a.C., Hala Sultan Tekke prosperò grazie a un porto naturale situato nell’area dell’attuale Lago Salato di Larnaca. Centro nevralgico del commercio del rame, la città importava anche materiali preziosi da regioni lontanissime, come lapislazzuli dall’Afghanistan, ambra dal Baltico e corniola dall’India. L’oro, probabilmente giunto dalla Nubia o dalla miniera di Ada Tepe, nell’odierna Bulgaria, veniva trasformato localmente in manufatti di grande qualità.

Lo studio prende in esame nove diademi d’oro e due bocchini funerari provenienti da otto tombe. Le decorazioni rivelano un linguaggio artistico originale: tori sormontati dal disco solare, legati al culto egizio di Apis, convivono con palme e rosette di tradizione micenea, testimonianza di una produzione che assimilava modelli stranieri senza limitarne la riproduzione.

L’analisi delle tracce d’uso suggerisce inoltre una distinzione funzionale. I diademi più pesanti mostrano segni di usura, indice di un utilizzo in vita prima della deposizione nella tomba, mentre quelli più leggeri sembrano essere stati realizzati appositamente per il corredo funerario. Diversa la funzione dei bocchini d’oro, sottili lamine fissate alle labbra dei defunti durante il rito di sepoltura, probabilmente come simbolo del passaggio nell’aldilà.

Gli ornamenti appartenevano a uomini, donne e persino a un bambino. Particolarmente significativo è il ritrovamento di un diadema con teste di toro nella tomba di una donna, elemento che suggerisce come questo simbolo, tradizionalmente associato al potere maschile, potesse assumere nella società cipriota un significato più ampio.

Le tombe, semplici camere scavate nell’argilla e prive di monumentali strutture esterne, furono involontariamente sigillate dal crollo delle coperture, preservando i preziosi reperti per oltre 3mila anni. Un patrimonio che restituisce l’immagine di una città cosmopolita, crocevia di merci, tecniche e idee artistiche nel cuore del Mediterraneo antico.

Giorgio Valentini, 15 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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