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Redazione
Leggi i suoi articoliNel paesaggio rarefatto dell’Engadina, tra le architetture eleganti e la monumentalità naturale di St. Moritz, Der Pavilion si annuncia come una nuova soglia. Non un evento isolato, né un semplice contenitore di mostre, ma una piattaforma culturale pensata per durare, crescere e trasformarsi nel tempo. Ideato da Giorgio Pace, fondatore di Giorgio Pace Projects e co-fondatore di Nomad, il progetto debutterà il 29 gennaio 2026, inaugurando un ciclo di appuntamenti che attraverserà le stagioni e le comunità.
Der Pavilion nasce come un ecosistema vivo, fondato sulla continuità e sulla collaborazione. Mostre, spettacoli, artigianato e gastronomia si intrecciano in una costellazione di esperienze che mira ad ampliare l’orizzonte culturale di St. Moritz oltre la dimensione invernale. Al centro, l’idea di un ritmo culturale costante, capace di mettere in dialogo artisti e artigiani, istituzioni e gallerie, comunità locali e internazionali, in un equilibrio dinamico tra territorio e apertura globale.
L’edizione inaugurale prenderà forma negli spazi dell’ex Hotel Eden, attualmente in ristrutturazione e ripensato per accogliere interventi espositivi e performativi site-specific. Tra i momenti salienti, uno spettacolo lirico organizzato da uno storico teatro italiano nel teatro privato del Badrutt Palace Hotel e una mostra dedicata a fiori e giardini, sviluppata insieme ad artigiani, fioristi e orticoltori dell’Engadina, come celebrazione collettiva dell’inizio dell’estate.
Nel tempo, Der Pavilion è destinato a evolversi in una struttura architettonica permanente, punto di riferimento per la vita creativa della regione e sede di un programma culturale attivo tutto l’anno. «Der Pavilion è la naturale evoluzione di ciò che ho costruito negli ultimi quindici anni», afferma Giorgio Pace. «St. Moritz ha bisogno di un’offerta culturale che vada oltre la stagionalità. È un movimento che cresce, ritorna e si rinnova, mettendo in relazione arte, design e vita in montagna». Der Pavilion si propone quindi come un processo, un dispositivo aperto che ambisce a radicarsi nel paesaggio e nella comunità, senza rinunciare a uno sguardo internazionale.
Giorgio Pace
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