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Francesco Gioli (?), Villa Gioli, olio su tela, 46x60 cm.

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Francesco Gioli (?), Villa Gioli, olio su tela, 46x60 cm.

Dentro lo studio dei Gioli: disegni, taccuini e il laboratorio nascosto della pittura

Palazzo Blu dedica la prima grande mostra pisana ai fratelli Francesco e Luigi Gioli, protagonisti della pittura toscana tra Otto e Novecento e figure decisive nello sviluppo della cultura figurativa locale dopo la stagione dei Macchiaioli. Attraverso oltre cento opere, disegni inediti e focus sulla Scuola di Bocca d’Arno, l’esposizione ricostruisce un momento spesso marginalizzato dalla storiografia nazionale, riportando al centro artisti e linguaggi che tra naturalismo, divisionismo e ricerca luministica contribuirono a ridefinire il paesaggio pittorico toscano tra modernità e tradizione. Il testo di Bianca Cerrina Feroni, curatrice della sezione grafica della mostra

Bianca Cerrina Feroni

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I disegni, disseminati lungo il percorso e raccolti in un’apposita sala che evoca l'atmosfera dello studio di villa Gioli, permettono di vedere il lavoro nel suo farsi.

Portare questi fogli fuori dai cassetti significa restituire al disegno una dignità che va oltre la funzione preparatoria, tracciando e fissando linee sulla carta, l'artista cerca la sintesi migliore, interroga la realtà e impara a comprenderla. Supporti di ricerca, strumenti di riflessione, studi a sé stanti, i vari disegni rivelano la loro forza nel conoscere e interpretare il reale.

Alle pareti, i disegni di Francesco Gioli mostrano alcuni dei soggetti più iconici della sua pittura: le figure del lavoro rurale - le boscaiole di San Rossore, i pescatori della Pesca a sciabica, lo spaccapietre - ma anche le figure di ispirazione più simbolista che popolano alcuni dei suoi quadri dei primi del Novecento, come Vita. Per Luigi Gioli, la selezione di fogli rivela, accanto alla straordinaria capacità di rappresentare gli animali, buoi e cavalli in particolare, una sensibilità altrettanto attenta alle vedute urbane, e a Pisa in modo particolare.

Nelle teche, insieme a una serie di taccuini e a una scatola di colori che raccontano la pratica en plein air, fogli con prove reiterate sulla figura, annotazioni rapide e studi più compiuti restituiscono la ricchezza della pratica grafica dei due fratelli. Un insieme che arricchisce la mostra di una dimensione nascosta, e propone una lettura dei fratelli Gioli che va oltre la superficie delle tele.

 

 

Francesco Gioli (attrib.), Studio di pecora, s.d., inchiostro viola su carta,22x32cm

Francesco Gioli, Matilde con i figli Gino e Fernanda

Francesco Gioli, Studio per _L'Acquaiola_ (1891), s.d., carboncino su carta bruna

Bianca Cerrina Feroni, 25 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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