IL NUMERO DI OTTOBRE 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI OTTOBRE 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI OTTOBRE 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI OTTOBRE 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI OTTOBRE 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI OTTOBRE 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle MostreVerifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Il percorso al Guggenheim Museum ripercorre l’evoluzione della ricerca dell’artista dagli anni Sessanta agli Ottanta, mostrando come un materiale industriale comune, il tubo fluorescente, possa trasformare radicalmente la percezione dell’ambiente
- Alessia De Michelis
- 20 ottobre 2026
- 00’minuti di lettura
Dan Flavin, «verdi che incrociano verdi (a Piet Mondrian a cui mancava il verde)», 1966, Solomon R. Guggenheim Museum, New York Panza Collection
© Dan Flavin, VEGAP, Bilbao 2026
Dan Flavin a Bilbao, la luce come esperienza dello spazio
Il percorso al Guggenheim Museum ripercorre l’evoluzione della ricerca dell’artista dagli anni Sessanta agli Ottanta, mostrando come un materiale industriale comune, il tubo fluorescente, possa trasformare radicalmente la percezione dell’ambiente
- Alessia De Michelis
- 20 ottobre 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliDall’11 novembre al 4 aprile 2027, il Guggenheim Museum di Bilbao dedica una retrospettiva a Dan Flavin (1933-96), figura centrale del Minimalismo americano. «Dan Flavin. Un po’ di luce (Dan Flavin: Some Light)», a cura di Lauren Hinkson, curatrice delle collezioni del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, riunisce oltre venti opere provenienti dalla Panza Collection del museo newyorkese e dalla Dia Art Foundation.
Il percorso ripercorre l’evoluzione della ricerca dell’artista dagli anni Sessanta agli Ottanta, mostrando come un materiale industriale comune, il tubo fluorescente, possa trasformare radicalmente la percezione dell’ambiente. Senza modificarne la struttura, Flavin ne fece l’elemento essenziale di un linguaggio fondato su luce, colore e forme geometriche, coinvolgendo direttamente lo spazio architettonico e il movimento dello spettatore. Dai primi esperimenti con la luce bianca alle installazioni cromatiche di dimensioni ambientali, la mostra documenta il progressivo superamento della superficie espositiva. Angoli, corridoi e barriere diventano dispositivi capaci di ridefinire lo spazio, alterandone i confini e orientando l’esperienza del pubblico.
Tra le opere di maggior rilievo figurano «verdi che incrociano verdi (a Piet Mondrian a cui mancava il verde)» (1966), prima barriera realizzata da Flavin, e «una barriera artificiale di luce fluorescente blu, rossa e blu (a Flavin Starbuck Judd)» (1968), che attraversa la galleria saturandola di luce e colore. In mostra anche sette dei «monumenti» dedicati all’artista e architetto russo Vladimir Tatlin, oltre a lavori degli anni Ottanta che ampliano ulteriormente le possibilità compositive del mezzo.
Il progetto è accompagnato da Didaktika, programma educativo del museo che propone approfondimenti digitali, materiali d’archivio e un’attività pratica dedicata alla formazione del colore attraverso la luce. Con il patrocinio di Iberdrola, la mostra restituisce la radicalità di una ricerca che ha trasformato un oggetto quotidiano in uno strumento per ripensare il rapporto tra opera, architettura e spettatore.