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Cecilie Hollberg. Foto Dario Garofalo

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Cecilie Hollberg. Foto Dario Garofalo

Dalla Germania a Torino via Firenze: Cecilie Hollberg è la nuova direttrice di Palazzo Madama

Storica del Medioevo, ha diretto la Galleria dell’Accademia di Firenze, dove è stata protagonista di battaglie legali contro l’uso commerciale dell’immagine del «David» di Michelangelo

Dopo la riconferma di Davide Quadrio al Mao, il Consiglio Direttivo della Fondazione Torino Musei ha deciso il cambio di rotta a Palazzo Madama, Museo Civico d'Arte Antica, alla cui direzione ha deliberato, con voto unanime, la nomina di Cecilie Hollberg (Soltau, Germania, 1967). Prende il posto di Giovanni Carlo Federico Villa, che ha guidato il museo dal 2022 e che riprende il suo ruolo accademico all’Università di Bergamo. L’incarico di Hollberg è quadriennale e decorre da febbraio 2027. La procedura pubblica di selezione ha visto la partecipazione di 35 candidati. La commissione di valutazione era composta da Sylvain Bellenger, già direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, da Flaminia Gennari Santori, già direttrice delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, e da Maria Luisa Pacelli, direttrice dell’Accademia Carrara di Bergamo. Il presidente Massimo Broccio ha parlato di un profilo professionale di eccellenza e di una visione in grado di interpretare le potenzialità del museo. Hollberg si è detta «felicissima» e ha definito Palazzo Madama «un monumento unico al mondo».

Storica del medioevo, Hollberg ha studiato a Roma, Monaco e Gottinga, dove ha conseguito il Dottorato in storia medievale nel 2000. Ha diretto lo Städtisches Museum di Braunschweig dal 2010 e l’ha riaperto nel 2012 dopo la ristrutturazione. Insegna Curatorial Studies and Museology in università e accademie internazionali, è stata visiting professor a Villa I Tatti (Harvard University) a Firenze ed è accademica d’onore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Siede inoltre nel consiglio direttivo della cattedrale medievale di Naumburg, sito Unesco.

L’incarico più noto è quello alla Galleria dell’Accademia di Firenze, che ha diretto dal 2015. Fu l’unica donna straniera a dirigere allora un museo statale italiano. Per assumere l’incarico lasciò il posto a tempo indeterminato che aveva in Germania. Il mandato si interruppe nell’agosto 2019, quando il ministro Alberto Bonisoli decise di accorpare l’Accademia agli Uffizi. Hollberg tornò nel febbraio 2020 e rimase fino alla scadenza, nella primavera 2024. Quindici dei venti direttori nominati da Dario Franceschini nel 2015 firmarono una lettera pubblica in sua difesa.

Il bilancio che ne ha tracciato lei stessa in un’intervista del 2024 a «Il Giornale dell'Arte» riguarda i suoi tre anni di lavori per aggiornare il museo. Ha fatto riallestire la Sala del Colosso, dopo aver messo in sicurezza il soffitto, e le sale del Duecento e del Trecento, che prima erano solo di passaggio, oltre alla Gipsoteca di Lorenzo Bartolini. Ha rinnovato impianti, didascalie e segnaletica e ha promosso restauri e un primo repertorio dei dipinti del museo. Diciassette opere sono entrate in collezione tra donazioni, confische e acquisti, tra cui il busto di Napoleone di Bartolini. Ha fondato l’associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia e organizzato mostre nate dalle collezioni, su Carlo Portelli, Giovanni dal Ponte e Pier Francesco Foschi. Ha inoltre condotto battaglie legali contro l’uso commerciale dell’immagine del «David», ottenendo risarcimenti per il museo. Nel 2024 il suo nome è stato al centro delle polemiche per la definizione di Firenze come «città meretrice», in un’intervista sull’overtourism: «Con quelle parole, comunque estrapolate da un contesto metaforico, io ho solo espresso una preoccupazione profonda per l’amata città di Firenze, preoccupazione peraltro condivisa da moltissime persone, di ogni ambito istituzionale e anche di notevole rilievo culturale», ha poi spiegato a «Il Giornale dell’Arte».

Alessandro Martini, 05 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

Alessandro Martini

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