Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliUna stima di 12-16mila euro, un'aggiudicazione di 1.925.000 euro. È il risultato eccezionale raggiunto il 20 ottobre 2026 da Dorotheum a Vienna, dove una Donna velata in marmo bianco, recentemente attribuita allo scultore veneziano Antonio Corradini (1688-1752), ha stabilito, secondo la casa d'aste austriaca, un nuovo record mondiale per l'artista. Il prezzo finale supera di oltre 120 volte la stima massima iniziale e rappresenta uno degli episodi più significativi della recente stagione delle aste dedicate alla scultura antica.
La vendita è avvenuta nell'ambito della Classic Week di Dorotheum, durante la sessione dedicata alle opere d'arte e alle antichità. Il busto, presentato come lotto 980, è stato conteso da diversi offerenti presenti in sala e collegati telefonicamente, fino all'aggiudicazione a un compratore al telefono. A rendere particolarmente interessante la vicenda è soprattutto la storia attributiva dell'opera. Il marmo, databile tra il 1717 e il 1725, è stato ricondotto solo recentemente alla produzione di Corradini, uno dei maggiori interpreti della scultura veneziana del primo Settecento, celebre per la straordinaria abilità nel rappresentare figure femminili coperte da veli apparentemente trasparenti.
Il busto, alto 60 centimetri, che raggiunge i 75 con la base marmorea, raffigura una giovane donna il cui volto emerge attraverso un sottile velo scolpito. Le pieghe del tessuto seguono i lineamenti del viso, scendono lungo il collo e si raccolgono sul busto, creando un contrasto tra la consistenza della pietra e l'apparente leggerezza della stoffa. È proprio questa capacità di trasformare il marmo in una superficie visivamente traslucida a costituire uno degli elementi più riconoscibili della ricerca di Corradini. Il velo non nasconde completamente la figura, ma ne rende percepibili i tratti attraverso un procedimento di grande virtuosismo tecnico, nel quale il trattamento della superficie suggerisce qualità fisiche apparentemente incompatibili con la natura del materiale.
Un elemento fondamentale per la recente attribuzione è il confronto con un modello in gesso conservato al Museo di Ca' Rezzonico di Venezia, restaurato nell'ambito di un progetto sostenuto da Save Venice. La corrispondenza tra il modello e il busto presentato da Dorotheum ha consentito di approfondire il rapporto dell'opera con la produzione dello scultore. La scheda di catalogo, che mantiene prudentemente la formula «attribuito ad Antonio Corradini», ringrazia inoltre lo storico dell'arte Matej Klemenčič per il contributo scientifico fornito allo studio della scultura. Secondo quanto riferito dalla casa d'aste all'agenzia di stampa austriaca APA, il collegamento con il modello in gesso ha avuto un ruolo determinante nella rivalutazione dell'opera poco prima della vendita. Un passaggio che contribuisce a spiegare la distanza eccezionale tra la stima di catalogo e il prezzo finale.
La vicenda rappresenta un caso particolarmente interessante del rapporto tra ricerca storico-artistica e mercato. Il riconoscimento di una possibile autografia modifica infatti la collocazione di un oggetto all'interno della produzione di un artista e, conseguentemente, il suo interesse per il collezionismo. Nel caso di Corradini, un'attribuzione sostenuta da confronti documentari e materiali assume un peso ancora maggiore, considerando la rarità delle sue opere sul mercato internazionale. Nato a Venezia nel 1688 e morto a Napoli nel 1752, Antonio Corradini fu protagonista di una carriera internazionale che lo portò a lavorare per alcune delle principali corti europee. Già durante la fase veneziana le sue sculture raggiunsero Dresda e San Pietroburgo, dove tra i committenti figuravano Augusto il Forte e lo zar Pietro il Grande.
Successivamente si trasferì a Vienna, dove trascorse circa un decennio e lavorò come scultore di corte per l'imperatore Carlo VI d'Asburgo. A questa stagione appartengono alcune delle commissioni che contribuirono ad affermarne la reputazione nell'Europa centrale. Tra le opere viennesi si ricordano le sculture della Vermählungsbrunnen, la Fontana del Matrimonio situata nella piazza Hoher Markt, mentre una statua di Carlo VI a lui attribuita si trova nella Sala di rappresentanza della Biblioteca Nazionale Austriaca. Il tema della figura velata accompagnò Corradini per gran parte della carriera, diventandone il principale elemento distintivo. Attraverso l'immagine femminile coperta da un tessuto sottile, lo scultore sviluppò una ricerca nella quale l'abilità tecnica si intrecciava con significati allegorici e spirituali.
Uno degli esiti più celebri di questa indagine è la Pudicizia della Cappella Sansevero di Napoli, realizzata nel 1752, nella quale il velo aderente al corpo femminile raggiunge una delle espressioni più alte dell'illusionismo scultoreo settecentesco. La Donna velata passata da Dorotheum appartiene a una fase precedente della carriera dell'artista e testimonia la maturazione di un linguaggio che avrebbe trovato sviluppi importanti nelle opere successive. La fortuna di Corradini è legata proprio alla capacità di rendere il marmo apparentemente morbido, leggero e permeabile alla luce, in un gioco tra materia e illusione che diventerà uno degli aspetti più spettacolari della scultura del Settecento. Il risultato viennese conferma anche l'importanza che le attribuzioni e le riscoperte possono assumere nel mercato delle opere antiche. A differenza di altri settori del collezionismo, nei quali la notorietà dell'autore e la circolazione delle opere sono più consolidate, la scultura storica offre ancora margini di ricerca significativi, soprattutto quando emergono nuovi elementi di confronto con modelli, documenti e opere conservate nelle raccolte museali.
Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Fino al 28 ottobre Sotheby's Milano propone online «Fine Jewelry and Watches», una vendita di oltre 300 lotti che attraversa la storia della gioielleria tra arte, design e alta manifattura. Al centro della selezione due spille «Concetto Spaziale» di Lucio Fontana provenienti dalla collezione dell'artista e della moglie Teresita e il bracciale scultoreo realizzato con Giancarlo Montebello. Accanto alle creazioni di Gio e Arnaldo Pomodoro, Pietro Consagra, Max Ernst e Jean Cocteau, figurano gioielli di Cartier, Bulgari e Van Cleef & Arpels, una tiara ispirata all'imperatrice Sissi e una collana del 1965 con zaffiri e diamanti, stimata fino a 300mila euro.
Alla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, il progetto realizzato con Arcolaio esplora il rapporto tra tessitura, automazione e corpo attraverso le potenzialità del telaio Jacquard
Al largo dell'isola di Kekova, sulla costa mediterranea della Turchia, gli archeologi dell'Università di Akdeniz studiano il carico di una nave affondata circa 4.700 anni fa. Le anfore potrebbero provenire dalla valle del Giordano e documentare antiche reti commerciali tra Levante, Anatolia e Mediterraneo orientale. Tra i reperti, un recipiente con nove incisioni e due fori potrebbe essere stato utilizzato per la lavorazione dei prodotti caseari, offrendo nuovi indizi sulla vita quotidiana degli equipaggi dell'Età del Bronzo.
Alla Galleria Lorenzo Vatalaro di Milano, cinque opere inedite dialogano con due crocifissi manieristi. L’inchiostro tipografico diventa traccia della memoria e testimonianza del presente



