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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliPrescrivibili dal medico alla maniera dei farmaci, ma privi di controindicazioni, la visita a un museo, la lettura in gruppo, la partecipazione a laboratori teatrali, una camminata nella natura, contribuiscono a contrastare l’epidemia di solitudini, migliorano il benessere mentale, la qualità delle relazioni sociali e, in molti casi, la salute fisica. Ma soprattutto riaccendono i desideri delle persone che vi si sottopongono, rendendole protagoniste di una rivoluzione alla base del welfare culturale. Anche per questo motivo in Italia migliaia di «pazienti» ricevono ogni anno attività artistiche e culturali prescritte o consigliate da medici, psicologi, assistenti sociali, visitano musei guidati, leggono ad alta voce in biblioteche-presidi di cura, camminano in parchi con gruppi di supporto aderendo a un approccio conosciuto come «prescrizione sociale di arte e cultura».
A dirlo è una ricerca, che rappresenta la prima indagine nazionale sulla prescrizione sociale in ambito culturale in Italia. Promossa dal Ccw - Cultural Welfare Center per la Fondazione Compagnia di San Paolo, è stata condotta nell'estate 2025 individuando circa 1.300 soggetti attivi nel campo, di cui 918 hanno risposto a un questionario. Il campione si divide in due gruppi: 617 Unità di Prescrizione Sociale (Ups, 67%), ovvero organizzazioni che svolgono già attività su prescrizione o consiglio di cure sanitarie, e 301 Unità di Welfare Culturale (Ucw, 33%), organizzazioni attive nel campo arte cultura-salute, ma non ancora formalizzate sulla prescrizione. Gli esiti della ricerca sono stati resi noti nel corso del webinar «La prescrizione sociale di arte e cultura in Italia» organizzato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dal Cultural Welfare Center.
Secondo le 918 associazioni censite (istituzioni culturali, enti sanitari cooperative sociali, associazioni di singoli professionisti) il 97% dei soggetti che iniziano una prescrizione culturale la portano a termine. Un risultato che molti interventi sanitari tradizionali non riescono invece a raggiungere. Il 75% delle Ups perseguono obiettivi di miglioramento del benessere mentale e sullo sviluppo delle capacità relazionali. Chi prescrive di più è lo psicologo (32%), seguito dall’assistente sociale (24%), dall’insegnante (24%), dal pediatra (20%) e dallo psichiatra. Solo l’8% delle Ups indica il medico di medicina generale come prescrittore.
Il sistema registra, tuttavia, un punto critico: il 40% dei percorsi Ups si conclude senza alcun follow up strutturato. In altre parole i benefici si producono, ma senza continuità dell’attività rischiano di disperdersi.
Le organizzazioni censite sono distribuite in modo molto sbilanciato verso le macroaree nord-ovest e centro, che raccolgono rispettivamente il 39% e il 27% delle unità, a fronte di quote di popolazione del 27% e 20%. Sud e isole, con il 34% della popolazione, ospitano appena il 14% dei soggetti censiti.
La prescrizione coinvolge per il 37% i musei, per il 36% le biblioteche, per il 33% gli ambienti naturali e le sedi del terzo settore (33%) e, in misura minore, ospedali, Rsa, centri di salute mentale. Quasi tutti gli interventi sono costruiti su misura dei beneficiari.
A essere coinvolti sono prevalentemente adulti (82%) e anziani (49%), con un significativo coinvolgimento della fascia 0–11 anni (47%). Il 61% delle Ups coinvolge chi presta assistenza, familiari o figure professionali, con effetti documentati che registrano la crescita dell'empatia nel 56%, il miglioramento della relazione con la persona assistita nel 59%, riduzione di ansia e stress nel 48%.
Il «link worker», letteralmente «operatore di collegamento», è il professionista che accompagna la persona coinvolta nella scelta dell'attività culturale più adatta al suo profilo e ai suoi bisogni.
Dalla ricerca emerge anche che la maggiore concentrazione di soggetti di welfare culturale in Italia si trova nel Nord-Ovest, con 116 organizzazioni, di cui 70 (60%) attive nella prescrizione sociale. Il Piemonte la fa da padrone con l'88,6% delle UPS dell'area, sostenuto da un ecosistema di fondazioni attive, a partire dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. Sempre il Piemonte negli ultimi anni ha avviato sperimentazioni sistemiche di prescrizione sociale. Il progetto «Museo Ben-Essere» (Asl TO3), ad esempio, nato nel Centro di Salute di Oulx e sviluppato con il Castello di Rivoli e la Reggia di Venaria, trasforma il museo in una «palestra» cognitiva e relazionale per persone in fragilità emotiva. Il programma di ricerca« Soma» (Fondazione Medicina a misura di donna, Aou Città della Salute, Università di Torino - Brain plasticity and behavior changes, Noma World) propone invece percorsi di espressione creativa per il recupero della qualità di vita di donne con un vissuto di neoplasia, mentre la produzione creativa viene restituita in modo partecipato alle Gallerie d'Italia. Tra i programmi nazionali sperimentati in Piemonte rientra anche il «Music & Motherhood (Issccw-Oms)», canto corale per madri con depressione post-partum, attivato dal 2023 con quattro aziende sanitarie.
«Questa ricerca, ha detto Catterina Seia, innovatrice sociale, ideatrice e Presidente Ccw - Cultural Welfare Center, è un atto di restituzione. Siamo nati sei anni fa come primo centro nazionale focalizzato sulla salute pubblica. La salute non è solo assenza di malattia ma qualità della vita».
La Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito della «Missione favorire partecipazione attiva dell’Obiettivo Cultura», ha un impegno strategico verso l’ampliamento della partecipazione culturale e la diversificazione della base sociale, incentivando un community welfare caratterizzato dall’interazione tra cultura, salute e benessere, con un’attenzione specifica per le persone over 65. «Come Fondazione Compagnia di San Paolo, sottolinea il segretario generale Alberto Anfossi, abbiamo scelto di investire nel rapporto tra cultura e salute riconoscendone il valore strategico per il benessere delle persone e per l’evoluzione dei sistemi di welfare. Il nostro impegno su questi temi affonda le radici in un percorso avviato negli anni, che ha trovato una prima sistematizzazione nelle indagini esplorative del 2017 e si è consolidato attraverso il programma Well Impact (2021-2023). In questo ambito abbiamo accompagnato territori e organizzazioni nella sperimentazione di pratiche innovative, contribuendo a sviluppare progettualità che mettono in relazione istituzioni culturali, servizi sanitari e comunità locali. La collaborazione con il Cultural Welfare Center si inserisce in questo percorso».
Come sottolinea Sandra Aloia, responsabile Missione Favorire partecipazione attiva «La prescrizione sociale non è l’obiettivo finale ma uno strumento che aiuta a pensare in modo integrato il rapporto tra cultura salute benessere e relazioni sociali».
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