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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliDopo oltre un anno di chiusura e un vasto cantiere di trasformazione, il LaM, museo d’arte moderna, contemporanea e brut di Villeneuve d’Ascq, riapre al pubblico il 20 febbraio. Museo giardino situato in uno dei grandi parchi urbani del territorio metropolitano di Lille, nacque grazie alla donazione, nel 1979, della collezione di Jean Masurel, nipote di Roger Dutilleul, gallerista, mecenate e collezionista visionario che, nella prima metà del ’900, sostenne le avanguardie storiche e artisti allora ancora marginali come Modigliani, Fernand Léger, André Lanskoy e i pittori naïf.
Il primo MaM (Musée d’art Moderne) fu inaugurato nel 1983 in un edificio progettato dall’architetto Roland Simounet, in dialogo con il paesaggio. Nel 1999 si arricchì con la collezione di Art brut dell’associazione L’Aracine, fondata nel 1982. L’estensione firmata nel 2010 dall’architetta Manuelle Gautrand segnò anche il cambio di nome in LaM, per la compresenza di arte moderna, contemporanea e «outsider». Oggi la collezione conta circa 9mila opere e un parco di sculture monumentali.
La chiusura nel settembre 2024 ha permesso un intervento di ampia portata, per un investimento di 17,4 milioni di euro. I lavori, diretti da Guillaume Singer, hanno riguardato il restauro dell’edificio e la conservazione delle opere, la riqualificazione energetica, un profondo ripensamento degli spazi interni e il riallestimento del giardino. Il nuovo allestimento permanente (fino al 2028), ispirato al «Museum of Obsessions» di Harald Szeemann, propone opere di Louise Bourgeois, Braque, Léger, Henri Laurens, Mike Kelley, Miró, Tetsumi Kudo, Georges Liautaud, Aloïse Corbaz e, per la prima volta, recenti acquisizioni di Modigliani, Miriam Cahn, Guillaume Pujolle, Hélène Smith. Ormai due sale intere sono dedicate a Modigliani e a Bernard Buffet.
Il museo riapre con la mostra «Kandinskij face aux images» (fino al 14 giugno), in collaborazione con il Centre Pompidou, che propone una rilettura dell’opera dell’artista attraverso gli archivi personali. Il ricco corpus documentario di fotografie, cartoline, stampe, schizzi, pubblicazioni e illustrazioni scientifiche, donato da Nina Kandinskij al Pompidou, permette di ricostruire la genesi del celebre almanacco del 1912 di «Der Blaue Reiter», curato da Kandinskij e da Franz Marc, una raccolta di saggi teorici e oltre 140 riproduzioni di opere d’arte.
Fatima Haddad detta Baya, «Femme debout et femme couchée», 1947 ca. © Othmane Mahieddine; Foto: Nicolas Dewitte/LaM