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René Magritte, «Il castello dei Pirenei», 1959, Gerusalemme, Israel Museum

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René Magritte, «Il castello dei Pirenei», 1959, Gerusalemme, Israel Museum

Con una pigna un bambino ha danneggiato il Magritte dell’Israel Museum

«Il castello dei Pirenei» non era protetto da alcuna barriera speciale. «Una volta completato il restauro, la stragrande maggioranza dei visitatori non si accorgerà che il dipinto è stato forato. Solo chi sa esattamente dove è avvenuto il danno e si presenta con una lente d’ingrandimento potrebbe individuarlo», spiega al quotidiano locale «Haaretz» la direttrice del laboratorio di restauro del museo

Cecilia Paccagnella

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Gli incidenti all’interno dei musei sono episodi rari, eppure ancora accadono. Nell’aprile 2025 i graffi di un bambino hanno danneggiato «Grey, Orange on Maroon, n. 8» di Mark Rothko conservato presso il Museum Bojimans Van Beuningen; un anno fa, a giugno, un turista alla Galleria degli Uffizi di Firenze è inciampato sui distanziatori cadendo su un dipinto del tardo Seicento; e ancora lo scorso novembre l’assessore all’Industria della Sardegna è ruzzolato giù dalle scale del ministero delle Imprese e del Made in Italy finendo su una delle vetrate di Mario Sironi a Palazzo Piacentini, a Roma.

Ora è la volta dell’Israel Museum di Gerusalemme, dove nelle ultime due settimane è stata rimossa dall’esposizione permanente un’opera di René Magritte. Si tratta de «Il castello dei Pirenei» (1959), vittima di un bambino di cinque o sei anni che impugnava una pigna raccolta presumibilmente nel giardino delle sculture del museo. A ricostruire la vicenda il quotidiano israeliano «Haaretz», che ha rivolto qualche domanda a Sharon Tager, la direttrice del laboratorio di restauro del museo che attualmente sta lavorando per riparare il danno.

L’opera non era protetta da alcuna barriera speciale, a differenza del «San Pietro in prigione» (1631) di Rembrandt protetto da un sistema di allarme. «Alcune opere, tra cui alcuni dipinti impressionisti, vengono protette da vetri di altissima qualità, quasi invisibili, ha spiegato Tager a «Haaretz». In genere cerchiamo di evitare allarmi perché i visitatori desiderano esaminare le opere da vicino. Fa parte dell’esperienza museale. Cerchiamo altri modi per proteggere gli oggetti, ma ci sono dei limiti».

In questo periodo di tensioni nel Paese, «Il castello dei Pirenei», nelle collezioni dell’Israel Museum dal 1985 (dono dell’avvocato e collezionista ebreo americano, Harry Torczyner, molto amico di Magritte), talvolta viene rimosso dall’allestimento museale per metterlo al riparo da possibili attacchi missilistici. Eppure il danno subìto è stato causato da un piccolo innocente in visita al museo assieme alla famiglia.

«Abbiamo esperienza nel restauro di dipinti e oggetti che arrivano in cattive condizioni, comprese opere conservate fin dal periodo dell’Olocausto, racconta Tager. La prima fase consiste nel trattare la base stessa, poiché il foro ha causato l’abbassamento della tela. Per prima cosa riportiamo la tela al suo livello originale, poi la ricuciamo e trattiamo gli strati di pittura ad olio». E continua: «Una volta completato il restauro, la stragrande maggioranza dei visitatori non si accorgerà che il dipinto è stato danneggiato. Solo chi sa esattamente dove è avvenuto il danno e si presenta con una lente d’ingrandimento potrebbe individuarlo». L’opera tornerà al suo posto nelle prossime settimane, dopo essere stata riparata.

Cecilia Paccagnella, 10 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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Con una pigna un bambino ha danneggiato il Magritte dell’Israel Museum | Cecilia Paccagnella

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