Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Giandomenico Tiepolo, «Cristo in casa di Simone fariseo», Monaco, Alte Pinakothek

Image

Giandomenico Tiepolo, «Cristo in casa di Simone fariseo», Monaco, Alte Pinakothek

Con Giandomenico Tiepolo la pittura si affaccia a un mondo nuovo indagato da uno sguardo pessimista e ironico

Un libro di Fabrizio Magani, dotto e scorrevole come un racconto, offre l’occasione di scoprire chi era il figlio di Giambattista Tiepolo, in attesa della monografica che inaugura il 9 ottobre alle Gallerie d’Italia di Vicenza

Camilla Bertoni

Leggi i suoi articoli

«Pittore diligentissimo imitatore d’un tanto padre». Così Alessandro Longhi, figlio di Pietro, definisce, e liquida, Giandomenico Tiepolo (Venezia 1727-1804), pittore figlio d’arte a cui Fabrizio Magani, da giugno 2025 Direttore Generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio, ha dedicato il volume Ritratto del signor Giandomenico Tiepolo. «Un libro, ha detto Valerio Terraroli, docente di Storia della critica d’arte, Museologia e Storia del Restauro all’Università di Verona, in occasione della sua presentazione, fresco di stampa, a Palazzo Maffei a Verona, che restituisce la Venezia settecentesca in cui Giandomenico Tiepolo ha vissuto e la difficile relazione con il padre Giambattista».

La chiave di lettura del volume che si muove sia sul piano della dotta analisi sia su quello del racconto, capace di slittare da un tempo storico a un altro, da una situazione culturale e artistica a un’altra, ampliando in ogni pagina il punto di vista, sta nell’immagine da cui il libro prende spunto e avvio: quella con cui, nel padiglione francese alla Biennale di Architettura di Venezia del 2021, la riproduzione del «Mondo novo», opera tarda e icona del lavoro di Giandomenico Tiepolo datata al 1791, si trovava affiancata a una foto odierna che immortalava una situazione stranamente somigliante: gente con vestiti variegatamente colorati, colti di spalle, assembrati a vedere qualche cosa. «Più di due secoli fa, scrive Magani, il pittore aveva inquadrato il suo popolo allo stesso modo. Lo spia mentre è intento a osservare lo spettacolo di strada che conquistava perché mostrava panorami di Paesi sconosciuti, con proiezioni ed effetti ottici paragonabili a un proiettore del cinema. Un ingegnoso strumento, allestito nel casotto, per avvicinare le meraviglie del mondo, quasi potesse rendere popolari le vie aperte dai moderni esploratori». Chiedendosi «se la posa dell’umanità attuale sia costruita in funzione del quadro di Giandomenico Tiepolo, o se, al contrario, il popolo si stringa in una posa involontaria assumendo comportamenti simili», e indagando sul motivo di questa scelta da parte di Christopher Hutin, curatore del padiglione francese alla Biennale, Magani segue il filo di questo affiancamento tra la società settecentesca, sconvolta dai venti rivoluzionari, e quella odierna. L’ipotesi di fondo è quella di un atteggiamento «pessimista e ironico» come reazione di Tiepolo a quei venti: «Sarebbe un popolo condizionato da qualche droga misteriosa quello che ci mostra Giandomenico Tiepolo. Gente che dà le spalle alla verità preferendo le illusioni. Un giudizio amaro che avrebbe provocato la solitudine del pittore, preoccupato delle sorti della sua vita normale». Inizia da qui un percorso che vuole dare una lettura diversa, rispetto alla storiografia novecentesca di cui si si dà ampio conto, a partire dalla riscoperta avviata da Pompeo Molmenti sulle pagine di «Emporium» nel 1904, del pittore e della sua opera.

Giandomenico Tiepolo, «La scarcerazione di Pulcinella», Washington, National Gallery of Art

Partendo dalla constatazione che il «Mondo novo», così come i «Pulcinella» di Giandomenico Tiepolo, sono immagini che si ritrovano riprodotte frequentemente e ovunque, l’autore ragiona sulla popolarità del pittore, mettendo in discussione il fatto che corrisponda davvero a un’analisi e a una comprensione profonde del suo fare e della sua visione del mondo. Il libro intende dunque ovviare, in attesa anche della mostra monografica «Un mondo novo», a cura dello stesso Magani insieme a Carolina Brook e Valter Curzi, dal 9 ottobre alle Gallerie d’Italia di Vicenza, alla constatata superficialità di lettura dell’opera di Tiepolo, inquadrandola in un percorso esistenziale di cui si delinea un quadro pennellato di episodi a colori, contornato di elementi e calato in una precisa situazione sociale e culturale. Quadro da cui emerge non solo un artista, ma anche una personalità.

Un racconto che non si svolge in maniera cronologica, ma per temi e fasi: la vita con le sue tappe, l’affondo sulla sua formazione come pittore all’ombra di un padre che «oggi definiremmo narcisista manipolatore», toccando storie di bottega anche di altri artisti. E poi in Germania, al fianco del padre tra il 1750 e il 1753 nell’impresa di Würzburg, e ancora, al ritorno, nella «vita svogliata di Venezia», raccontata dalle maschere, dalle feste e dai mestieri di strada: «Giandomenico Tiepolo non avrebbe potuto immaginare che i suoi brani sarebbero diventati un’icona di quella fantastica messa in scena pubblica che fu il Carnevale di Venezia». Dalle altre avventure a fianco del padre, a Villa Valmarana e in Spagna, si torna a quando appare nel 1759 la firma di Giandomenico negli affreschi della Villa di famiglia a Zianigo. Infine le storie di Pulcinella come espressione delle difficoltà del tempo storico vissuto nell’ultima fase della sua vita.

Le tracce che segue Magani attraverso la lettura dell’opera grafica e pittorica, innestata nelle sue vicende biografiche, supportate da elementi documentali, compongono, a dirlo con le sue stesse parole, «un esercizio interpretativo che usa i mezzi della storia dell’arte per conciliare alcune necessità di coinvolgimento. Perdoneranno gli esperti, si scusa nel Prologo con cui il volume si apre, se lo scopo non è quello di stabilire quanto sia bravo e originale Giandomenico Tiepolo rispetto al padre». E le premesse annunciate da quello stimolo iniziale nel padiglione francese finiscono per portare Magani alla conclusione che sia «impossibile congedarsi da questo nostro pittore, dal suo integralismo nell’osservare l’umanità, senza un rimpianto per la vita contemporanea. Perché il rovescio della pittura di Giandomenico Tiepolo non è il segnale di un pallido tramonto, piuttosto la traccia della frustrazione frastornata che anche oggi ci accompagna».

Ritratto del signor Giandomenico Tiepolo
di Fabrizio Magani, 265 pp., Scripta Edizioni, Verona 2026, € 19

La copertina del volume

Camilla Bertoni, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Camilla Bertoni

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Il modello in gesso dell’opera conservata in un castello polacco appartiene alla Gypsotheca di Possagno, che l’ha restaurato e studiato grazie al sostegno dei Musei Civici di Treviso

Dopo il recente restauro riaprirà domani, 2 settembre, una delle sedi museali più antiche del Veneto che, mentre aspetta di accogliere nell’ottagono la statua colossale, ha in piano una mostra con gli scatti del fotografo brasiliano

Il terzo anno di Kunst Meran Merano Arte raccoglie una serie di opere di artisti e artiste provenienti da contesti spesso marginalizzati nella narrazione occidentale dell’Asia, come Bangladesh, Indonesia, Mongolia, Filippine o Isole Figi

Tra il 16 e il 26 luglio nell’ex centrale idroelettrica in provincia di Trento andrà in scena un processo annuale che unisce scouting, supporto ad artisti emergenti e monitoraggio dei linguaggi performativi contemporanei più innovativi e transdisciplinari

Con Giandomenico Tiepolo la pittura si affaccia a un mondo nuovo indagato da uno sguardo pessimista e ironico | Camilla Bertoni

Con Giandomenico Tiepolo la pittura si affaccia a un mondo nuovo indagato da uno sguardo pessimista e ironico | Camilla Bertoni