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Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliLe nuove vetrate di Notre-Dame de Paris non saranno una semplice sostituzione di quelle ottocentesche progettate da Eugène Viollet-le-Duc. Nelle intenzioni di Claire Tabouret, l'artista incaricata di realizzarle, dovranno costituire un ponte tra la grande tradizione della cattedrale e il linguaggio figurativo contemporaneo, senza alterare l'equilibrio luminoso costruito nel corso dei secoli. Le sei vetrate interesseranno le cappelle della navata sud e saranno dedicate a un unico tema: la Pentecoste, il momento in cui, secondo gli Atti degli Apostoli, lo Spirito Santo discende sui discepoli permettendo loro di parlare tutte le lingue del mondo. Più che un episodio strettamente religioso, Tabouret ne offre una lettura universale: una riflessione sulla possibilità della comprensione reciproca in un'epoca segnata da conflitti, migrazioni e divisioni culturali.
Le composizioni alterneranno gruppi di figure umane e grandi paesaggi. Accanto agli apostoli compariranno alberi piegati dal vento, cieli attraversati dalla luce e mari agitati, elementi naturali che introducono pause contemplative all'interno della narrazione. L'artista ha spiegato di aver voluto alternare la presenza intensa delle figure a momenti di respiro affidati al paesaggio, lasciando spazio anche alla dimensione della meditazione personale. Sul piano cromatico le nuove vetrate saranno caratterizzate da rossi, blu e verdi molto saturi, apparentemente più intensi di quelli abituali nella pittura di Tabouret. La scelta risponde a una precisa esigenza tecnica: i colori dovranno essere attraversati dalla fortissima luce proveniente dal lato sud della cattedrale senza perdere intensità. Al tempo stesso, l'artista ha evitato qualsiasi effetto di rottura, studiando una tavolozza che dialoghi con quella delle altre vetrate di Notre-Dame.
Il progetto non rinuncia neppure al confronto diretto con Viollet-le-Duc. Le decorazioni geometriche che incorniciano le scene riprendono infatti motivi ornamentali delle vetrate ottocentesche, costruendo una continuità visiva tra il nuovo intervento e la decorazione storica della cattedrale. L'obiettivo dichiarato non è sostituire il passato con il presente, ma creare una transizione armoniosa tra epoche differenti. Dal punto di vista tecnico, il lavoro nasce attraverso una lunga sperimentazione sul monotipo, procedimento che Tabouret utilizza da anni nella propria pratica artistica. Per ogni finestra sono stati realizzati decine di elementi separati, stampati a partire da matrici in plexiglas e successivamente ricomposti in grandi cartoni preparatori alti circa sette metri. Da questi modelli i maestri vetrai dell'Atelier Simon-Marq, storica manifattura che in passato ha collaborato anche con Joan Miró e Raoul Dufy, stanno traducendo i dipinti nelle future vetrate. Il passaggio dalla carta alla vetrata costituisce un processo di interpretazione nel quale le pennellate, le trasparenze e le texture dovranno essere ripensate attraverso le qualità proprie del vetro soffiato.
Amélie Bernard
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