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Luciano Fabro, «Allestimento teatrale, Cubo di specchi», 1967-75. Veduta della performance, Bagno Borbonico, Pescara, 1975

Foto Giorgio Colombo

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Luciano Fabro, «Allestimento teatrale, Cubo di specchi», 1967-75. Veduta della performance, Bagno Borbonico, Pescara, 1975

Foto Giorgio Colombo

Cinquanta opere di Luciano Fabro abiteranno gli spazi del Pirelli HangarBicocca

Prima retrospettiva museale italiana dedicata all’artista torinese dopo la sua scomparsa, l’esposizione rappresenta anche un’occasione per rileggere il profondo legame dell’esponente dell’Arte Povera con Milano

Per Luciano Fabro lo spazio non è mai stato un semplice contenitore, ma un dispositivo capace di generare esperienza, relazione e conoscenza. È da questa idea che prende forma «Abitare lo spazio», la retrospettiva che, dall’8 ottobre al 21 febbraio 2027, il Pirelli HangarBicocca di Milano dedica all’artista torinese, riportando al centro della riflessione uno degli aspetti più originali della sua ricerca: il concetto di «Habitat», inteso come ambiente da attraversare e vivere, in cui opera, architettura e spettatore entrano in un rapporto dinamico. Il termine accoglie in sé una duplice origine etimologica: il verbo «habito», ovvero abitare un certo luogo, e il sostantivo «habitus», inteso come aspetto esteriore, forma del corpo, abbigliamento.

Figura chiave dell’arte italiana del secondo Novecento e protagonista dell’Arte Povera, Fabro (1936-2007) ha sviluppato un percorso autonomo che ha ridefinito il linguaggio della scultura attraverso materiali eterogenei (dal marmo al vetro, dal bronzo alla seta e al piombo) e un costante dialogo con la percezione. Le sue opere, influenzate tanto dagli «Ambienti Spaziali» di Lucio Fontana quanto dalla riflessione concettuale di Piero Manzoni, mettono in discussione i confini tra visibile e invisibile, presenza e assenza, trasformando lo spazio in materia attiva dell’esperienza.

La mostra, curata da Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todolí con la collaborazione di Silvia Fabro, riunisce circa cinquanta sculture e installazioni che attraversano l’intera carriera dell’artista. Il percorso alterna opere autonome a grandi nuclei ambientali e ad alcuni «Habitat» ricostruiti nelle Navate sulla base dei progetti lasciati da Fabro, offrendo una lettura della sua ricerca dagli esordi degli anni Sessanta fino agli sviluppi più maturi.

Prima retrospettiva museale italiana dedicata all’artista dopo la sua scomparsa, l’esposizione rappresenta anche un’occasione per rileggere il profondo legame di Fabro con Milano, città in cui visse dal 1959, insegnò all’Accademia di Brera e contribuì alla nascita della Casa degli Artisti come luogo di confronto e sperimentazione.

Alessia De Michelis, 20 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Alessia De Michelis

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